GLI ANIMALI SONO UN’ ESPRESSIONE DELLA SPIRITUALITA’UNIVERSALE
Anche quest’anno (4 ottobre 2003) si è celebrata la festa di San Francesco “protettore degli animali”. La spiritualità universale di San Francesco rappresenta l’unica strada percorribile per illuminare le coscienze degli uomini del terzo millennio. Attraverso il cantico delle creature ci ha insegnato l’amore, il rispetto per tutti gli esseri viventi, l’armonia dell’uomo con l’universo senza pregiudizi e senza discriminazioni. Nell’articolo pubblicato dal quotidiano “La Repubblica” (venerdì 3 ottobre) leggiamo, invece, che i gesuiti di “Civiltà Cattolica” tornano a ribadire un concetto “medievale”: gli animali non hanno un’anima e conseguentemente non hanno diritti.
Fortunatamente in Vaticano non la pensano tutti così: “Anche negli animali c’è il soffio di Dio” - così dichiara in un’intervista monsignor Mario Canciani, biblista e da sempre sensibile ai problemi degli uomini poveri e degli animali – “sono in molti, anche tra i cristiani, coloro che fanno la parte degli “avvocati” degli animali. Si sono resi conto - continua monsignor Canciani - delle sofferenze cui sono sottoposte tante, troppe bestiole e del fatto che, come ha detto Paolo VI, “l’uomo ed il suo ambiente sono più che mai inseparabili, e che c’è negli animali un soffio divino”.
Le enunciazioni di Paolo VI si ricollegano idealmente ai servizi giornalistici precedentemente pubblicati da “Italia Sera”. Sulla rubrica di martedì 26 agosto 2003 nell’articolo titolato “L’uomo ha perso la sua componente naturale” si evidenzia la grave dissociazione tra l’uomo e la natura che ha determinato un’insensibilità patologica. Sulla rubrica di martedì 19 agosto 2003 nell’articolo titolato “Uomini consapevoli per nuovi modelli di sviluppo” viene ribadito che è assolutamente necessario cambiare i parametri di vita ed i modelli di comportamento non solo per lo sviluppo dell’essere umano ma per consentirgli la sopravvivenza.
L’animale, così come l’uomo, è un’emanazione divina. Nelle tradizioni antiche si designava con il nome “anima del mondo” una forza di cui sono pervase tutte le molecole dell’universo: forza che è servita alla materia come principio motore e plasmatore. Questa forza, che conferisce il movimento e la forma a tutti gli esseri, era - secondo Platone, Pitagora, gli Alessandrini - una sostanza intermedia fra il cosmo ed il Dio supremo. Mentre per gli storici questa intelligenza, questo “principio” di vita era Dio stesso.
Aristotele suddivideva l’anima umana in tre parti: 1) vegetativa (o nutritiva), 2) razionale, 3) sensitiva (quest’ultima l’attribuiva agli animali). Purtroppo l’influenza esercitata da Cartesio sullo spirito europeo condusse l’umanità ad una visione meccanicistica dell’universo: gli animali diventavano degli automi e conseguentemente andavano scomparendo le facoltà in comune tra gli uomini e gli animali fino ad arrivare all’affermazione che l’anima è essenzialmente razionale ed è caratterizzata dal pensiero. Da quel momento in poi si tagliarono i ponti tra l’uomo occidentale e la natura che lo sostiene e lo protegge dando vita ad una visione materialistica dell’esistenza.
La scienza moderna - attraverso le teorie della relatività, della meccanica quantistica e del mondo submicroscopico - supera la frattura che si è creata nel tempo tra il pensiero razionale ed il pensiero analogico; l’influenza della fisica moderna va al di là della tecnologia. Si estende nell’ambito del pensiero e della cultura determinando una profonda revisione della concezione che l’uomo ha dell’universo e del proprio rapporto con esso.
E’ indispensabile affrontare in maniera costruttiva - per mezzo di un dialogo aperto tra tutti i rappresentanti della realtà universale (gli animalisti rappresentano la realtà animale) - il problema centrale dell’esistenza: le diversità di espressione come realizzazione della stessa unità. Occorre comprendere che non è il mondo ad essere diviso, ma è la coscienza umana che ha bisogno di separare per fare esperienza del mondo.
Ogni divisione, apparentemente in opposizione, appartiene alla stessa unità: predisporsi all’amore universale rappresenta l’unico collante in grado di realizzare una coesione fra le coscienze degli uomini ed avviare un processo per sviluppare un’autentica coscienza di pace. Pertanto anche la scienza, come in passato, in questo processo di integrazione assume un ruolo determinante: attraverso nuovi paradigmi scientifici (esplorazione del mistero della vita, della mente e dello spirito) ristabilisce un collegamento tra scienza esatta e scienza analogica (emisfero cerebrale sinistro per il pensiero razionale ed emisfero destro per il pensiero analogico).
La crescente esigenza di ricreare un rapporto tra l’uomo, la natura e l’ambiente determina nuovi orizzonti nel campo medico, ecologico-ambientale, favorisce nuovi modelli di produzione di beni con una politica ecocompatibile (il rispetto di ogni forma di vita) che rispetti i paesi non industrializzati e favorisca nuovi sistemi educativi per lo sviluppo di una cultura di pace.
Sabrina Parsi
Articolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera”
del 7 ottobre 2003
IL MATERIALISMO HA SOTTRATTO ALL’UOMO L’ANIMA
SENSITIVA DEGLI ANIMALI
“Il sangue è l’anima della carne” così recita la Genesi. I vertebrati superiori, in particolare i mammiferi, sono per la loro sensibilità e per i loro comportamenti i più vicini all’uomo. L’osservazione quotidiana sulle manifestazioni affettive degli animali “superiori” (viventi su questo pianeta) sono del tutto simili a quelle osservate negli esseri umani. Sono appena al di sotto di un gradino rispetto alla specie umana, ma si tratta di una differenza di intensità, non certo di natura (anche gli animali appartengono al miracolo unico della creazione divina). Pertanto se si nega un’anima agli animali, perché mai dovremmo credere che gli esseri umani ne abbiano una?
Si ritiene, generalmente, che l’anima umana sia la parte incorporea dell’essere, alimentata dalla sensibilità, dai pensieri, dai desideri, dalle passioni, dal giudizio e dalla volontà. Queste percezioni interferiscono sulla qualità dei sentimenti e dell’intelligenza, in grado di modificare il livello di coscienza. Dal punto di vista morale l’anima si manifesta attraverso il coraggio, i sentimenti nobili e gli istinti generosi. E’ un’entità immateriale che si separa dal corpo nel momento della morte per continuare a vivere in un’altra realtà. Ma tutti questi aspetti non appartengono anche agli animali?
Se tutto quello che nasce nell’universo ha origine da un’unica fonte energetica divina, da dove nasce questa differenziazione per gli animali? Gli stessi termini anima ed animale hanno, etimologicamente, una radice comune. Lo scetticismo nei confronti della realtà animica dell’animale riflette le ripercussioni degenerative causate da una visione materialistica che ha privato l’essere umano di quelle qualità morali e spirituali che lo rendevano di fatto “superiore”.
L’uomo è prigioniero della polarità. La sua coscienza divide la realtà in coppie di opposti che vive sotto forma di conflitto: è costantemente costretto ad operare delle distinzioni ed a prendere delle decisioni. Ma dietro la polarità sta l’unità, quell’uno che tutto abbraccia e nel quale esistono (come realtà unica) tutti gli opposti ancora non separati dalla coscienza umana. Questa dimensione viene chiamata “universo” che per definizione comprende tutto, anche gli animali.
Pertanto la separazione culturale ed affettiva, sempre più evidente, tra l’uomo e gli animali rappresenta uno degli effetti collaterali prodotti da una realtà prevalentemente razionale che ha rimosso l’importanza dei sentimenti e delle emozioni. Gli animali, infatti, rappresentano tutto quello che la coscienza umana ha represso ed è per questo motivo che l’uomo non è in grado di riconoscerli come parte integrante: inconsapevolmente li domina, li combatte, li distrugge.
Gli animali hanno dei sentimenti che esprimono attraverso il loro linguaggio: gioia, paura, tristezza, amore, amicizia, sensualità, ammirazione, altruismo, tenerezza, pietà, vendetta. Gli animali sono esseri essenzialmente emotivi: non essendo frenati dall’intelletto non possono dissimulare i loro sentimenti ed i loro stati affettivi. Sono dei grandi sentimentali ed il loro animo può essere colto, all’improvviso, da una profonda malinconia e cadere in un forte stato depressivo. L’animale manifesta il dolore allo stesso modo dell’uomo: la somiglianza di questi due esseri è maggiore nei momenti tragici in cui l’orgoglio dell’uomo è annientato.
Le persone che si trovano in contatto con gli animali esprimono spesso il loro stupore nel verificare la loro intelligenza. Naturalmente non si intende l’intelligenza legata alla funzione mentale che ha per oggetto la conoscenza concettuale e razionale, ma a quella (oggi definita dalla psicologia moderna “intelligenza emotiva”) che fa riferimento alla capacità d’iniziativa e di adattamento alle nuove situazioni, alla comunicazione non verbale.
Gli animali, benché non abbiano letto il Vangelo, spesso ne mettono in pratica le massime. Ignorano i concetti di fede e di speranza, ma la loro vita è un esempio costante di queste virtù. Spesso veniamo a conoscenza di episodi in cui li vediamo protagonisti di azioni altruistiche, di solidarietà e di amore.
Rispetto alla conoscenza intuitiva possiamo definire gli animali superiori all’uomo. La loro caratteristica predominante è la sensibilità ed i nostri animali domestici sono degli ottimi medium. L’assenza dei tabù sociali e dei dogmi religiosi (spesso causa di confusione nell’uomo) consente agli animali di lasciarsi trasportare dalle correnti psichiche e dagli influssi spirituali. Gli animali sono a proprio agio nel mondo parallelo che non differenziano dall’universo fisico.
Sabrina Parsi
Articolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera”
del 4 maggio 2004
Uomini e animali possiedono
“naturalmente” la capacità
di percepire le onde elettromagnetiche
I radioestesisti e la maggioranza delle persone (seppure inconsapevolmente) possiedono la capacità di percepire non solo le onde elettromagnetiche che vengono generate sottoterra ma anche quelle emesse da organismi viventi. Per questo motivo la radioestesia (a volte chiamata medicina psionica) viene praticata anche per formulare la diagnosi delle malattie.
Fin dall’antichità la consapevolezza dell’esistenza delle “onde negative” faceva parte delle conoscenze ancestrali dell’uomo (patrimonio naturale per la sopravvivenza). Attraverso il canto e la respirazione profonda alcune civiltà del passato provocavano nell’organismo una vibrazione per espandere il proprio campo di irraggiamento (aura) rinforzando le difese contro le aggressioni dell’ambiente. Inoltre molte tribù primitive praticavano rituali al fine di scaricare l’accumulo di onde negative con lo scopo di assicurare un flusso armonioso e continuo dell’energia vitale.
Si ritiene che alcuni comportamenti degli animali siano condizionati dall’influsso della rete H: alcuni animali rifuggono dalle zone patogene mentre altri le ricercano. Per esempio le api, se l’alveare è posto sopra un nodo della rete H, producono freneticamente una grande quantità di miele. Se però vengono lasciate per lungo tempo sul nodo esauriscono le loro energie rischiando l’estinzione.
I posti preferiti dai gatti sono i punti geopatogeni. Anche quando la gatta deve partorire ricerca un posto dove è intenso l’irradiamento del suolo. I formicai sono solitamente situati sui nodi della rete H o su nodi geopatogeni. Il cane invece rifugge dai campi elettromagnetici in quanto può accusare reumatismi ed indebolirsi fino al punto di morire. Se la cuccia viene sistemata su un nodo l’animale si rifiuta di entrarci (i nomadi dell’Asia sceglievano il posto dell’accampamento osservando dove andavano a riposarsi i cani stanchi per la marcia). I conigli ed i polli soffrono come gli uomini per gli influssi della rete H. Studi condotti in Svizzera hanno rilevato che nelle costruzioni, situate su corsi di acqua sotterranea, i polli crescevano rachitici ed erano soggetti ad inspiegabili morie.
E’ importante comunque puntualizzare che non tutte le onde sono necessariamente nocive (pare infatti che il corpo umano abbia bisogno di vivere all’interno di un debole campo magnetico). Inoltre l’organismo possiede alcuni meccanismi di difesa che neutralizzano l’influsso nocivo delle onde. A seguito di alcuni esperimenti è stato accertato che gli organi - deputati alla disintossicazione dell’organismo dalle onde elettromagnetiche negative - sono i reni, l’intestino ed il fegato.
E’ stato rilevato infatti che, quando si vive su una zona geopatogena, l’urina aumenta di volume (i sali di cui è ricca agirebbero come liquidi conduttori eliminando l’eccesso di onde). Fortunatamente oggi, per individuare con certezza la presenza di nodi, si può ricorrere alle associazioni di bioarchitettura, di geobiologia o rivolgersi ai centri di vendita di prodotti erboristici o naturali dove si possono reperire informazioni relative agli esperti di “biotecnica”.
Sabrina Parsi
Articolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera”
del 6 luglio 2004
Gli animali sono vittime
di una cultura assolutista
Gli antichi greci consideravano la forma umana “perfezione ultima”, i romani ritenevano superiore tutto ciò che derivava dalla romanità. E’ in questo contesto che affondano le radici dell’olocausto “animale”: degradato a servitore dell’uomo o comunque ritenuto inferiore. Ci sono tracce in tutta Europa - soprattutto nelle regioni mediterranee - che testimoniano civiltà in cui gli animali esercitavano un forte ascendente sugli uomini per le loro qualità terapeutiche, mitiche, magiche, divine: nelle incisioni rupestri della Francia, nei bassorilievi dei templi in Egitto, nei siti archeologici della civiltà minoica, ecc.
Il Pantheon dei greci e dei romani mantenne l’associazione tra dei ed animali fino al giorno in cui gli ebrei e successivamente la chiesa romana rifiutarono qualsiasi relazione tra divino ed animale. La Bibbia assegnava all’uomo il pieno dominio su tutte le creature della terra, del cielo e del mare. Conseguentemente la gerarchia cattolica soppresse la vecchia religione distruggendo i templi considerati pagani per costruire le proprie cattedrali, bruciando come eretici tutti coloro che mantenevano le conoscenze, rifiutando il riconoscimento dell’anima negli animali.
I Celti, attraverso le caste sacerdotali (Druidi), riuscirono a conservare a lungo in Europa le culture ancestrali: attribuivano poteri magici agli animali e - in una visione d’insieme molto vicina a quella dei nativi americani - ricercavano la saggezza animale senza alcuna interferenza con la divinità locale. Ma anche i Celti dovettero soccombere alla chiesa cristiana e la maggior parte della loro antica conoscenza è andata perduta.
Tuttavia non riuscirono a liberare completamente la memoria umana dalle adorazioni primitive in quanto le qualità - attribuite agli animali dalla società - sono universali e talmente radicate che Carl Jung le definì parti della memoria culturale della collettività.
Questo atteggiamento contribuì ad aprire un profondo divario culturale tra il punto di vista europeo e quello degli indigeni d’america cui gli europei devono rivolgersi per riscoprire la saggezza animale.
I racconti dei nativi d’America sulla creazione concordano con la concezione della chiesa cristiana (che però si differenzia nell’interpretazione dell’evento) in cui sostiene che l’uomo rappresenta l’ultimo nato. Per i nativi d’America l’animale a due zampe (l’uomo) rappresenta l’infanzia (in quanto più giovane come comparsa sulla terra), mentre gli animali (più anziani e con maggior esperienza) i maestri dell’umanità.
La cultura indigena si fonda sulla convinzione che l’uomo deve adattarsi all’ambiente che lo circonda (compresi gli animali) trovando il proprio posto nel mondo piuttosto di cercare di piegarlo al proprio volere. L’uomo non è superiore, né un controllore e neanche il proprietario della terra ma è parte di essa che rappresenta la famiglia originaria composta sia da piante che da animali: “Mitakuye Oyasin” aforisma lakota che, tradotto in italiano, significa ”tutte le nostre relazioni”. Il totem, utilizzato dai nativi del nord-ovest con l’effigie umana alla base del palo e non in cima, è la rappresentazione della posizione dell’uomo nella gerarchia: viene considerato responsabile non solo della condizione del pianeta ma di tutto ciò che ne contiene.
Gli indiani d’america possono essere considerati senza dubbio i pionieri dell’ecologismo etico: nel 1600 parlavano di come ogni creatura fosse essenziale nell’equilibrio dell’intero pianeta e come la perdita di alcune di loro (anche le più apparentemente insignificanti) potesse danneggiare un intero sistema. La società bianca li ha derisi ed ha condotto l’umanità al punto in cui ci troviamo oggi. Appare evidente come il passaggio da una concezione del mondo come organismo a quella del mondo come macchina appartenga, comunque, ad un processo evolutivo inevitabile che spinge l’uomo ad andare verso una sempre maggiore integrazione.
Mentre stiamo pagando il prezzo delle manipolazioni del passato sta riaffiorando il vecchio mondo ed il crescente interesse per le religioni e le culture cosiddette “primitive”. Anche la scienza ha finalmente riconosciuto quello che i nativi americani sapevano per istinto: l’importanza di mantenere una visione unitaria del mondo e di noi stessi. Recuperare questa visione, che nel corso dei secoli si è frammentata perdendo di vista connessioni e relazioni reciproche, rappresenta la via che conduce alla riconciliazione tra scienza e spiritualità.
Il mondo cambierà nei confronti del regno animale in sintonia con la visione che l’uomo avrà del mondo e con il suo livello di consapevolezza. E’ dalle visioni del mondo che sono scaturiti tutti i modelli culturali all’interno dei quali sono emersi i “soggetti” che hanno selezionato i valori umani di ogni civiltà. Inoltre tra i nuovi paradigmi scientifici la “scienza della complessità” - attraverso la “teoria evoluzionistica dei sistemi” - fornisce nuove chiavi di interpretazione del cosmo e dell’uomo.
Di grande importanza, per il tema che stiamo trattando, è uno dei principi che sostiene la teoria dei sistemi: all’interno di ogni livello di qualunque ambito nessun elemento è particolarmente importante, tutti concorrono alla salute del livello “tutto” più grande (eterarchia) ma quel tutto di ordine più elevato può esercitare un’influenza ed un controllo sui livelli più bassi (gerarchia). La gerarchia diventa patologica se il livello superiore tende a dominare e perfino reprimere i livelli inferiori.
Questo perché il mondo è organizzato in modo olarchico (dal termine olone che significa il tutto in un contesto e contemporaneamente una parte in un altro contesto: gerarchia intesa come ordine coerente).
Vediamo come ogni atteggiamento che manifesti la tendenza a dominare o a sopraffare (come nel caso dell’uomo nei confronti degli animali) possa produrre, secondo la teoria evoluzionistica dei sistemi, gerarchie patologiche. Questo processo genera problemi di natura diversa: sono la conseguenza dell’incapacità di sistemare concetti ed esperienze vissute che, non trovando una giusta collocazione in un modello coerente, entrano spesso in conflitto tra loro.
Sforziamoci pertanto di elevare la nostra consapevolezza al fine di ritrovare, all’interno di una gerarchia sana, una giusta collocazione per gli animali che sicuramente non sono i laboratori dove si svolgono atrocità definite con il termine di “ricerca medica”. A che cosa servono se a questo proposito esistono elenchi ufficiali di farmaci testati sugli animali (quindi in teoria sicuri per l’uomo) ma che in realtà hanno prodotto all’interno dell’organismo umano effetti collaterali devastanti e spesso letali?
Neanche l’abbandono in strada (fenomeno che si verifica ogni anno in estate) può essere considerato una sana collocazione per l’animale in quanto si registra un preoccupante aumento di incidenti stradali provocati dal randagismo. Rispetto alla ”teoria evoluzionistica dei sistemi” a quale visione del mondo corrispondono i modelli culturali della società contemporanea? A quale livello corrisponde una civiltà che – dopo aver elargito un affetto illusorio ed il calore di una casa – maltratta ed abbandona gli animali ad un destino crudele come quello di trascorrere tutta la vita in strada morendo di fame o investiti da una macchina o rinchiusi in un canile lager?
Sabrina Parsi
UOMINIEANIMALIArticolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera” del 4 maggio 2004 Uomini e animali possiedono “naturalmente” la capacità di percepire le onde elettromagnetiche I radioestesisti e la maggioranza delle persone (seppure inconsapevolmente) possiedono la capacità di percepire non solo le onde elettromagnetiche che vengono generate sottoterra ma anche quelle emesse da organismi viventi. Per questo motivo la radioestesia (a volte chiamata medicina psionica) viene praticata anche per formulare la diagnosi dellemalattie.Fin dall’antichità la consapevolezza dell’esistenza delle “onde negative” faceva parte delle conoscenze ancestrali dell’uomo (patrimonio naturale per la sopravvivenza). Attraverso il canto e la respirazione profonda alcune civiltà del passato provocavano nell’organismo una vibrazione per espandere il proprio campo di irraggiamento (aura) rinforzando le difese contro le aggressioni dell’ambiente. Inoltre molte tribù primitive praticavano rituali al fine di scaricare l’accumulo di onde negative con lo scopo di assicurare un flusso armoniosoe continuo dell’energia vitale.Si ritiene che alcuni comportamenti degli animali siano condizionati dall’influsso della rete H: alcuni animali rifuggono dalle zone patogene mentre altri le ricercano. Per esempio le api, se l’alveare è posto sopra un nodo della rete H, producono freneticamente una grande quantità di miele. Se però vengono lasciate per lungo tempo sul nodo esauriscono le loro energie rischiando l’estinzione.I posti preferiti dai gatti sono i punti geopatogeni. Anche quando la gatta deve partorire ricerca un posto dove è intenso l’irradiamento del suolo. I formicai sono solitamente situati sui nodi della rete H o su nodi geopatogeni. Il cane invece rifugge dai campi elettromagneticiin quanto può accusare reumatismi ed indebolirsi fino al punto di morire. Se la cuccia viene sistemata su un nodo l’animale si rifiuta di entrarci (i nomadi dell’Asia sceglievano il posto dell’accampamento osservando dove andavano a riposarsi i cani stanchi per la marcia). I conigli ed i polli soffrono come gli uomini per gli influssi della rete H. Studi condotti in Svizzera hanno rilevato che nelle costruzioni, situate su corsi di acqua sotterranea, i polli crescevano rachitici ed erano soggetti ad inspiegabili morie.E’ importante comunque puntualizzare che non tutte le onde sono necessariamente nocive (pare infatti che il corpo umano abbia bisogno di vivere all’interno di un debole campo magnetico). Inoltre l’organismo possiede alcuni meccanismi di difesa che neutralizzano l’influsso nocivo delle onde. A seguito di alcuni esperimenti è stato accertato che gli organi - deputati alla disintossicazione dell’organismo dalle onde elettromagnetiche negative - sono i reni, l’intestino ed il fegato.E’ stato rilevato infatti che, quando si vive su una zona geopatogena, l’urina aumenta di volume (i sali di cui è ricca agirebbero come liquidi conduttori eliminando l’eccesso di onde). Fortunatamente oggi, per individuare con certezza la presenza di nodi, si può ricorrere alle associazioni di bioarchitettura, di geobiologia o rivolgersi ai centri di vendita di prodotti erboristici o naturali dove si possono reperire informazioni relative agli esperti di “biotecnica”.Sabrina ParsiUOMINIEANIMALIArticolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera” del 6 luglio 2004 Gli animali sono vittime di una cultura assolutistaGli antichi greci consideravano la forma umana “perfezione ultima”, i romani ritenevanosuperioretuttociòchederivava dallaromanità.E’inquestocontestocheaffondanoleradicidell’olocausto “animale”: degradato a servitore dell’uomo o comunque ritenuto inferiore. Ci sono tracce in tutta Europa - soprattutto nelle regioni mediterranee - che testimoniano civiltà in cui gli animali esercitavano un forte ascendente sugli uomini per le loro qualità terapeutiche, mitiche, magiche, divine: nelle incisioni rupestri della Francia, nei bassorilievi dei templi in Egitto,nei siti archeologici della civiltà minoica, ecc. Il Pantheon dei greci e dei romanimantenne l’associazione tra dei ed animali fino al giorno in cui gli ebrei e successivamentela chiesa romana rifiutarono qualsiasi relazione tra divino ed animale. La Bibbia assegnava all’uomo il pieno dominio su tutte le creature della terra, del cielo e del mare. Conseguentemente la gerarchia cattolica soppresse la vecchia religione distruggendo i templi considerati pagani per costruire le proprie cattedrali, bruciando come eretici tutti coloro che mantenevano le conoscenze, rifiutando il riconoscimento dell’anima negli animali.I Celti, attraverso le caste sacerdotali (Druidi), riuscirono a conservare a lungo in Europa le culture ancestrali: attribuivano poteri magici agli animali e - in una visione d’insieme molto vicina a quella dei nativi americani -ricercavano la saggezza animale senza alcuna interferenza con la divinità locale. Ma anche i Celti dovettero soccombere alla chiesa cristiana e la maggior parte della loro antica conoscenza è andata perduta.Tuttavia non riuscirono a liberare completamente la memoria umana dalle adorazioni primitive in quanto le qualità - attribuite agli animali dalla società - sonouniversalie talmente radicatecheCarl Jung le definì parti della memoria culturale della collettività.Questo atteggiamento contribuì ad aprire un profondo divario culturale tra il punto di vista europeo e quello degli indigeni d’america cui gli europei devono rivolgersi per riscoprire la saggezza animale.I racconti dei nativi d’America sulla creazione concordano con la concezione della chiesa cristiana (che però si differenzia nell’interpretazione dell’evento) in cui sostiene che l’uomo rappresenta l’ultimo nato. Per i nativi d’America l’animale a due zampe (l’uomo) rappresenta l’infanzia (in quanto più giovane come comparsa sulla terra), mentre gli animali (più anziani e con maggior esperienza) i maestri dell’umanità.La cultura indigena si fonda sulla convinzione che l’uomo deve adattarsi all’ambiente che lo circonda (compresi gli animali) trovando il proprio posto nel mondo piuttosto di cercare di piegarlo al proprio volere. L’uomo non è superiore,né un controllore e neanche il proprietario della terra ma è parte di essa che rappresenta la famiglia originaria composta sia da piante che da animali: “Mitakuye Oyasin” aforisma lakota che, tradotto in italiano, significa ”tutte le nostre relazioni”. Il totem, utilizzato dai nativi del nord-ovest con l’effigie umana alla base del palo e non in cima, è la rappresentazione della posizione dell’uomo nella gerarchia: viene considerato responsabilenon solo della condizione del pianeta ma di tutto ciò che ne contiene. Gli indiani d’america possono essere considerati senza dubbio i pionieri dell’ecologismo etico: nel 1600 parlavano di come ogni creatura fosse essenziale nell’equilibrio dell’intero pianeta e come la perdita dialcune di loro (anche le più apparentemente insignificanti) potesse danneggiare un intero sistema. La società bianca li ha derisi ed ha condotto l’umanità al punto in cui ci troviamo oggi.Appare evidente come il passaggioda una concezione del mondo come organismoa quella del mondo come macchina appartenga, comunque, adun processo evolutivoinevitabile che spinge l’uomo ad andare verso una sempre maggiore integrazione. Mentre stiamo pagando il prezzo delle manipolazioni del passato sta riaffiorando il vecchio mondo ed il crescente interesse per le religioni e le culture cosiddette “primitive”. Anche la scienza ha finalmente riconosciuto quello che i nativi americani sapevano per istinto: l’importanza di mantenere una visione unitaria del mondo e di noi stessi. Recuperare questavisione, che nel corso dei secoli si è frammentata perdendo di vista connessioni e relazioni reciproche, rappresenta la via che conduce alla riconciliazione trascienza e spiritualità.Ilmondocambierà nei confronti del regno animalein sintonia con la visione che l’uomo avrà del mondo e con ilsuolivello di consapevolezza. E’ dallevisioni del mondo chesono scaturiti tutti i modelli culturali all’interno dei quali sono emersi i“soggetti”che hanno selezionato i valori umani di ogni civiltà. Inoltre tra i nuovi paradigmi scientifici la “scienza della complessità” - attraverso la “teoria evoluzionistica dei sistemi” - fornisce nuove chiavi di interpretazione del cosmo e dell’uomo. Di grande importanza, per il tema che stiamo trattando, è uno dei principi che sostiene la teoria dei sistemi: all’interno di ogni livello di qualunque ambitonessun elemento è particolarmente importante, tutti concorrono alla salute del livello “tutto” più grande (eterarchia) ma quel tutto di ordine più elevato può esercitare un’influenza ed un controllo sui livelli più bassi (gerarchia). La gerarchia diventa patologica se il livello superiore tende a dominare e perfino reprimere i livelli inferiori.Questo perché il mondo è organizzato in modo olarchico (dal termine olone che significa il tutto in un contesto e contemporaneamente una parte in un altro contesto: gerarchia intesa come ordine coerente).Vediamo come ogni atteggiamento che manifesti la tendenzaa dominare o a sopraffare (come nel caso dell’uomo nei confronti degli animali) possa produrre, secondo la teoria evoluzionistica dei sistemi, gerarchie patologiche.Questo processo genera problemi di natura diversa: sono la conseguenza dell’incapacità di sistemare concetti ed esperienze vissute che, non trovando una giusta collocazione in un modello coerente, entrano spesso in conflitto tra loro.Sforziamocipertanto di elevare la nostra consapevolezza al fine di ritrovare, all’interno di una gerarchia sana, una giusta collocazione per gli animali che sicuramente non sono i laboratori dove si svolgono atrocità definite con il termine di “ricerca medica”. A che cosa servono se a questo proposito esistono elenchi ufficiali di farmaci testati sugli animali (quindi in teoria sicuri per l’uomo) ma che in realtà hanno prodotto all’interno dell’organismo umano effetti collaterali devastanti e spesso letali? Neanche l’abbandono in strada (fenomeno che si verifica ogni anno in estate)può essere considerato una sana collocazione per l’animale in quanto si registra un preoccupante aumento di incidenti stradali provocati dal randagismo. Rispetto alla ”teoria evoluzionistica dei sistemi” a quale visione del mondo corrispondono i modelli culturali dellasocietà contemporanea?A quale livello corrisponde una civiltà che – dopo aver elargito un affetto illusorio ed il calore di una casa – maltratta ed abbandona gli animali ad un destino crudele come quello di trascorrere tutta la vita in strada morendo di fame o investiti da una macchina o rinchiusi in un canile lager?Sabrina ParsiUOMINIEANIMALI:MAGICO SODALIZIO DA RECUPERAREArticolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera” del 19 luglio 2005L’intelligenza umana e quella animale sono sostanzialmente uguali Gli animali sono vittime di una dottrina antropocentrica che risale allo stoicismo. Ma già nel 3° secolo d.C. Plutarco - mediante un’indagine rigorosamente “scientifica” - stabilisce che gli animali sono dotati, per natura, di una certa forma di intelligenza anche se imperfetta rispetto a quella umana: differiscono nel grado ma non nella sostanza. Il filosofo Plutarco continua la tradizione platonica esercitando sulla cultura europea, dal Rinascimento in poi, una fondamentale influenza: si discosta dal presupposto stoico dell’irrazionalità animale. Plutarco afferma cioè che esiste una somiglianza sostanziale strutturale (e non fisica o metaforica) tra l’uomo e l’animale, sia per quanto concerne le passioni, sia per quanto concerne la razionalità. Afferma inoltre che le differenze, che si possono riscontrare tra i viventi, dipendono dal maggiore o minore grado di partecipazione alla ragione. L’animale non è escluso dalla comunità universale ma ne è parte integrante:tra uomo ed animale esiste sin dal tempo degli antichi saggi una giustizia comune. In questa prospettiva ne consegue che l’uomo, per agire moralmente, dovrà riconoscere i diritti degli animali, non cibarsi delle loro carni, astenersi dalla violenza e dalle inutili sevizie che mirano unicamente al piacere ed alla soddisfazione della propria sete di sangue. Ma soprattutto dovrà attenersi al principio senocrateo che impone in termini assoluti il divieto incondizionato e generalizzato di uccidere, di togliere la vita ad un essere vivente. Le argomentazioni di Plutarco risalivano a Teofrasto (discepolo di Aristotele) e parallelamente all’accademico Senocrate. Teofrasto sosteneva il concetto di apparentamento fra tutti i viventi, fondato sulle loro affinità non solo fisiche ma anche psichiche. L’animale partecipa non solo per gli stessi impulsi, capacità di sentire, ma condivide anche le capacità razionali: la ragione non è privilegio esclusivo della specie umana, ma patrimonio comune di tutti i viventi. Sul concetto di apparentamento Teofrasto fonda il principio della “communio iuris” (della parità di diritti) tra uomo ed animali compiendo un importante passo in avanti rispetto alla comune cultura giuridica ed al suo stesso maestro Aristotele che, come è noto, aveva negato che possa esservi amicizia e giustizia tra uomo ed animale. Tali analogie tra uomo ed animale si esprimevano conseguentemente sul piano della parità dei diritti: come a buon diritto puniamo e distruggiamo gli uomini malvagi – che pure sono nostri simili – così è lecito “forse” distruggere quegli animali che per natura sono cattivi e dannosi. Analogamente come è un atto illegale uccidere gli uomini buoni, allo stesso modo sarà ingiusto ed illegale uccidere gli animali miti ed utili all’uomo. Il principio teofraseo nega peraltro anche la legittimità stessa dei sacrifici cruenti: non si immoleranno agli dei gli animali malvagi perché indegni ed inadatti alla divinità, né quelli buoni perché sarà oltraggioso rendere onore agli dei mediante un atto ingiusto. A tale proposito sostituisce i sacrifici cruenti con l’offerta dei prodotti della terra. Il fascino che gli animali esercitano sull’umanità risale ai tempi della preistoria. In qualità di simboli si sono infatti intrecciati alla trama delle credenze religiose sia del vecchio che del nuovo mondo come dimostrano le tracce rinvenute in tutta Europa, soprattutto nelle regioni mediterranee, sia nelle pitture murali della Francia meridionale sia nei rilievi dei templi portati alla luce dagli scavi in Egitto. In effetti, durante il periodo predinastico, le prime divinità erano soprattutto divinità animali. A partire dalla prima dinastia gli animali genitori coniugavano sia animali con la testa umana – come il geroglifico di “ba” (anima) – sia forme umane con teste di animali o uccelli. “Bastet” è un esempio di questa transizione: è una divinità originariamente ritratta come un gatto domestico che, solo intorno al 2100 a.C., divenne una donna con la testa di gatto. Nei secoli precedenti all’adozione del cristianesimo da parte degli Egizi, la popolazione ritornò all’adorazione degli animali abbandonando le divinità semi-umane probabilmente perché il popolo si sentiva tradito dai re-dei dopo che il territorio era stato invaso da una serie di conquistatori provenienti dalla Nubia, dalla Grecia e da Roma. Anche il pantheon dei Greci e dei Romani mantenne l’associazione tra dei ed animali. Basti pensare, ad esempio, alla Atena greca ed alla Diana di Roma, entrambe associate al gufo. I Greci inoltre riconoscevano nella forma umana la perfezione ultima, una concezione adottata anche dai Romani con pochissime differenze. In seguito tutto ciò che era romano venne considerato superiore. Di conseguenza animali ed uccelli furono degradati ad animali di compagnia o da lavoro e le divinità ne potevano assumere le forme con grande beneficio di Zeus e Giove. Ad ogni modo venivano considerati servitori dell’uomo o comunque esseri inferiori. Questo aprì un profondo divario culturale tra il punto di vista europeo e quello degli indigeni d’America.Gli ebrei, ed in seguito la Chiesa di Roma, rifiutavano qualsiasi associazione tra divino ed animale. La Bibbia assegnava all’uomo il pieno dominio su tutte le creature della terra, del cielo e del mare. Nel frattempo la gerarchia cattolica soppresse sistematicamente la vecchia religione, distruggendo i vecchi templi per costruire le proprie cattedrali. Quelli che mantennero le vecchie conoscenze furono considerati eretici ed agli animali venne negata l’anima. Tuttavia i nostri padri cristiani non riuscirono a liberare completamente la memoria umana dalle adorazioni “primitive”. Così la Chiesa romana si conformò all’opinione popolare ed il cerbiatto divenne il simbolo della purezza, il cervo adulto simbolo della nobiltà, tanto per fare due esempi. Le qualità attribuite dalla società agli animali sono così universali, così radicate che il noto psicologo Carl Jung li definì parti della memoria inconscia o culturale della collettività. In Europa i Celti, con i propri druidi, conservarono a lungo la vecchia fede attribuendo poteri magici agli stessi animali. Spesso la saggezza animale veniva ricercata senza alcuna interferenza con la divinità locale in una visione d’insieme che è la più vicina a quella dei nativi americani. Anche i Celti dovettero soccombere alla Chiesa cristiana e la maggior parte della loro conoscenza è andata perduta o è stata oscurata dal tempo. Gli europei, quindi, devono rivolgersi ai nativi d’America per riscoprire la saggezza animale. La maggior parte dei loro racconti della creazione, inoltre, concorda con la Chiesa cristiana sul fatto che l’uomo sia l’ultimo nato, ma si differenziano nell’interpretazione dell’evento. Molte tribù attribuiscono la creazione stessa agli animali, dal corvo alla volpe. Per i nativi d’America l’animale a due zampe (l’uomo), in quanto più giovane, era l’infanzia e gli animali, più anziani e con maggiore esperienza, i maestri dell’umanità. Nel cuore della credenza indigena c’è il fatto che la gente non solo può, ma deve imparare dal proprio ambiente in generale e dagli animali in particolare. L’uomo deve adattarsi a ciò che lo circonda, trovando il proprio posto nel mondo, piuttosto che cercare di piegarlo al proprio volere. L’uomo non è superiore, né controllore e proprietario della terra, ma è parte di essa e parte di una famiglia più vasta, una famiglia originaria che comprende sia piante, sia animali: un’idea insita nella frase lakota “mitakuye oyasin” (tutte le nostre relazioni). La posizione dell’uomo nella gerarchia è illustrata graficamente dal totem utilizzato dai nativi del nord-ovest: l’effigie umana si trova alla base del palo e non in cima. Questo perché l’uomo è considerato responsabile non solo della condizione del pianeta, ma di tutto ciò che contiene. I nativi americani possono essere considerati giustamente i primi ecologisti. Molto tempo prima del 1600 sostenevano di come ogni creatura fosse essenziale nell’equilibrio dell’intero pianeta e di come la perdita di alcune di loro (anche la più apparentemente insignificante come uno scarabeo) potesse danneggiare un intero ecosistema. In nome di un presunto progresso oggi stiamo pagando un prezzo altissimo. Di conseguenza si riscoprono le culture cosiddette “primitive”. La scienza ha finalmente riconosciuto quello che i nativi americani sapevano per istinto: dobbiamo prenderci cura del mondo in cui abitiamo e non dominarlo. Dobbiamo aprire canali di comunicazione con gli animali in quanto sono esseri multidimensionali, vivono in simbiosi con le leggi e le energie della natura, possiedono conoscenze ancestrali e poteri extrasensoriali. Essere in armonia con il regno animale significa aprire il cuore alla saggezza della “biblioteca vivente”. Probabilmente il sé emotivo e mentale,l’espansione della coscienza, la consapevolezza di integrarsi con il tutto sono itinerari obbligati per l’umanità al fine di avviare finalmente il processo evolutivo, energetico e spirituale del pianeta.