Si sono aperti giovedì 1 maggio, presso la “Cittadella” di Assisi (Perugia), i lavori del 1° Congresso Mondiale di Yoga Tradizionale. In questo momento di profonda crisi valoriale dell’occidente industrializzato il Sarva Yoga International ritiene di intensificare un’azione di sensibilizzazione attraverso attività culturali quali convegni, pubblicazioni e siti internet. L’obiettivo è quello di offrire una guida ai praticanti ed agli insegnanti nella scelta degli orientamenti verso la purezza dell’ortodossia yogica.
L’integrazione di tradizioni millenarie di saggezza nel terzo millennio è il tema dominantedell’evento. I promotori del Sarva Yoga International riuniscono nella terra di “Fratello” Francesco – icona di spiritualità universale – le principali correnti dello yoga classico e le più prestigiose tradizioni dei grandi maestri dell’India con l’intento di diffondere conoscenze ed esperienze finalizzate allo sviluppo della consapevolezza.
Anche Padre Anthony Elenjimittam (discepolo del Mahatma Gandhi che vive ad Assisi) nel suo libro “Francesco d’Assisi: lo yogin dell’amore universale” ricollega lo stesso messaggio d’amoree di fede di San Francesco con quello del tamil Ramanaja che aveva dato vita in oriente alla corrente della Vasistadvaita. Questo libro si pone infatti come anello di congiunzionefra la spiritualità occidentale e quella orientale.Ormai proliferano nei paesi occidentali le scuole di yoga: una tendenza che risponde a nuovi canoni di benessere psico-fisico e di qualità della vita. A tale proposito il 1° Congresso Mondiale di Yoga Tradizionale intende sottolineare l’importanza della tradizione yogica per la società moderna occidentale: istituire una rete di centri e di scuole al fine di integrare i valori etico-morali degli yama e nyama e promuovere lo scambio tra le due culture. In questa direzione diventa fondamentale la collaborazione con le istituzioni, le università e tutte le componenti sociali affinchè lo yoga venga diffuso e riconosciuto per la sua alta valenza etica. Occorre, oggi più che mai, promuovere corsi di formazione e di specializzazione per figure professionali in grado di trasmettere e di interpretare i significati più profondi della cultura yogica.Sabrina Parsi
TaraGandhiadAssisi
per ilCongressoMondiale diYogaTradizionale
Si sono conclusi recentemente, presso la “Cittadella” di Assisi (Perugia), i lavori del 1° Congresso Mondiale di Yoga Tradizionale. In questo momento di profonda crisi valoriale nell’occidente industrializzato il Sarva Yoga International intensifica un’azione di sensibilizzazione attraverso attività culturali quali convegni, pubblicazioni e siti internet. L’obiettivo è quello di offrire una guida ai praticanti ed agli insegnanti nella scelta degli orientamenti verso la purezza dell’ortodossia yogica. L’integrazione di tradizioni millenarie di saggezza nel terzo millennio è stato il tema dominantedell’evento. I promotori del Sarva Yoga International hanno riunito nella terra di “Fratello” Francesco – icona di spiritualità universale – le principali correnti dello yoga classico e le più prestigiose tradizioni dei grandi maestri dell’India con l’intento di diffondere conoscenze ed esperienze finalizzate allo sviluppo della consapevolezza.
Anche Padre Anthony Elenjimittam (discepolo del Mahatma Gandhi che vive ad Assisi) nel suo libro “Francesco d’Assisi: lo yogin dell’amore universale” ricollega lo stesso messaggio d’amoree di fede di San Francesco con quello del tamil Ramanaja che aveva dato vita in oriente alla corrente della Vasistadvaita. Questo libro si pone infatti come anello di congiunzionefra la spiritualità occidentale e quella orientale.In sintonia il messaggio di apertura al Congresso, espresso da Antonietta Rozzi Presidente del Sarva Yoga International: “L’incontro di Assisi è un evento storico che vede per la prima volta le grandi tradizioni dello yoga riunite in un progetto comune che coinvolge Occidente ed Oriente insieme perché il mondo, per quanto diviso, è sempre più interdipendente e pertanto diventa globale anche il destino dell’umanità. Questo principio unitario ed universale, espresso nella stessa parola “yoga” (unione), ha bisogno di essere vissuto con maggiore consapevolezza ed è lo scopo che Sarva Yoga cerca di realizzare.”Ormai proliferano nei paesi occidentali le scuole di yoga: una tendenza che risponde a nuovi canoni di benessere psico-fisico e di qualità della vita. A tale proposito il 1° Congresso Mondiale di Yoga Tradizionale ha inteso sottolineare l’importanza della tradizione yogica per la società moderna occidentale. Occorre istituire una rete di centri e di scuole al fine di integrare i valori etico-morali degli yama e nyama e promuovere lo scambio tra le due culture. “In questa direzione - sostiene Eros Selvanizza Presidente della Federazione Italiana Yoga - diventa fondamentale la collaborazione con le istituzioni, le università e tutte le componenti sociali affinchè lo yoga venga diffuso e riconosciuto per la sua alta valenza etica. Occorre, oggi più che mai, promuovere corsi di formazione e di specializzazione per figure professionali in grado di trasmettere e di interpretare i significati più profondi della cultura yogica.”
Nel corso dei lavori congressuali è intervenuta Tara Gandhi Bhattacharjee, nipote in linea diretta del Mahatma, attualmente Vice Presidente del “Gandhi Smriti and Darshan Samiti”. Tara trascorse i primi sei anni dell’infanzia nell’Ashram di Kingsway Camp a Delhi, sovente visitato dal Mahatma Gandhi e successivamente visse con lui a Simla e nel Balmiki Ashram al Mandir Marg. Tara da anni è l'interprete attiva del messaggio del nonno paterno. Un messaggio sempre attualissimo basato sul rifiuto della violenza e la ricerca della spiritualità in ogni passo dell' esistenza.
Tara è la fondatrice del Kasturba Gandhi National Memorial Trust dedicato alla nonna paterna Kasturba (moglie del Mahatma). Il progetto "Gandhi a Indore" nel Madhya Pradesh, al centro dell' India, intende realizzare nuove strutture di accoglienza e di assistenza per le donne e per i giovanissimi. Il centro di Indore è il più importante di altre 500 strutture sparse su tutto il territorio dell’India: come tutti i progetti gandhiani elargisce aiuti a tutti superando le barriere di razza, di casta e di religione.E’ stato molto apprezzato l’intervento di Tara Gandhi Bhattacharjee al 1° Congresso Mondiale di Yoga Tradizionale. Tara ha descritto, con intensa partecipazione, episodi di vita vissuta al fianco del Mahatma rievocandone l’azione non violenta, l’impegno per i diritti umani, l’integrità etica e la coerenza comportamentale. “Basandomi sulle mie esperienze con i nonni e sui loro semplici insegnamenti – ribadisce Tara con profonda devozione – tento di comprendere oggi l’essenza profonda del messaggio gandhiano dalla non violenza al “satyagraha” (la verità).” Il Sarva Yoga è collegato sinergicamente con prestigiosi punti di riferimento a livello internazionale: Swami Muktananda dell’Ananda Ashram, Jacques Vigne (Swami Vigyanananda) dell’Ashram Maanandamayee, Swamini Umananda (Br. Bhakti) della Chinmaya Mission, Swami Yogaswarupananda della Divine Life Society, Swami Vedabharati dell’Himalayan Institute Rishikesh, Subodh Tiwari del Kaivalyadhama Yoga Institute Lonavla, S.P. Kandaswamy della Krishnamurti Foundation India, H.H. Pujya Swami Chidanand Saraswatiji del Parmarth Niketan, Swami Amarananda del Ramakrishna Mission Institute of Culture, Swami Atmapriyananda del Ramakrishna Mission Institute of Culture, Brother Santoshananda del Self Realization Fellowship, Kiran Vyas dello Shantiniketan Sadhna Kendra, Matthijs Cornelissen del Center for Advanced Research Sri Aurobindo Society. I lavori congressuali sono stati integrati dagli approfondimenti (work-shops) condotti da docenti qualificati. I contributi culturali e spirituali dei grandi maestri – interpreti e custodi del patrimonio inestimabile di antichissime scuole sapienziali – hanno conferito spessore al Congresso che assume un ruolo progettuale di orientamento e di formazione per una crescente domanda sociale. Le radici scientifiche dello yoga costituiscono la risposta adeguata alle patologie psico-sociali del terzo millennio: un percorso che espande la coscienza, eleva la consapevolezza, migliora la qualità della vita attivando processi di liberazione individuale e successivamente di emancipazione collettiva. E’ la rivoluzione copernicana dell’essere, l’utopia sostenibile di un salto quantico verso la massa critica che dovrà accelerare i nuovi paradigmi evolutivi dell’umanità.Il secondo Congresso Mondiale di Yoga Tradizionale avrà luogo dal 3 al 17 aprile 2010 in India a Rishikesh, la città sacra dei rishi e degli yogi. I congressisti saranno immersi nelle suggestive atmosfere degli ashram sulle sponde del Gange e parteciperanno al “Kumbha Mela”, oceanica e mistica kermesse induista di Haridwar.Sabrina Parsi
Articolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera”
del 29 luglio 2003
RESPIRARE DI MENO
PER VIVERE MEGLIO
Il respiro è uno strumento veramente prezioso cui prestiamo attenzione solamente se qualcosa non funziona. Crediamo di utilizzare pienamente e nel modo corretto la respirazione che costituisce la funzione di gran lunga più importante di quelle del bere e del mangiare. L’attenzione e gli studi scientifici hanno, invece, seguito una scala di priorità e di importanza esattamente opposta. Sono stati dedicati un’infinità di studi sull’alimentazione, poco si è ricercato sul bere ed ancora meno sul respirare.
Nei libri di fisiologia è descritto il processo respiratorio ma quanto alle modalità del respiro in una persona sana, si trova ben poco. Regnano incontrastati, in questa materia, tre principi fondamentali: l’organismo regola automaticamente ed inconsciamente, tramite il sistema nervoso, il ritmo respiratorio e non bisogna interferire tramite la volontà per cambiare; più profondamente si respira e più ossigeno si inala e meglio è; l’anidride carbonica emessa nell’esalazione è solo un prodotto di scarto, più se ne esala meglio è.
E’ diffusa la convinzione, in realtà non suffragata da sufficienti prove scientifiche, che l’organismo sappia regolare in ogni circostanza la respirazione in modo ottimale e che non si possa e non si debba interferire su questo ritmo naturale. Indubbiamente il respiro è una funzione semiautomatica, ma le condizioni della vita moderna e gli influssi ai quali si è esposti fin dalla nascita sono ormai così innaturali, che non si può più contare sull’efficienza degli istinti naturali. L’alimentazione eccessiva ed errata, l’aria inquinata, il fumare, il bere, le arrabbiature e gli affanni della vita quotidiana fanno sì che, quando si raggiunge l’età adulta, di ottimale e naturale nel modo di respirare sia rimasto ben poco.
Nessuno mette in dubbio l’importanza vitale di una buona ossigenazione dei tessuti, ma pensare che per assimilare molto ossigeno nei tessuti sia sufficiente riempire bene i polmoni ha altrettanto poco fondamento quanto ne ha l’idea che sia sufficiente riempire al massimo della capienza lo stomaco per nutrirsi in modo ottimale. In realtà per nutrirsi bene non ha tanta importanza la quantità di cui ci si riempie lo stomaco, ma la sua qualità e soprattutto il buon funzionamento dell’assimilazione degli alimenti nutritivi che dal sangue devono passare alle cellule dei tessuti.
Allo stesso modo, nella respirazione non ha tanto importanza la quantità di ossigeno di cui si riempiono i polmoni, ma piuttosto il buon funzionamento dei meccanismi che consentono il passaggio dell’ossigeno dal sangue ai tessuti del corpo. Un altro dei luoghi comuni più diffusi è l’idea che l’anidride carbonica sia solo una sostanza di scarto, che non svolge alcuna funzione utile nell’organismo e che sia solo sufficiente preoccuparsi di eliminarla senza timore di averne troppo poca. In realtà la giusta concentrazione nell’organismo di anidride carbonica riveste un ruolo chiave per la salute.
Infatti l’anidride carbonica è indispensabile affinché l’ossigeno passi dal sangue ai tessuti. Se questa giusta concentrazione viene a mancare ci si trova in una situazione paradossale in cui il sangue è ricco di ossigeno, ma non può cederlo ai tessuti, i quali quindi soffrono di mancanza di ossigeno. E’ quindi più esatto dire che non è la quantità massima di ossigeno a far bene, ma la misura giusta poiché più si respira e più anidride carbonica si emette e quindi si perde. Conseguentemente l’ossigeno introdotto con l’inspirazione resta nel sangue e non riesce, a causa della scarsità dell’anidride carbonica, a passare dal sangue ai tessuti.
Ad esempio tutti sanno che il clima d’alta montagna è particolarmente sano e che più si va in alto più diminuisce la concentrazione d’ossigeno. Molti si recano in montagna per guarire ed i centenari abbondano tra le popolazioni che vivono ad altitudini elevate (gli abitanti del Caucaso, delle Ande, ecc.). E’ inoltre noto che vi è un rapporto inverso tra la frequenza respiratoria e la longevità. Nel senso che gli animali che respirano un minor numero di volte al minuto, come gli elefanti e le tartarughe, sono quelli che vivono di più.
Così pure sono note le qualità tossiche dell’ossigeno ad elevate concentrazioni nell’aria. Può ad esempio provocare cecità nei neonati immaturi. Anche alcuni manuali di istruzione per piloti mettono in guardia contro tale pericolo. A tutti sono noti i sintomi dell’iperventilazione che si verifica, per esempio, quando in una situazione di panico, si respira affannosamente un’eccessiva quantità di aria troppo in fretta. Di conseguenza possono verificarsi convulsioni, capogiri e svenimenti. Alcuni ricordano il “rimedio della nonna”: respirare un po’ dentro un sacchetto di carta fa aumentare il tasso di anidride carbonica inalata.
Tutto ciò dimostra come l’ossigeno e l’anidride carbonica rientrino perfettamente nel tema della polarità (problema centrale della nostra esistenza) in cui l’intelligenza dell’uomo non fa altro che dividere costantemente la realtà in unità pronunciando un sì ad un aspetto e contemporaneamente un no al suo opposto (come è noto gli opposti si escludono). Forse cominciamo a capire come la malattia e la guarigione siano strettamente collegate alla polarità: malattia è polarità, guarigione è superamento della polarità.
Sabrina Parsi
Articolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera”
del 29 luglio 2003
IL RESPIRO E’ UN SOTTILE LEGAME TRA IL CORPO E L’ANIMA
“Dio fece il respiro perché servisse da sottile legame tra il corpo e l’anima… Il segreto della coscienza cosmica è intimamente legato alla padronanza del respiro.”
Paramahansa Yogananda
Anche per la respirazione, come è avvenuto per molte altre materie, si conferma quello che le più antiche tradizioni spirituali e religiose avevano sempre saputo e tramandato, tanto da far ritenere sempre meno fantasiosa l’ipotesi che tali tradizioni (da quella dei “Veda” a quella dei cinesi) conservassero lontani ricordi ormai estinti altrove, provenienti da civiltà (Atlantide, Lemuria) molto progredite scientificamente, estinte da qualche cataclisma naturale o nucleare. I maestri di yoga e di Qi Gong respirano con una frequenza di 3-4 volte al minuto, contro le 13-20 considerate normali.
Usano dire che si nasce con un numero di respiri contati e prestabiliti e, quindi se si vuol vivere a lungo, bisogna effettuarli lentamente. Chiunque abbia una seria esperienza di meditazione (di cui parleremo nei prossimi speciali) si è reso conto di come, durante la meditazione, la respirazione si affievolisca tanto da sembrare sospesa e rimanga più lenta anche quando non si medita. E’ diffusa anche la tradizione che attraverso la respirazione introduciamo nel nostro organismo non solo l’ossigeno ma anche una “forza vitale” non ancora ben conosciuta dalla scienza. Nelle varie tradizioni questa forza viene definita con nomi diversi (prana in quella indiana, qi in quella cinese, ki in quella giapponese, ecc.).
In queste tradizioni si trova anche la convinzione che tanto minore è la quantità di aria, tanto maggiore è la quantità di forza vitale che si assume con la respirazione. La funzione respiratoria è considerata dai maestri spirituali come il punto di congiunzione tra corpo, anima, materia e spirito. Il significato peculiare ed atipico della respirazione risulta del resto anche dal fatto che si tratta dell’unica funzione automatica del corpo, che può essere regolata anche dalla volontà. Infatti il graduale processo di elevazione morale e raffinamento spirituale dell’uomo si esprime attraverso il livello di controllo che riesce ad esercitare.
Tutti riescono a controllare le azioni. Questo aspetto ci innalza al di sopra degli animali che non possono fare a meno di seguire i loro istinti. Diventa immensamente più difficile trattenere i pensieri. E’ incredibile come non ci si renda in genere conto di quello che si sta pensando. Per esempio mentre andiamo a passeggio allegri e contenti all’improvviso vediamo o sentiamo qualcosa, che ci fa tornare ad un episodio triste della nostra infanzia o ad una passata controversia nei confronti di qualcuno.
Non rimane più nulla del buonumore precedente e si sprofonda nella depressione o nella rabbia. Se invece si fosse in grado, con un atto di controllo volontario, di troncare sul nascere il primo pensiero negativo non reprimendolo ma rifiutandolo consciamente si otterrebbe, di conseguenza, il controllo sugli stati d’animo. Un’emozione negativa, per esempio la rabbia, crea una variazione di pressione corporea, del battito cardiaco e conseguentemente del respiro. Quando ci relazioniamo in modo adirato procuriamo anche nella respirazione dell’altro processi di alterazione. Molti di noi si sono accorti come, da bambini, il comportamento di un genitore o di un insegnante collerico, bloccasse o opprimesse in loro la respirazione o la rendesse affannosa. Ognuno di noi sa, per averlo provato chissà quante volte, che quando siamo sotto stress il respiro si fa corto ed affannoso. Quando abbiamo paura addirittura in molti casi si blocca.
Si fa impercettibile, intervallato da lunghi sospiri, quando siamo tristi. Molto diverso da quello ampio e regolare di quando siamo, per esempio, in contemplazione di un tramonto. Ad ogni stato d’animo corrisponde un certo tipo di respirazione che si instaura automaticamente. Applicando la volontà sul respiro si ottiene il processo contrario: si può indurre un determinato stato d’animo. Per esempio far assumere una respirazione lenta e regolare ad una persona scossa emotivamente: nel giro di pochi minuti si calmerà tornando ad essere lucida.
Pertanto possiamo affermare che attraverso il controllo del respiro anche la rabbia e la tensione svaniscono. Rispetto ad un processo evolutivo, per la caratteristica che presenta la respirazione (funzione automatica corporea ma anche controllabile dalla volontà), sembra quasi che questo esercizio sia stato affidato all’uomo, nella fase attuale evolutiva, quale gradino per ottenere il completo controllo del corpo fisico.
A conclusione di queste riflessioni citiamo alcuni insegnamenti del filosofo, pedagogo, maestro spirituale bulgaro Omraam Mikhael Aivanov:
“Nella natura tutto respira: gli animali, le piante ed anche la terra. Proprio così la terra è, infatti, un essere vivente ed essa pure ha bisogno di inspirare ed espirare….; il suo ritmo si estende lungo l’arco di numerosi anni ed è questa la ragione per cui il movimento è impercettibile…..
Ma anch’essa si dilata e si contrae; e le sue dimensioni non sono mai esattamente le stesse, ed è forse a causa delle sue dilatazioni e delle sue contrazioni che si producono spaccature, eruzioni vulcaniche e molti altri fenomeni.
La terra è viva, essa respira ed anche le stelle respirano. Sì esse respirano ed inspirano e la loro respirazione giunge fino a noi e noi la percepiamo sotto forma di influssi”.
Sabrina Parsi
Articolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera”
del 29 luglio 2003
IL QI GONG
Il Qi Gong è stato definito dagli stessi cinesi “Tao yoga” o “Yoga del Tao” per sottolineare la derivazione buddistico-indiana. Questa denominazione non deriva da una semplice traduzione o da un adattamento alle peculiarità cinesi, ma molto più propriamente si tratta di un’ispirazione indiana che ha favorito lo sviluppo di una autonoma “Via Cinese”. Infatti, per i cinesi, il modo di intendere la vita differisce notevolmente da quello indiano (quest’ultimo molto simile al nostro modello occidentale), per la diversa considerazione del ruolo dell’uomo nel mondo e della salvezza psico-fisica.
Infatti i cinesi hanno un atteggiamento mentale che bada molto alle cose concrete dell’aldiquà, al punto tale che la loro spiritualità è pragmatica. Mira a realizzarsi nella vita quotidiana, nella salute e nella longevità (in questo senso si accomuna con l’idea latina “mens sana in corpore sano”). I cinesi ritengono spirituale quell’individuo che si trova in perfetta salute fisica in quanto considerano la “vita quotidiana” come la più alta espressione del Tao che, a loro avviso, si attua pienamente solo nella condizione di “coscienza ordinaria”, ovvero in quella relativa al corpo fisico (sintesi ultima di tutta l’esistenza).
L’espressione qi gong nella lingua cinese significa “l’arte di padroneggiare il flusso vitale”. Si riferisce ad un insieme di pratiche molto antiche, elaborate in Cina nel corso di migliaia di anni. Le prime notizie, relative al qi gong come disciplina pratica, risalgono a sette secoli prima di Cristo. In tempi più vicini a noi, fu un medico cinese, Liu Guizhen, che per primo, nel 1955, introdusse questa pratica nell’ospedale pubblico di Tangshan, ottenendo notevoli risultati nella cura dell’ulcera, della tubercolosi, dell’epatite virale e dei disturbi cronici. Da allora la disciplina si estese in molti altri ospedali della Cina.
Il qi gong venne adottato con successo fino alla metà degli anni sessanta, quando, a seguito della rivoluzione culturale, ne fu proibita la pratica. I praticanti del qi gong furono sottoposti a diversi test di laboratorio per studiarne le straordinarie capacità fisiche e mentali. Nel 1981 si è costituita, a livello internazionale, l’associazione per la ricerca scientifica sul qi gong cinese. Nel 1987 si è tenuta a Liaoning (in Cina) la prima conferenza mondiale sulle applicazioni mediche del qi gong.
Lo scopo di queste pratiche è quello di conseguire il benessere fisico e quello spirituale attraverso l’esercizio sistematico della concentrazione, della respirazione e del movimento. L’obiettivo del qi gong è quello di formare ed educare il qi (flusso vitale). La pratica costante di questa tecnica si è rivelata un metodo eccellente per la prevenzione delle malattie e la riconquista della salute.
Tutte le principali scuole cinesi, buddiste, confuciane e taoiste, hanno attinto al patrimonio dei maestri del qi gong allo scopo di raggiungere i propri obiettivi. Persino le prodezze dei praticanti di kung fu sono rese possibili dalla pratica quotidiana del qi gong. Il kung fu non è altro che l’applicazione dell’energia generata dal qi gong che diventa arte marziale. Secondo la medicina taoista ogni uomo, quando è ancora nel ventre materno, riceve una certa quantità di qi (forza vitale). Dal momento della nascita l’uomo è responsabilizzato a mantenere il qi ad un livello costante per godere di buona salute.
Ciò è possibile mangiando cibi sani e praticando bene la respirazione. Al contrario, se si hanno cattive abitudini alimentari ed una respirazione inadeguata la forza vitale si esaurisce oppure è in eccesso provocando la malattia. All’interno del corpo umano vengono distinte varie forme di qi: quello congenito è localizzato nei reni; il qi acquisito è il risultato dell’aria inalata dai polmoni e del cibo assimilato dallo stomaco; il qi che scorre lungo i meridiani dell’agopuntura è l’insieme del qi congenito e del qi acquisito.
Il qi gong, come tutte le discipline cinesi, non si basa su teorie astratte ma sull’esperienza e sulla pratica. La tecnica, attraverso una serie di esercizi da apprendere con l’aiuto di un maestro, agisce a tre livelli: regola la respirazione, equilibra il portamento e lavora sul sistema nervoso. A partire dagli anni cinquanta il qi gong è stato oggetto di numerosi studi scientifici. Si è voluto capire come mai alcuni maestri di questa disciplina possedessero capacità fisiche e mentali fuori del comune: riuscire ad influenzare la germinazione dei semi, ridurre il tempo di sedimentazione di soluzioni di sali minerali, influire positivamente sul decorso delle malattie croniche tramite interventi simili a quelli della pranoterapia.
Verifiche scientifiche sui praticanti di questa disciplina indicano che durante lo stato di quiete mentale, raggiunto con l’esercizio, le attività del cervello vengono sospese. Durante la pratica il consumo di ossigeno si riduce di 1/3 mentre il consumo di energia diminuisce di 1/5. Molte delle pratiche del qi gong sono mirate ad ottenere la padronanza del proprio respiro. Infatti, una volta raggiunto il rilassamento fisico e mentale, si deve dedicare attenzione alla respirazione.
E’ il pensiero che controlla il respiro perché questo arrivi ad acquisire determinate caratteristiche: il respiro che rilassa (quang chuang gong), il respiro che dà vigore ( fang song gong), il respiro che nutre internamente ( nei yang gong), ecc. Gli esercizi vanno praticati con la mente tranquilla ed il respiro regolare, senza mai esercitare alcuno sforzo: gradualmente si inizierà ad avvertire il movimento del qi all’interno del corpo.
A questo punto il qi può essere rinforzato, conservato, concentrato ed indirizzato a guarire malattie ed altre situazioni di squilibrio in se stessi e negli altri.
Sabrina Parsi
Articolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera”
del 30 settembre 2003
IL FLUSSO VITALE E’ PRESENTE ANCHE NELL’ARIA CHE RESPIRIAMO
Il flusso vitale può essere considerato l’origine e la somma totale di tutte le energie dell’universo. Infatti l’universo è costituito dall’energia cosmica e da tutte le forme attraverso cui si manifesta (magnetismo, elettricità, gravitazione, tutto ciò che si muove). La caratteristica della vita è la sua capacità di attirare il flusso vitale, accumularlo e trasformarlo per agire nell’ambiente interno e nella realtà esterna. Il termine flusso vitale (prana per gli indiani, ch’i per i cinesi, ki per i giapponesi, pneuma per gli antichi greci) si differenzia da quello di energia (comunemente usato in occidente) per esprimere un concetto meno vasto e troppo materiale.
Il flusso vitale è presente nell’aria ma non è ossigeno, né azoto, nemmeno altri componenti chimici presenti nell’atmosfera. Esiste nel cibo, nell’acqua, nella luce del sole ma non è calore, né vitamine, né raggi ultravioletti. L’essenza del flusso vitale è data da attività, movimento, forza vitale e respiro. L’aria, l’acqua, gli alimenti, la luce solare “veicolano” il flusso vitale: vero nutrimento da cui dipende qualsiasi vita animale e vegetale.
Secondo il processo di identificazione (qualitativo e quantitativo) tra l’universo (macrocosmo) e l’essere umano (microcosmo) il flusso vitale è anche la somma totale delle energie che animano l’uomo (fisica, mentale, spirituale) la cui manifestazione è più facilmente percepibile nel respiro. Per una migliore comprensione classifichiamo le energie in base all’attività cui fanno riferimento: energia solida (materia) e le correnti fisiche (attività fisica); pensieri e sentimenti (attività mentale); idee e forme (attività spirituale).
Pertanto attraverso il respiro si possono controllare e gestire tutte le energie che potenzialmente sono contenute nell’uomo per creare una perfetta armonia con l’universo. Tutti noi abbiamo preso confidenza (fin dalla nascita) con la respirazione. Purtroppo questa convinzione ci ha indotto a sottovalutare la sua importanza vitale e ci ha reso meno consapevoli. Le nostre abitudini sedentarie, le tensioni, lo stress, ecc. corrispondono ad un modo di respirare che impedisce il corretto accesso del flusso vitale causando l’indebolimento fisico e spirituale fino alla manifestazione di patologie.
Senza il processo della respirazione la produzione dell’energia, necessaria al funzionamento dell’organismo, non sarebbe quindi possibile: è questa la ragione per cui la respirazione è di fondamentale importanza per la sopravvivenza. I muscoli intercostali alzano o abbassano le costole permettendo ai polmoni di espandersi e di incamerare aria. Il diaframma è un muscolo alla base del torace che, sollevandosi o abbassandosi, rispettivamente allarga o contrae i polmoni. Il flusso vitale si manifesta nell’universo ovunque c’è movimento: dagli elettroni attorno al nucleo atomico alla forza muscolare. La vita stessa, attraverso la “forza vitale”, ne è una manifestazione. La forza vitale è una delle più generali, potenti ed incomprensibili forze della natura e sorgente di tutte le altre forze del mondo fisico “organizzato”: produce, conserva e rinnova tutto ed offre il senso della vita.
Il valore e l’armonia dell’esistenza sono direttamente proporzionali alla quantità dell’energia “forza vitale”: ci predispongono a cogliere gli aspetti piacevoli della realtà, a tutte le imprese, e conferiscono maggior fascino alla vita. Sebbene il flusso vitale penetri tutti i corpi ci sono tuttavia strutture psicofisiche la cui organizzazione impedisce la realizzazione alchemica.
La vita sedentaria, l’obesità, le malattie e la gravidanza spesso riducono considerevolmente gli scambi energetici. Le persone che soffrono, per esempio, di malattie dell’apparato digerente e quelle in sovrappeso trovano difficoltà nell’utilizzare il diaframma durante la respirazione e tendono quindi a respirare solamente con la parte alta del torace. In gravidanza, per esempio, lo sviluppo del feto limita i movimenti del diaframma ed interferisce con la respirazione.
L’esercizio fisico ed un’adeguata tecnica di respirazione aiutano la funzione respiratoria del sangue, promuovono la circolazione sanguigna, accelerano l’assimilazione degli alimenti. Alcuni studi hanno rilevato che l’esercizio fisico fa bene anche al nascituro. Le donne fisicamente attive partoriscono, in genere, bambini più forti: passeggiate, esercizi di respirazione profonda e di rilassamento, yoga (particolarmente utile in quanto promuove oltre all’esercizio fisico anche il benessere interiore). Tutte le medicine orientali attribuiscono allo yoga ed al qi gong una grande importanza per la respirazione ed un ruolo rilevante per il mantenimento di una buona condizione di salute psicofisica.
Gli esercizi di respirazione vengono utilizzati sia per prevenire le malattie, sia come vero e proprio strumento di guarigione da alcuni disturbi: non solo quelli legati all’apparato respiratorio, ma anche quelli che hanno a che fare con l’apparato digerente e con il sistema nervoso. Molti disturbi possono essere curati se si impara a respirare in modo corretto. Numerose tecniche di rilassamento - utilizzate per superare l’ansia, la depressione e lo stress - utilizzano la respirazione.
Anche le malattie del tubo digerente - come per esempio l’aria nella pancia, la colite, la stitichezza e l’ulcera - vengono alleviate se si impara a respirare con il diaframma, oltre che con la parte superiore del torace. Ovviamente da una corretta tecnica di respirazione traggono beneficio anche tutti i disturbi dell’apparato respiratorio.
Sabrina Parsi
Articolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera”
del 30 settembre 2003
LE DISCIPLINE ORIENTALI
ED IL CONTROLLO DEL RESPIRO
La respirazione corretta e cosciente è uno dei mezzi principali di cui si servono le discipline orientali (per esempio lo yoga ed il qi gong) per raggiungere il loro scopo: mettere l’uomo in armonia con sè stesso e con l’energia del cosmo. La pratica costante di queste tecniche si è rivelata molto efficace per la prevenzione e la cura di diversi disturbi.
Il pranayama (lo yoga del controllo del soffio vitale) è una delle espressioni più significative dell’arte dello yoga: controllare e padroneggiare il soffio consentono di divenire coscienti del respiro vitale e dei suoi effetti psicosomatici. Una buona pratica di pranayama potenzia ed indirizza il prana che favorisce la vitalità di ogni organo e di ogni apparato. I processi vitali, che il pranayama favorisce, oltre a rigenerare ed attivare gli aspetti funzionali migliorano la condizione psichica e lo stato mentale: l’acquisizione di tecniche favorisce la concentrazione e la meditazione.
Gli esercizi per il controllo del respiro sono diversi: l’inspirazione e l’espirazione avvengono attraverso la bocca oppure attraverso una o entrambe le narici. Il pranayama svolge quindi un’azione benefica per la salute dell’organismo: quando si inspira il torace si allarga, il diaframma (il muscolo che divide la cavità toracica da quella addominale) scende verso il basso e preme sui visceri mentre i muscoli addominali, per contrastare questa spinta, si contraggono.
Nell’espirazione il diaframma si spinge verso l’interno ed i muscoli, che controllano l’ano, si contraggono per espellere dai polmoni quanta più aria possibile. Tutti questi cambiamenti di pressione producono una stimolazione benefica di tutti gli organi digestivi e delle loro funzioni, dei tessuti del cuore e dei polmoni. Con la pratica continua delle tecniche del respiro si acquisisce la capacità di vivere in condizioni difficili (in presenza di poco ossigeno oppure di molta anidride carbonica).
A seguito della pratica costante di queste tecniche di respirazione alcuni indiani (esperti di yoga) hanno la capacità di sopravvivere sottoterra per giorni. Secondo i libri tradizionali dello yoga l’esercizio del respiro influisce anche sul funzionamento del cervello che riesce così a controllare la fame, la sete, la manifestazione delle emozioni e le pulsioni sessuali.
Tutte le principali scuole cinesi, buddiste, confuciane e taoiste hanno attinto al patrimonio dei maestri del qi gong. Le prodezze dei praticanti del kung fu, per esempio, sono rese possibili dalla pratica costante di questa disciplina: l’applicazione marziale dell’energia generata dal qi gong. La scienza cinese, come il qi gong, fa riferimento a tre energie: ching, l’essenza o la forza concepitrice; shen, la forza mentale o della coscienza superiore; ch’i, l’energia del respiro, del cosmo o forza unificatrice. Molte delle pratiche del qi gong sono mirate ad ottenere la padronanza del proprio respiro che, controllato dal pensiero, deve arrivare ad acquisire le caratteristiche descritte dagli antichi maestri. Quando ci sediamo o ci sdraiamo e chiudiamo gli occhi che cosa percepiamo attraverso l’introspezione? Il qi gong ci fornisce il giusto allenamento per un ascolto consapevole interiore. Occorre ascoltare con la capacità di distinguere le diverse qualità delle nostre sensazioni: sensazioni collegate con il nostro corpo, immagini, pensieri e stati d’animo non definibili con le parole. La capacità, acquisita attraverso il qi gong, di entrare in contatto con una serie di forze attive ha un effetto terapeutico trasformativo su di noi sul piano fisico, mentale e spirituale.
Sabrina Parsi
Articolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera”
del 28 ottobre 2003
LA MEDITAZIONE COME SINTESI
FRA RAGIONE ED INTUIZIONE
Si diventa ciò che si pensa e conseguentemente “noi siamo quello che pensiamo”: questo è l’eterno mistero che recita un testo sacro indiano scritto 2.500 anni fa. La nostra mente, infatti, esprime ciò che siamo ed influenza la nostra realtà molto più del corpo fisico. I nostri pensieri condizionano perfino la nostra salute. Ad esempio quando ripetutamente pensiamo “sono stanco” o “sono depresso” trasmettiamo questo messaggio a tutte le nostre cellule ed abbassiamo sempre più il nostro livello di energia.
Se inoltre rafforziamo quel pensiero con le parole, lo rendiamo definito accrescendone il potere. Le parole, infatti, sono pensieri cristallizzati ed hanno un potere incommensurabile, specialmente quando le pronunciamo con concentrazione. Fortunatamente abbiamo però la possibilità di utilizzare il potere del pensiero e della parola in modo positivo. La scienza, rispetto a questo problema, ha ancora molto da scoprire. Lo dimostra il fatto stesso che ancora oggi i 4/5 delle potenzialità del cervello non sono ancora stati attivati.
E’ opportuno ricordare che il cervello è suddiviso in due emisferi. Ciascun emisfero ha una funzione precisa: il sinistro è preposto all’attività razionale, la logica, il pensiero organizzato ed organizzativo, la verbalizzazione, l’azione; il destro gestisce l’immaginazione, l’introspezione, la creatività, l’intuizione, la ricettività. Inoltre il primo produce pensieri di critica, di separazione; il secondo d’amore. Il primo ha caratteristiche maschili, positive, attive, solari, diurne; il secondo femminili, negative, ricettive, lunari notturne.
Il primo temporale, correlato a meccanismi di ansia e di stress; il secondo atemporale, correlato allo stato di rilassamento. Ad esempio, se si partecipa ad una conferenza il cervello dei partecipanti compie un lavoro di selezione molto intenso: separa le informazioni nuove da quelle già in possesso; lascia cadere queste ultime, visto che già fanno parte del patrimonio personale e trattiene quelle nuove archiviandole in modo che si possano ripescare al momento giusto. E’ un lavoro talmente faticoso che, se protratto oltre un certo tempo, provoca un senso di peso alla testa e di confusione (si è infatti calcolato che la curva dell’attenzione ha un ciclo di cinquanta minuti).
E’ questo il motivo per cui gli orari scolastici sono programmati in conformità a questa scansione temporale. Invece mentre si è al cinema, o si sta scrivendo una poesia, o si è immersi nella natura si può andare avanti all’infinito (in certi casi perdere addirittura la nozione del tempo), non avvertire alcuna sensazione di stanchezza. Al contrario i soggetti sono pieni di energia, ricaricati. E’ chiaro che il primo esempio si collega all’attività dell’emisfero sinistro del cervello, il secondo al destro. Queste zone del cervello funzionano in modo scollegato e tendono a prevalere l’una sull’altra a seconda dell’attività che si svolge.
Attraverso la meditazione si ottiene la sincronizzazione dell’attività cerebrale. Infatti la persona che medita non ha bisogno di reprimere un emisfero del proprio cervello per prestare attenzione ai messaggi provenienti dall’altro ma può usarli entrambi simultaneamente dando vita a quella sintesi tanto ricercata tra ragione ed intuizione, arte e scienza, pensiero orientale ed occidentale, principio maschile e femminile ovvero le basi per una visione olistica della vita e per la sua realizzazione. Possiamo quindi dire che la meditazione è un modo di vivere che offre all’uomo l’opportunità di affrontare in maniera costruttiva tutti i cambiamenti di cui la vita stessa fa parte. Infatti la pratica regolare della meditazione è il modo migliore per sviluppare una forte concentrazione.
Molti credono erroneamente che la meditazione equivalga ad una sorta di fuga dalla realtà, quasi a voler evitare le proprie responsabilità terrene. In realtà la meditazione è il modo più efficace per divenire capaci non solo di affrontare le sfide della vita, ma anche di vincerle. Il profondo potere di concentrazione che si sviluppa attraverso la meditazione quotidiana permette ad una persona di risolvere, forse in qualche minuto, un problema che altrimenti l’avrebbe assillata per settimane. Inoltre la concentrazione genera con perfetta naturalezza la forza di volontà indispensabile per raggiungere il successo in qualsiasi impresa.
La sede fisica della volontà è situata nel punto tra le sopracciglia (è per questo che quando desideriamo qualcosa aggrottiamo spesso le sopracciglia). Nella meditazione viene insegnato a concentrarsi in quel punto. Un altro elemento importante per sviluppare la concentrazione, e quindi la forza di volontà, è la chiarezza interiore. Significa vedere la verità nella semplicità. Cercare di essere guidati sempre dalla pura verità e non dalle opinioni o dai propri desideri e pregiudizi.
Molti disturbi che affliggono l’uomo moderno non derivano unicamente da agenti esterni ma anche da abitudini scorrette e da squilibri interni più profondi. Nel tempo questa disarmonia può far insorgere disturbi funzionali come la digestione, la respirazione, la circolazione, ecc. Sempre di più ci si rende conto che spesso sono le situazioni di vita a logorare l’organismo conducendolo alla malattia: si parla, per esempio, di stati mentali come l’ansia, la depressione e lo stress o di ipertensione, insonnia, disturbi digestivi, inappetenza, stanchezza cronica generati da un lavoro che si svolge in ambienti rumorosi o con ritmi troppo intensi. Da orari irregolari di pasti. Da posture sbagliate ed in mancanza di esercizio fisico.
Come meditare. Il momento migliore per meditare è il mattino presto, anche se qualunque altro momentoè altrettanto indicato. Se avete appena mangiato aspettate almeno un’ora prima di iniziare la meditazione. Sedetevi comodi e rilassati, cercate di allontanare ogni pensiero. Dovete raggiungere un senso di pace e compostezza interiore, di profonda serenità. Tenete gli occhi chiusi e gradualmente diverrete consapevoli del vostro rapporto con l’ambiente che vi circonda, quindi con l’universo ed infine con una fonte spirituale a voi più vicina.
Di tanto in tanto qualche pensiero potrebbe sgorgare dalla vostra mente. Non combattetelo, accoglietelo e se saprete mantenere il giusto distacco ben presto scomparirà. Dopo cinque minuti siete pronti per meditare. La pratica della meditazione prevede quattro stadi: pratyahara - dharana –dhyana – samadhi. Pratyara è uno stadio in cui acquisterete consapevolezza del vostro respiro. Controllare l’energia del respiro (pranayama) significa essere consapevoli della frescura del prana che scorre verso l’interno (inspirazione) e del prana che scorre verso l’esterno (espirazione) attraverso le narici.
Il respiro diverrà automaticamente più lento e voi vi sentirete rilassati ed in pace. Dharana è la fase successiva che consiste nello stato di attenzione concentrata. Focalizzate l’attenzione su un oggetto e concentratevi su di esso (naturalmente un oggetto che evochi in noi risonanze psico-spirituali adeguate). Un altro elemento che costituisce lo stato di dharana è la visualizzazione. Per visualizzare si intende vedere ad occhi chiusi, non utilizzando quindi il senso della vista come noi lo conosciamo, ma gli occhi della mente.
Dhyana è la fase della concentrazione prolungata. Mantenere la mente ferma sull’oggetto prescelto non è facile, perché scatta dopo brevissimo tempo una serie di associazioni di idee che nel giro di un minuto porta molto lontano dal punto di partenza che, in questo caso però, è un punto di arrivo. Samadhi è l’ultima fase meditativa in cui la coscienza raggiunge il massimo dell’espansione e della chiarezza interiore.