Cerrar bloque  Benessere e alimentazione

 

Articolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera”

del 29 aprile 2003


IL BENESSERE ATTRAVERSO

L’ ALIMENTAZIONE


Mai come oggi, nei paesi occidentali, vi è stata abbondanza di cibo. In Italia gli studiosi ritengono che una donna su quattro ed un uomo su cinque siano in soprappeso. Con la disponibilità di cibo sempre crescente, che caratterizza i paesi industrializzati, questa tendenza è ulteriormente aumentata ed, anzi, si sta rafforzando anche tra i bambini. Negli ultimi 50 anni anche le abitudini alimentari, in Italia così come negli altri paesi industrializzati, sono cambiate radicalmente: il consumo di zuccheri, di carne e di grassi si è moltiplicato.

Al tempo stesso, mai come oggi, la composizione di quello che c’è nel piatto è stata messa sotto accusa come principale responsabile delle malattie più diffuse da quelle cardiocircolatorie al diabete, al tumore. Se un tempo la maggior parte delle calorie derivavano dai cereali integrali, oggi il fabbisogno energetico è garantito da zucchero, cereali raffinati e grassi che forniscono all’organismo “calorie vuote” (prive cioè di tutte quelle sostanze nutritive naturalmente presenti).

Ad esempio gran parte del pane è fatto con farina 00 (ottenuta dalla raffinazione del frumento). Bisogna purtroppo concludere che la quantità di alimenti vitali è del tutto insufficiente. Come, per esempio, calcio, ferro, cromo, magn

esio ed alcune sostanze chiamate antiossidanti la cui funzione precisa è quella di difesa dalle sostanze cancerogene.

Infatti, a lungo andare, la carenza di vitamine e minerali priva l’organismo delle risorse necessarie per contrastare le aggressioni cui è costantemente esposto. Anche l’aumento del consumo di cibi precucinati è preoccupante per la salute dell’uomo ulteriormente compromessa dall’aggiunta – nella composizione dell’alimento – di conservanti ed esaltatori di sapidità.

L’alimentazione ideale si ottiene quando gli ingredienti utilizzati sono vitali: privi di pesticidi, quindi coltivati secondo i metodi dell’agricoltura biologica; integrali, non sottoposti cioè a raffinazione ed a forzature che snaturino la composizione; consumati autenticamente freschi (i prodotti cosiddetti freschi vengono consumati a volte mesi dopo essere stati raccolti e per ogni giorno di conservazione vi è una diminuzione del contenuto in vitamine).

Inoltre il cibo non può essere considerato semplicemente come la somma degli elementi che lo costituiscono: proteine, zuccheri, vitamine e grassi. Infatti le analisi di laboratorio considerano ciascun componente singolarmente ripetendo l’errore che viene fatto dalla medicina classica che scompone l’uomo in compartimenti perdendo così la visione olistica dell’organismo. Ma il cibo è anche il risultato di un processo di interazioni che avvengono tra le diverse sostanze presenti.

Sabrina Parsi

 

 

 

 

Articolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera”

del 29 aprile 2003


LE SOSTANZE CHE PROTEGGONO

IL NOSTRO ORGANISMO


Nelle cellule del nostro corpo è presente l’ossigeno che, combinandosi con l’idrogeno, forma una molecola aggressiva che sgretola la struttura delle cellule, cioè le ossida. L’invecchiamento aumenta questo processo di ossidazione che viene anche provocato dai radicali liberi (si tratta di atomi con elettroni spaiati che, introdotti nell’organismo, generano a loro volta lo stesso meccanismo ossidante).

Sono presenti nei grassi rancidi e sono prodotti dall’azione di sostanze tossiche: dal fumo della sigaretta, dall’inquinamento, dai campi elettromagnetici e dalle radiazioni solari e radioattive. I radicali liberi sono in grado di causare diverse malattie e tumori. Studi condotti in questi ultimi anni hanno dimostrato, senza alcun dubbio, le proprietà anticancerogene e protettive dell’organismo nei confronti delle malattie degenerative: il betacarotene, da cui l’organismo ricava la vitamina A. E’ presente nelle carote, nel cavolo, nei peperoni rossi, negli spinaci e nella zucca.

La vitamina C è presente in buona quantità negli agrumi, nei cavolfiori, nelle fragole, nei kiwi e nel ribes. La vitamina E è presente nell’olio di germe di grano e negli altri oli vegetali, nelle noci, nelle mandorle. Il selenio è presente in maniera considerevole nell’aglio, fagioli di soia, fagioli secchi, farina di soia, lenticchie, piselli freschi, fagioli freschi, avena, noci, nocciole, orzo, spinaci, cetrioli, pesce.

Acidi grassi essenziali (linolenico e linoleico) sono contenuti in buona quantità negli oli spremuti a freddo: soia, cartamo, enotera, germe di grano, mais, noci, sesamo, arachidi, girasole. Oppure nelle noci, nei semi di zucca, nei semi di lino e nei pesci delle acque fredde (salmone, sardine, sgombri e trote).

Sabrina Parsi

 

 

 

Articolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera”

del 13 maggio 2003

IL VEGETARIANESIMO PER UNA MIGLIORE QUALITA’ DELLA VITA


Nello speciale “Il biomagnetismo nasce dalla cellula” abbiamo evidenziato come ogni alimento sia un corpo biomagnetico che assimila precise vibrazioni dalle forze cosmiche. Gli alimenti di origine animale sono tra quelli che abbassano le vibrazioni magnetiche dell’uomo. Quando ci nutriamo di un animale assumiamo non solo le sostanze materiali, ma anche quelle animiche. In questo modo l’anima dell’uomo si contamina di energie, pensieri e sensazioni che nulla hanno di umano. Introdurre il cibo nel corpo vuol dire entrare in comunione con le energie dell’alimento.

Mangiare solo per riempire lo stomaco e colmare la morsa della fame è un comportamento istintivo ed animalesco. L’atto di nutrirsi assume un altro significato quando si interagisce consapevolmente e coscientemente con le energie positive che introduciamo. Diventare parte attiva della digestione, per esempio di una mela, significa percepire le energie della mela ed entrare in comunione con le cellule di questo frutto, la forza del sole, della terra e sintonizzare il proprio stomaco sulla frequenza vibratoria di queste energie.

Nel corso della storia per motivi religiosi, filosofici, salutisti l’uomo ha praticato il vegetarianesimo. Si è cioè astenuto dal consumo di carne e di altri prodotti di derivazione animale. Molti celebri personaggi di tutti i tempi furono vegetariani: Platone, Socrate, Seneca, Pitagora, Leonardo da Vinci, Newton, Rousseau, Voltaire, Darwin, Tolstoi, Ghandi, Einstein e tanti altri.

Il vegetarianesimo moderno si è diffuso nel XIX secolo in Gran Bretagna dove nel 1848 apparve la prima rivista specializzata “The Vegetarian”. Solo negli anni sessanta il vegetarianesimo si diffonde in tutte le sue forme nel mondo occidentale sotto la spinta dei movimenti ecologici e naturisti. Ancora oggi intere popolazioni non mangiano la carne per motivi religiosi, altre ne consumano in quantità trascurabili semplicemente perché non hanno la possibilità di procurarsela.

Tralasciando le ragioni di ordine religioso esaminiamo le motivazioni etiche e salutiste a sostegno della scelta vegetariana. L’ORGANISMO DELL’UOMO NON E’ ADATTO AL CONSUMO DI CARNE. Gli animali, che mangiano esclusivamente carne, posseggono un apparato digestivo molto semplice e corto. Questa caratteristica organica è dovuta al fatto che la carne si decompone velocemente, va in putrefazione ed intossica il sangue se rimane nel corpo troppo a lungo. Inoltre lo stomaco di un carnivoro ha un quantitativo di acido cloridrico dieci volte superiore rispetto alla quantità prodotta dagli animali erbivori.

Infine i carnivori hanno denti lunghi ed affilati in grado di mordere e tagliare la carne. Al contrario gli animali erbivori hanno denti piatti per poter masticare a lungo ed insalivare bene i vegetali con la saliva che contiene la ptialina, l’enzima necessario alla loro digestione. Il loro intestino, infatti, è dieci volte più lungo della lunghezza del corpo. In particolare quello dell’uomo è dodici volte più lungo. La dieta vegetariana mantiene bassi i livelli di colesterolo e diminuisce il rischio di malattie cardiocircolatorie.

Un rapporto del Comitato Parlamentare sulla Nutrizione ed i Bisogni Umani, pubblicato nel 1977, sosteneva che accanto all’uso di alcol e di tabacco, il consumo di carne è probabilmente uno dei fattori maggiormente responsabile della mortalità nell’Europa Occidentale, negli Stati Uniti ed in altri paesi economicamente avanzati. La dieta vegetariana riduce il rischio di contrarre alcune forme di tumore. Mol-

te ricerche, condotte negli ultimi trent’anni, fanno pensare che esista uno

stretto legame tra un consumo eccessivo di carne ed il tumore del colon, del retto, del seno e dell’utero.

LA CARNE PUO’ ESSERE UN ALIMENTO INQUINATO. Spesso la carne che arriva nei nostri piatti proviene da animali alimentati in modo forzato. Per fare ingrassare velocemente i polli, per esempio, si ingozzano costringendoli a restare in stie che non permettono loro di muoversi. A volte vengono nutriti con gli scarti della macellazione di altri polli. In tal modo, nelle loro carni, il grasso risulta eccessivamente alto. Le tossine, incluso l’acido urico, sono presenti nel sangue e nei tessuti degli animali carnivori così come i batteri virali, provenienti non solo dal processo di putrefazione ma anche dalle malattie animali.

Inoltre la carne contiene i vaccini iniettati negli animali. L’UCCISIONE INTOSSICA L’ANIMALE. Durante l’agonia della macellazione l’organismo dell’animale viene invaso dagli ormoni che ne intossicano il sangue. Inoltre dal momento della morte le proteine della carne iniziano un processo di coagulazione che porta alla formazione di sostanze definite ptomaine. Conseguentemente si accelerano i processi di putrefazione. Giunta nell’intestino dell’uomo la carne impiega un tempo lungo per essere espulsa, anche fino a cinque giorni, periodo durante il quale i prodotti di decadimento della carne sono in contatto costante con le pareti intestinali.

Inoltre è bene sapere che gli animali, divorando animali più piccoli, accumulano nel proprio organismo tutti i veleni assunti dalle loro prede in un ciclo biologico vizioso. Anche le piante sono cariche di veleni immessi dall’uomo nelle acque e nel terreno (per esempio i pesticidi utilizzati in agricoltura). A sua volta l’uomo, mangiando animali di grossa taglia, ne assimila i veleni presenti nella carne. E’ stato calcolato, infatti, che nella carne la presenza di residui di pesticidi ed altri prodotti tossici è tredici volte più elevata che nei vegetali.

Il vegetarianesimo può assumere forme diverse a seconda del tipo di alimenti che si consumano. LA DIETA LATTEO-OVO-VEGETARIANA esclude la carne, il pesce, il pollame ma non le uova, il latte ed i latticini come, per esempio, il burro, il formaggio e lo yogurt. LA DIETA LATTEO-VEGETARIANA è simile alla precedente, ma esclude anche il consumo di uova. LA DIETA VEGETARIANA esclude qualsiasi prodotto animale, compresi le uova ed il latte. LA DIETA VEGANISTA esclude anche tutti i derivati di origine animale e quindi tutti i prodotti in cui siano presenti grassi idrogenati di derivazione animale come, per esempio, alcuni tipi di margarine. Inoltre chi segue questa dieta non accetta alcun manufatto di origine animale (cuoio, pelle, pellicce). LA DIETA FRUTTARIANA si limita al consumo di frutta fresca e secca.

Sabrina Parsi

 

 

 

Articolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera”

del 2 marzo 2004


Programma del dr. Dean Ornish per la regressione delle malattie del cuore

L’unico sistema scientificamente provato per ottenere la regressione di malattie cardiache senza sostanze chimiche o chirurgia. Il programma è basato sulla ricerca pubblicata dal giornale dell’ Associazione Medica Americana (JAMA).



Il dr. Dean Ornish é il primo clinico ad offrire prove documentate che la malattia cardiaca può essere fermata o può regredire semplicemente cambiando lo stile di vita. Il programma del dr. Ornish, fondato sul suo studio scientifico internazionalmente riconosciuto e sottoposto a verifica per quattro anni, ha dato risultati eclatanti.  Dean Ornish, attualmente dirigente dell’Istituto di Medicina Preventiva di Sausalito in California, da circa vent’anni studia come arrestare e far regredire l’aterosclerosi delle coronarie senza l’uso di farmaci, ma cambiando in modo drastico lo stile di vita.

Nel 1990 pubblicò su "The Lancet" i primi importanti risultati realizzati con uno studio controllato "randomizzato": un gruppo di cardiopatici è stato sottoposto ad un intenso programma di cambiamento dello stile di vita, articolato in quattro punti: 1) Alimentazione con una quota di grassi non superiore al 10% dell’introito calorico; 2) attività fisica regolare (exercise) come camminate 3-4 volte a settimana; 3) esercizi di rilassamento (stress management, yoga, meditazione); 4) cura dell’interiorità (love & intimacy).

Un altro gruppo, invece, ha seguito la dieta raccomandata in questi casi (25 % di grassi) ed il trattamento standard a base di farmaci anticolesterolo. Dopo un anno il gruppo che seguiva la terapia integrata naturale aveva una netta riduzione degli episodi di angina (dolore al petto) ed anche una forte riduzione del restringimento (stenosi) delle coronarie colpite dall’ aterosclerosi, a differenza dell’altro gruppo che invece vedeva progredire sia gli attacchi di angina sia le lesioni alle coronarie. Dopo cinque anni i risultati, pubblicati su JAMA (Journal of the American Medical Association), sono stati ancor più evidenti, poiché non solo hanno confermato i dati precedenti, ma hanno anche dimostrato importanti conseguenze pratiche: il gruppo che ha seguito la terapia integrata "mente-corpo" ha avuto meno della metà di attacchi cardiaci di quello che ha seguito la terapia convenzionale.

Nel suo libro rivoluzionario il dr. Ornish, oltre a presentare numerosi casi drammatici, guida passo dopo passo attraverso lo straordinario programma “Apri il tuo cuore” (riconosciuto vincente per la salute d’America dalle assicurazioni). Il programma va al di là della pura salute fisica ed include la psicologia, le emozioni e gli aspetti spirituali così vitali per la salute. Questo libro rappresenta il meglio che la medicina moderna possa offrire: può stimolare ad aprire il cuore verso una migliore qualità della vita più lunga e felice. Infatti i pazienti del dr. Ornish, oltre a sentirsi meglio quasi immediatamente, hanno dichiarato di essere rinati a nuova vita (per gli standard della medicina convenzionale l’impossibile é accaduto).

La visione “olistica” del dr. Ornish nei confronti della malattia (perfino gravi patologie cardiache) e della salute ha spesso consentito soluzioni alternative alle medicine convenzionali ed alle operazioni. Allo scadere di un anno, grazie al lavoro del dr. Ornish, molti pazienti hanno riferito che i loro dolori al petto erano virtualmente scomparsi e per l’82% dei pazienti le ostruzioni arteriose erano regredite. Tali risultati hanno consentito la riduzione o cessazione delle medicazioni, l’acquisizione di uno stato psico-fisico di serenità e di maggiore energia vitale ed una sostanziale perdita di peso pur alimentandosi di più. Per esigenze di spazio pubblicheremo nella prossima rubrica l’articolo “La dieta Ornish e le coronarie”. Per approfondimenti consultare il sito www.celestinian-center.com

Sabrina Parsi






Articolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera”

del 9 marzo 2004


La dieta “lifestyle heart trial”

del dr. Dean Ornish


Il famoso cardiologo americano, autore di bestseller salutisti a livello mondiale, diffonde con successo la sua terapia per la regressione dell’arteriosclerosi coronarica



Negli USA ed in Europa la malattia coronarica è la principale causa di morte in entrambi i sessi ed è responsabile di circa un terzo dei decessi totali di ogni anno. E' pertanto utile divulgare la “dieta Ornish” sulla regressione dell'arteriosclerosi che rappresenta una tappa importante nella prevenzione e nella terapia della malattia coronarica. Il dr. Dean Ornish - noto cardiologo americano autore di libri sulle diete per la prevenzione e la terapia delle malattie coronariche e dell'obesità - è anche autore di uno studio famoso sulla regressione dell'arteriosclerosi coronarica ottenuta con la dieta “lifestyle heart trial”, pubblicata su Lancet nel 1990. Il dr. Dean Ornish è il fondatore del Preventive Medicine Research Institute negli USA. Con una dieta quasi totalmente vegetariana, dopo un anno, si è osservata la regressione delle placche coronariche in 28 pazienti seguiti dal dr. Ornish. In questa ricerca sono stati confrontati 28 pazienti coronaropatici - trattati con la dieta di regressione di Ornish e senza farmaci - con 20 pazienti coronaropatici trattati con diete e terapie tradizionali. Questi sono stati i risultati: nei pazienti trattati con la dieta vegetariana riduzione del 91 % della frequenza dell'angina, del 42 % della durata dell'angina, del 28 % della severità dell'angina. Nei soggetti trattati con terapie e diete tradizionali si è avuto aumento del 165 % della frequenza, del 95 % della durata e del 39 % della severità dell'angina. L' angiografia coronarica ha dimostrato nel gruppo sperimentale una regressione della stenosi percentuale media del diametro dal 40 al 38 % ed una progressione dal 62 al 64 % nel gruppo di controllo. Gli autori hanno concluso che variazioni dello stile di vita possono condurre a regressione dell'arteriosclerosi coronarica, anche severa in un anno senza impiego di farmaci. Secondo il dr. Ornish ogni 1 % di tasso in più del colesterolo totale sopra i 150 mg comporta un aumento del rischio coronarico del 2 %. La teoria enunciata dal dr. Ornish afferma che una dieta molto ricca di frutta, verdure, cereali, legumi, albume di uovo sodo , piccole quantità di latte sgrassato e poverissima di grassi meno del 10 % possa provocare il dimagrimento e portare alla prevenzione o alla regressione delle malattie coronariche senza farmaci o interventi chirurgici. Controlli coronarografici, eseguiti presso Università americane, hanno dimostrato l'esattezza di questa teoria: si è infatti osservata la regressione delle placche, la normalizzazione delle scintigrafie e delle coronarografie in soggetti affetti da gravi coronaropatie. I cambiamenti di vita richiesti includono dieta severa, controllo dello stress, abolizione del fumo, moderato esercizio fisico. Durante il periodo dello studio i pazienti hanno osservato miglioramento delle condizioni cardiocircolatorie, del peso e della circonferenza addominale. Nel corso del primo anno di dieta i pazienti hanno avuto un calo di peso di 10 kg., senza controllo delle porzioni e delle quantità di cibo, ma ingerendo alimenti poverissimi di grassi di qualsiasi genere e con assenza pressoché totale di colesterolo. Poiché gli alimenti consigliati sono pieni di fibre si ottiene sensazione di sazietà senza ingerire troppe calorie. Con la dieta di Ornish viene consigliata un’alimentazione ricca di frutta, verdure, legumi, cereali integrali, prodotti di soia sgrassati: questi cibi sono naturalmente molto poveri di grassi. Gli alimenti da evitare, secondo il dr. Ornish, sono le carni di qualsiasi genere, le olive, la frutta secca oleosa , gli oli di tutti i tipi, lo zucchero raffinato, l'alcool e tutti i cibi con un contenuto di più del 2 % di grassi per porzione. Viene inoltre raccomandata la riduzione degli zuccheri semplici quali il riso raffinato, la farina 00, lo zucchero raffinato. I risultati brillanti di questa dieta sono dovuti al fatto che i grassi hanno 9 calorie per grammo, più del doppio delle calorie delle proteine e dei carboidrati 4 gr. In più i cibi consigliati, essendo pieni di fibre, danno una forte sensazione di sazietà. Il maggiore appunto da fare a questa dieta è il basso contenuto di grassi monoinsaturi (ne è ricco l'olio di oliva) in quanto i monoinsaturi possono abbassare il colesterolo LDL o colesterolo cattivo ed aumentare il colesterolo HDL o colesterolo buono. Altri appunti da fare sono il piccolo numero dei soggetti trattati nello studio e la carenza di grassi del pesce o omega 3. Uno dei vantaggi delle diete ipolipidiche è che il basso contenuto di grassi nella dieta riduce probabilmente la produzione di radicali liberi. E' di fondamentale importanza, a nostro avviso, integrare questa dieta con delle capsule di 1 grammo di grassi omega 3 o grassi del pesce. Benché questa dieta abbia dimostrato risultati estremamente buoni, risulta difficile da seguire, comporta una lunga serie di privazioni, esige un comportamento quasi monastico. Tuttavia può essere molto utile nei gravi coronaropatici o nei soggetti con gravi dislipidemie. Il dr. Ornish ha studiato due diete: “la dieta di regressione” per i coronaropatici e “la dieta di prevenzione” per soggetti con fattori di rischio. La dieta di regressione è indicata per coronaropatici gravi. Si tratta di una dieta quasi del tutto vegetariana. I vegetali non contengono colesterolo, non contengono grassi saturi, eccetto le olive, le noci, gli avocado, le noci di cocco . La dieta di regressione ha queste caratteristiche: 1) meno del 10 % delle calorie dai grassi; 2) i cibi con alto contenuto di grassi saturi sono esclusi (frutta secca oleosa, avocado, cocco, noci, nocciole); 3) la dieta è ricca di fibre; 4) piccole dosi di vino sono permesse; 5) qualsiasi olio e tutti i prodotti animali sono esclusi, sono permessi latte sgrassato e albume di uovo sodo a volontà; 6) il caffè è escluso; 7) un moderato uso di zucchero integrale e sale è ammesso; 8) l'esercizio fisico è necessario (secondo il dr. Ornish basta camminare 20-60 minuti al giorno); 9) la dieta abbonda di frutta, verdura, legumi , cereali integrali, latte sgrassato, albume di uovo sodo, riso integrale, patate, datteri, castagne. Le calorie non sono limitate. Questa dieta contiene: il 10 % di grassi; dal 70 al 75 % di carboidrati; dal 15 al 20 % di proteine; 5 mg al giorno di colesterolo. La dieta fornisce le proteine necessarie, i 9 aminoacidi essenziali ed i tre più importanti: lisina, triptofano, metionina. Secondo il dr. Ornish 14 gr di grassi al giorno sono sufficienti a fornire gli acidi grassi essenziali. Il vero acido grasso essenziale è l'acido linoleico. L'acido arachidonico può essere formato nell'organismo dall'acido linoleico. Se si vogliono evitare stati carenziali di acidi grassi essenziali l'1-2 % dell'energia totale deve essere fornita dall'acido linoleico. La dieta di prevenzione è indicata per quei soggetti che, pur in assenza di coronaropatia, presentano alti livelli di colesterolo ed un rapporto colesterolo totale diviso colesterolo HDL superiore a 3. Questa dieta è più permissiva della dieta di regressione e consente una maggiore varietà di cibi. Si é formato un gruppo di studio per l’applicazione del Metodo Ornish. Quanti sono interessati (specialisti, medici, psicologi, analisti, maestri di yoga, nutrizionisti, ecc.) a farne parte possono mettersi in contatto attraverso il sito www.celestinian-center.com (e-mail: eacus@iol.it). Occorrono, oltre agli specialisti con una impostazione chiaramente olistica, traduttori e centri di diffusione dove inserire le pratiche condotte con il Metodo Ornish. Qualora si intenda organizzare una riunione di documentazione é necessario comunicare e concordare con ragionevole anticipo. Informazioni ed approfondimenti sono consultabili sui siti Internet inserendo “Dean Ornish” nei motori di ricerca o American Health Association e riviste come JAMA e LANCET da noi citate. Il Metodo Ornish è stato esteso con significativi successi alla cura dell’ipertensione e del diabete.

Sabrina Parsi




Articolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera”

del 30 marzo 2004





Attenzione alle diete dimagranti:

riducono il peso ma non il grasso


Per molti secoli (purtroppo ancora oggi in vaste aree della terra) l’uomo ha avuto il problema di trovare il nutrimento sufficiente per sopravvivere. Nei paesi industrializzati, invece, l’abbondanza di cibo disponibile ha determinato il cambiamento delle abitudini alimentari (non solo nella quantità ma anche nella qualità) ed ha provocato in molte persone l’accumulo di chili in eccesso.

Basti pensare che, negli ultimi cinquant’anni, sia in Italia che negli altri paesi industrializzati il consumo dello zucchero è aumentato di sei volte, mentre quello della carne di quattro e la percentuale dei grassi è raddoppiata. Come conseguenza la grande maggioranza degli individui ingrassa perché si alimenta male e perchè mangia almeno un terzo in più del necessario.

E’ ovvio come in una società edonistica come la nostra (ossessionata dalla linea) le diete dimagranti possano svolgere un ruolo fondamentale per riconquistare un’immagine positiva di sè stessi. Purtroppo la dieta non può essere considerata una soluzione definitiva per il problema di sovrappeso: non è unicamente un problema di apparenza, piuttosto va considerato come il segnale di uno squilibrio (fisico, emozionale, mentale, spirituale).

Infatti il modo di alimentarsi, la competenza nel gestire i propri pensieri ed emozioni, il non praticare costantemente un’adeguata attività fisica, l’incapacità di attribuire un significato “alto” alla propria esperienza di vita terrena, contribuiscono, a lungo andare, a determinare seri danni alla salute. Possiamo pertanto avviare un processo di “smaltimento” partendo da una buona dieta che abbia tre caratteristiche fondamentali: modificare le abitudini alimentari, diminuire gradualmente il peso, stabilizzare il peso per sempre.

E’ opportuno comprendere che il nostro organismo non diminuisce di peso in modo regolare. Nei primi giorni di dieta il dimagrimento è veloce e questo è uno dei motivi dell’apparente successo di alcune diete definite “miracolose”: in seguito l’organismo, sentendo diminuire le proprie riserve di energia, reagisce come una brava massaia davanti ad una dispensa poco fornita. Cerca di risparmiare limitando i propri consumi e mettendo da parte una scorta di provviste . Infatti l’organismo abbassa il suo metabolismo di base (vale a dire la quantità di calorie necessarie per sopravvivere in stato di riposo) mantenendosi (con l’utilizzo di poche calorie) ugualmente funzionante e garantendo una riserva di grasso. Questo è uno dei motivi principali per cui dopo una drastica dieta dimagrante si ingrassa molto velocemente in un organismo ormai abituato a consumare poche calorie.

Infatti il dr. Dean Ornish, noto cardiologo americano autore di libri di diete per la prevenzione e la terapia delle malattie coronariche e dell’obesità, nel suo libro “Reversing Heart Disease” (1990) e “Eat More-Weigh Less” (mangia di più pesa di meno) (1993) ci mette in guardia sui digiuni “selvaggi” e sulla privazione di cibo in quanto il corpo lo interpreta come “stress” ed immediatamente entra in azione per depositare grasso mentre “decresce” l’utilizzazione del grasso immagazzinato nel corpo. Anche se la bilancia registrerà, inizialmente, una perdita di peso è opportuno sapere che, in realtà, si stanno bruciando i tessuti muscolari e non il grasso.

Inoltre il dr. Ornish spiega che le calorie vengono metabolizzate dal corpo in maniera diversa rispetto alla loro natura: una caloria di grasso è diversa da quella del carboidrato o della proteina. Infatti ogni grammo di grasso assimilato nell’alimento ha più del doppio di calorie rispetto, per esempio, ad ogni grammo di carboidrato che rispetto al primo (nello steso quantitativo) è più facile da bruciare.

Per tutte queste motivazioni è opportuno (invece di contare le calorie) diventare consapevoli di ogni cosa che mangiamo e trarre maggiori benefici da una dieta a basso contenuto di grassi (in media una persona - per soddisfare la richiesta giornaliera di acidi grassi essenziali - necessita di un consumo inferiore a 14 grammi al giorno). Oggi la media è almeno di 112 grammi al giorno (per la maggior parte ”saturo” responsabile dell’incremento del colesterolo).

Occorre ricordare che la riduzione del grasso può ridurre in maniera significativa anche il rischio di sviluppare malattie degenerative come pressione sanguigna alta, arterie coronariche ostruite, collassi, osteoporosi, diabete, calcoli, cancro al colon, alla prostata, al seno. Inoltre, abbassando il consumo dei grassi, si riduce anche la produzione di radicali liberi (molecole che danneggiano le cellule ed accelerano l’invecchiamento).

E’ importante orientare il nostro interesse sulla riduzione del grasso corporeo per poi arrivare naturalmente e gradualmente alla perdita di peso alimentandosi con cibi che hanno solo il 10% delle calorie provenienti dal cibo come frutta, vegetali, prodotti caseari senza grasso o con poco grasso, riso, legumi, grano integrale, bistecche vegetariane. I cibi che vanno evitati completamente sono carne e pesce grasso. Altri cibi da evitare o mangiare in piccole quantità: carni magre senza pelle, pesce magro, olii, avocado, olive, nocciole, semi, zucchero ed ogni prodotto commerciale disponibile con più di due grammi di grasso per porzione. A tale proposito è opportuno sapere che l’etichetta con la dicitura “light” riportata sulle confezioni si riferisce sfortunatamente a linee guida basate su una dieta che prevede il 30% di calorie da grassi.

Molta gente si chiede: come avere proteine in abbondanza con una dieta vegetariana? Innanzitutto, afferma il dr. Ornish, troppe proteine come troppo poche possono essere nocive. Per esempio troppe proteine possono solo condurre all’osteoporosi ed alla demineralizzazione. La proteina è formata da blocchi (gruppi di molecole) di 22 aminoacidi: il nostro corpo ne può produrre 13, gli altri 9 li otteniamo dalla dieta e sono chiamati “aminoacidi essenziali” (gli aminoacidi ottenuti da cibi vegetali sono esattamente gli stessi di quelli che vengono da cibi animali). Non occorre essere esperti di nutrizione per realizzare proteine complete con cibi a basso contenuto di grasso: riso e fagioli, pasta e ceci o lenticchie e pane di grano integrale. Oppure la combinazione di ogni tipo di cereali o legumi con latticini non grassi: farina d’avena con latte o yogurt.

Per ottenere una “sana” forma fisica occorre non solo ridurre il grasso corporeo ma alzare il “termostato” del corpo per bruciare il grasso più velocemente e ridurre le scorte (rotolini di grasso) attraverso un programma regolare di esercizi fisici finalizzati al rafforzamento della struttura muscolare per rendere più attivo il metabolismo. Un esercizio moderato (30 minuti di camminata al giorno o attività simili) sono sufficienti per una buona salute. Se invece si vuole essere più in forma ci sarà bisogno di consumare un minimo di 2000 calorie alla settimana con qualche genere di esercizio continuo, sostenuto (aerobico): nuotando per 30 minuti, 6 giorni alla settimana, giocando a tennis per un’ora, sciando per 30 minuti, 6 giorni alla settimana, facendo danza aerobica per 40 minuti, 5 giorni alla settimana, ecc.

Infine è bene ricordare che la misura di “buona forma” è data dal tempo che il cuore impiega a tornare normale dopo un esercizio vigoroso (più presto la pulsazione torna al suo solito ritmo di riposo più si è in forma). Anche l’uso della visualizzazione creativa contribuisce efficacemente a smaltire il grasso del corpo.

Sabrina Parsi

                                                                                                                              

  Articolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera” del 9 marzo 2004 

 La dieta “lifestyle heart trial”del dr. Dean Ornish Il famoso cardiologo americano, autore di bestseller salutisti a livello mondiale, diffonde con successo la sua terapia per la regressione dell’arteriosclerosi coronarica   Negli USA ed in Europa la malattia coronarica è la principale causa di morte in entrambi i sessi ed è responsabile di circa un terzo dei decessi totali di ogni anno. E' pertanto utile divulgare la “dieta Ornish” sulla regressione dell'arteriosclerosi che rappresenta una tappa importante nella prevenzione e nella terapia della malattia coronarica. Il dr. Dean Ornish - noto cardiologo americano autore di libri sulle diete per la prevenzione e la terapia delle malattie coronariche e dell'obesità - è anche autore di uno studio famoso sulla regressione dell'arteriosclerosi coronarica ottenuta con la dieta “lifestyle heart trial”, pubblicata su Lancet nel 1990. Il dr. Dean Ornish è  il fondatore del Preventive Medicine Research Institute negli USA. Con una dieta quasi totalmente vegetariana, dopo un anno, si è osservata la regressione delle placche coronariche in 28 pazienti seguiti dal dr. Ornish. In questa ricerca sono stati confrontati 28 pazienti coronaropatici - trattati con la dieta di regressione di Ornish e senza farmaci - con 20 pazienti coronaropatici trattati con diete e terapie tradizionali. Questi sono stati i risultati: nei pazienti trattati con la dieta vegetariana riduzione del 91 % della frequenza dell'angina, del 42 % della durata dell'angina, del 28 % della severità dell'angina. Nei soggetti trattati con terapie e diete tradizionali si è avuto aumento del 165 % della frequenza, del 95 % della durata e del 39 % della severità dell'angina. L' angiografia coronarica ha dimostrato nel gruppo sperimentale una regressione della stenosi percentuale media del diametro dal 40 al 38 % ed una progressione dal 62 al 64 % nel gruppo di controllo. Gli autori hanno concluso che variazioni dello stile di vita possono condurre a regressione dell'arteriosclerosi coronarica, anche severa in un anno senza impiego di farmaci. Secondo il dr. Ornish ogni 1 % di tasso in più del colesterolo totale sopra i 150 mg comporta un aumento del rischio coronarico del 2 %. La teoria enunciata dal dr. Ornish afferma che una dieta molto ricca di frutta, verdure, cereali, legumi, albume di uovo sodo , piccole quantità di latte sgrassato e poverissima di grassi meno del 10 % possa provocare il dimagrimento e portare alla prevenzione o alla regressione delle malattie coronariche senza farmaci o interventi chirurgici. Controlli coronarografici, eseguiti presso Università americane, hanno dimostrato l'esattezza di questa teoria: si è infatti osservata la regressione delle placche, la normalizzazione delle scintigrafie e delle coronarografie in soggetti affetti da gravi coronaropatie. I cambiamenti di vita richiesti includono dieta severa, controllo dello stress, abolizione del fumo, moderato esercizio fisico. Durante il periodo dello studio i pazienti hanno osservato miglioramento delle condizioni cardiocircolatorie, del peso e della circonferenza addominale. Nel corso del primo anno di dieta i pazienti hanno avuto un calo di peso di 10 kg., senza controllo delle porzioni e delle quantità di cibo, ma ingerendo alimenti poverissimi di grassi di qualsiasi genere e con assenza pressoché totale di colesterolo. Poiché gli alimenti consigliati sono pieni di fibre si ottiene sensazione di sazietà senza ingerire troppe calorie. Con la dieta di Ornish viene consigliata un’alimentazione ricca di frutta, verdure, legumi, cereali integrali, prodotti di soia sgrassati: questi cibi sono naturalmente molto poveri di grassi. Gli alimenti da evitare, secondo il dr. Ornish, sono le carni di qualsiasi genere, le olive, la frutta secca oleosa , gli oli di tutti i tipi, lo zucchero raffinato, l'alcool e tutti i cibi con un contenuto di più del 2 % di grassi per porzione. Viene inoltre raccomandata la riduzione degli zuccheri semplici quali il riso raffinato, la farina 00, lo zucchero raffinato. I risultati brillanti di questa dieta sono dovuti al fatto che i grassi hanno 9 calorie per grammo, più del doppio delle calorie delle proteine e dei carboidrati 4 gr. In più i cibi consigliati, essendo pieni di fibre, danno una forte sensazione di sazietà. Il maggiore appunto da fare a questa dieta è il basso contenuto di grassi monoinsaturi (ne è ricco l'olio di oliva) in quanto i monoinsaturi possono abbassare il colesterolo LDL o colesterolo cattivo ed aumentare il colesterolo HDL o colesterolo buono. Altri appunti da fare sono il piccolo numero dei soggetti trattati nello studio e la carenza di grassi del pesce o omega 3. Uno dei vantaggi delle diete ipolipidiche è che il basso contenuto di grassi nella dieta riduce probabilmente la produzione di radicali liberi. E' di fondamentale importanza, a nostro avviso, integrare questa dieta con delle capsule di 1 grammo di grassi omega 3 o grassi del pesce. Benché questa dieta abbia dimostrato risultati estremamente buoni, risulta difficile da seguire, comporta una lunga serie di privazioni, esige un comportamento quasi monastico. Tuttavia può essere molto utile nei gravi coronaropatici o nei soggetti con gravi dislipidemie. Il dr. Ornish ha studiato due diete: “la dieta di regressione” per i coronaropatici e  “la dieta di prevenzione” per soggetti con fattori di rischio. La dieta di regressione è indicata per coronaropatici gravi. Si tratta di una dieta quasi del tutto vegetariana. I vegetali non contengono colesterolo, non contengono grassi saturi, eccetto le olive, le noci, gli avocado, le noci di cocco . La dieta di regressione ha queste caratteristiche: 1) meno del 10 % delle calorie dai grassi; 2) i cibi con alto contenuto di grassi saturi sono esclusi (frutta secca oleosa, avocado, cocco, noci, nocciole); 3) la dieta è ricca di fibre; 4) piccole dosi di vino sono permesse; 5) qualsiasi olio e tutti i prodotti animali sono esclusi, sono permessi latte sgrassato e albume di uovo sodo a volontà; 6) il caffè è escluso; 7) un moderato uso di zucchero integrale e sale è ammesso; 8) l'esercizio fisico è necessario (secondo il dr. Ornish basta camminare 20-60 minuti al giorno); 9) la dieta abbonda di frutta, verdura, legumi , cereali integrali, latte sgrassato, albume di uovo sodo, riso integrale, patate, datteri, castagne.  Le calorie non sono limitate. Questa dieta contiene: il 10 % di grassi; dal 70 al 75 % di carboidrati; dal 15 al 20 % di proteine; 5 mg al giorno di colesterolo. La dieta fornisce le proteine necessarie, i 9 aminoacidi essenziali ed i tre più importanti: lisina, triptofano, metionina. Secondo il dr. Ornish 14 gr di grassi al giorno sono sufficienti a fornire gli acidi grassi essenziali. Il vero acido grasso essenziale è l'acido linoleico. L'acido arachidonico può essere formato nell'organismo dall'acido linoleico. Se si vogliono evitare stati carenziali di acidi grassi essenziali l'1-2 % dell'energia totale deve essere fornita dall'acido linoleico.  La dieta di prevenzione è indicata per quei soggetti che, pur in assenza di coronaropatia, presentano alti livelli di colesterolo ed un rapporto colesterolo totale diviso colesterolo HDL superiore a 3. Questa dieta è più permissiva della dieta di regressione e consente una maggiore varietà di cibi. Si é formato un gruppo di studio per l’applicazione del Metodo Ornish. Quanti sono interessati (specialisti, medici, psicologi, analisti, maestri di yoga, nutrizionisti, ecc.) a farne parte possono mettersi in contatto attraverso il sito www.celestinian-center.com (e-mail: eacus@iol.it). Occorrono, oltre agli specialisti con una impostazione chiaramente olistica, traduttori e centri di diffusione dove inserire le pratiche condotte con il Metodo Ornish. Qualora si intenda organizzare una riunione di documentazione é necessario comunicare e concordare con ragionevole anticipo. Informazioni ed approfondimenti sono consultabili sui siti Internet inserendo “Dean Ornish” nei motori di ricerca o American Health Association e riviste come JAMA e LANCET da noi citate. Il Metodo Ornish è stato esteso con significativi successi alla cura dell’ipertensione e del diabete. Sabrina Parsi  


 

 Articolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera” del 30 marzo 2004     Attenzione alle diete dimagranti: riducono il peso ma non il grasso  Per molti secoli (purtroppo ancora oggi in vaste aree della terra) l’uomo ha avuto il problema di trovare il nutrimento sufficiente per sopravvivere. Nei paesi industrializzati, invece, l’abbondanza di cibo disponibile ha determinato il cambiamento delle abitudini alimentari (non solo nella quantità ma anche nella qualità) ed ha provocato in  molte persone l’accumulo di chili in eccesso.Basti pensare che, negli ultimi cinquant’anni, sia in Italia che negli altri paesi industrializzati il consumo dello zucchero è aumentato di sei volte, mentre quello della carne di quattro e la percentuale dei grassi è raddoppiata. Come conseguenza la grande maggioranza degli individui ingrassa perché si alimenta male e perchè mangia almeno un terzo in più del necessario.E’ ovvio come in una società edonistica come la nostra (ossessionata dalla linea) le diete dimagranti possano svolgere un ruolo fondamentale per riconquistare un’immagine positiva di sè stessi. Purtroppo la dieta non può essere considerata una soluzione definitiva per il problema di sovrappeso: non è unicamente un problema di apparenza, piuttosto va considerato come il segnale di uno squilibrio (fisico, emozionale, mentale, spirituale). Infatti il modo di alimentarsi, la competenza nel gestire i propri pensieri ed emozioni, il non praticare costantemente un’adeguata  attività fisica, l’incapacità di attribuire un significato “alto” alla propria  esperienza di vita terrena, contribuiscono, a lungo andare, a determinare seri danni alla salute. Possiamo pertanto avviare un processo di “smaltimento” partendo da una buona dieta che abbia tre caratteristiche fondamentali: modificare le abitudini alimentari, diminuire gradualmente il peso, stabilizzare il peso per sempre.E’ opportuno comprendere che il nostro organismo non diminuisce di peso in modo regolare. Nei primi giorni di dieta il dimagrimento è veloce e questo è uno dei motivi dell’apparente successo di alcune diete definite “miracolose”:  in seguito l’organismo, sentendo diminuire le proprie riserve di energia, reagisce come una brava massaia davanti ad una dispensa poco fornita. Cerca di risparmiare limitando i propri consumi e mettendo da parte una scorta di provviste . Infatti l’organismo abbassa il suo metabolismo di base (vale a dire la quantità di calorie necessarie per sopravvivere in stato di riposo) mantenendosi (con l’utilizzo di poche calorie) ugualmente funzionante e garantendo una riserva di grasso. Questo è uno dei motivi principali per cui dopo una drastica dieta dimagrante si ingrassa molto velocemente in un organismo ormai abituato a consumare poche calorie.Infatti  il dr. Dean Ornish, noto cardiologo americano autore di libri di diete per la prevenzione e la terapia delle malattie coronariche e dell’obesità, nel suo libro “Reversing Heart Disease” (1990) e “Eat More-Weigh Less” (mangia di più pesa di meno) (1993) ci mette in guardia sui digiuni “selvaggi” e sulla  privazione di cibo in quanto il corpo lo interpreta come “stress” ed immediatamente entra in azione per depositare grasso mentre “decresce” l’utilizzazione del grasso immagazzinato nel corpo. Anche se  la bilancia registrerà, inizialmente,  una perdita di peso è opportuno sapere che, in realtà, si stanno bruciando i tessuti muscolari e non il grasso.Inoltre il dr. Ornish spiega che le calorie vengono metabolizzate dal corpo  in maniera diversa rispetto alla loro natura: una caloria di grasso è diversa da quella del carboidrato o della proteina. Infatti ogni grammo di grasso assimilato nell’alimento ha più del doppio di calorie rispetto, per esempio, ad ogni grammo di carboidrato che rispetto al primo (nello steso quantitativo) è più facile da bruciare. Per tutte queste motivazioni è opportuno (invece di contare le calorie) diventare consapevoli di ogni cosa che mangiamo e trarre maggiori benefici da una dieta a basso contenuto di grassi (in media una persona - per soddisfare la richiesta giornaliera di acidi grassi essenziali - necessita di un consumo inferiore a 14 grammi al giorno). Oggi la media è almeno di 112 grammi al giorno (per la maggior parte ”saturo” responsabile dell’incremento del colesterolo).Occorre ricordare che la riduzione del grasso può ridurre in maniera significativa  anche  il rischio di sviluppare malattie degenerative come pressione sanguigna alta, arterie coronariche ostruite, collassi, osteoporosi, diabete, calcoli, cancro al colon, alla prostata, al seno. Inoltre, abbassando il consumo dei grassi, si riduce anche la produzione di radicali liberi (molecole che danneggiano le cellule ed accelerano l’invecchiamento). E’ importante orientare il nostro interesse sulla riduzione del grasso corporeo per poi arrivare naturalmente e gradualmente alla perdita di peso alimentandosi con cibi che hanno solo il 10% delle calorie provenienti dal cibo come frutta, vegetali, prodotti caseari senza grasso o con poco grasso, riso, legumi, grano integrale, bistecche vegetariane. I cibi che vanno evitati completamente sono carne e pesce grasso. Altri cibi da evitare o mangiare in piccole quantità: carni magre senza pelle, pesce magro, olii, avocado, olive, nocciole, semi, zucchero ed ogni prodotto commerciale disponibile con più di due grammi di grasso per porzione. A tale proposito è opportuno sapere che l’etichetta con la dicitura “light” riportata sulle confezioni si riferisce sfortunatamente a linee guida basate su una dieta che prevede il 30% di calorie da grassi. Molta gente si chiede: come avere proteine in abbondanza con una dieta vegetariana? Innanzitutto, afferma il dr. Ornish, troppe proteine come troppo poche possono essere nocive. Per esempio troppe proteine possono solo condurre all’osteoporosi ed alla demineralizzazione. La proteina è formata da blocchi  (gruppi di molecole) di 22 aminoacidi: il nostro corpo ne può produrre 13, gli altri 9 li otteniamo dalla dieta e sono chiamati “aminoacidi essenziali” (gli aminoacidi ottenuti da cibi vegetali sono esattamente gli stessi di quelli che vengono da cibi animali). Non occorre essere esperti di nutrizione per realizzare proteine complete con cibi a basso contenuto di grasso: riso e fagioli, pasta e ceci o lenticchie e pane di grano integrale. Oppure la combinazione di ogni tipo di cereali o legumi con latticini non grassi: farina d’avena con latte o yogurt.Per ottenere una “sana” forma fisica occorre non solo ridurre il grasso corporeo ma  alzare il “termostato” del corpo per bruciare il grasso più velocemente e ridurre le scorte (rotolini di grasso) attraverso un programma regolare di esercizi fisici finalizzati al rafforzamento della struttura  muscolare per rendere più attivo il metabolismo. Un esercizio moderato (30 minuti di camminata al giorno o attività simili) sono sufficienti per una buona salute. Se invece si vuole essere più in forma ci sarà bisogno di consumare un minimo di 2000 calorie alla settimana con qualche genere di esercizio continuo, sostenuto (aerobico): nuotando per 30 minuti, 6 giorni alla settimana, giocando a tennis per un’ora,  sciando per 30 minuti, 6 giorni alla settimana, facendo danza aerobica per 40 minuti, 5 giorni alla settimana, ecc.Infine è bene ricordare che la misura di “buona forma” è data dal tempo che il cuore impiega a tornare normale dopo un esercizio vigoroso (più presto la pulsazione torna al suo solito ritmo di riposo più si è in forma). Anche l’uso della visualizzazione creativa contribuisce efficacemente a smaltire il grasso del corpo.

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