Cerrar bloque  Terapie Naturali

 Articolo pubblicato sul quotidiano "Italia Sera" dell' 11 marzo 2003

 

           LA  TERAPEUTICA  NATURALE          

 

Mai come in questo periodo è di grande attualità il fenomeno della New Age. E’ sicuramente un tema scottante di cui spesso si parla in maniera confusa e distorta creando diffidenze ed allarmismi. "Italia Sera" intende puntare la lente di ingrandimento sulle tecniche di guarigione, complementari alla medicina ufficiale. Un percorso che consente di entrare in contatto con una delle espressioni più significative della New Age: la terapeutica naturale. Queste terapie nascono da antiche filosofie che ci riconducono ad una visione olistica della salute. La salute diventa - attraverso un itinerario personale di crescita nella triplice dimensione (corpo, mente, spirito) - un modo di esistere che comporta l’inserimento armonico nella natura. Anche l’attività motoria è una componente importante della terapeutica naturale. Numerose patologie ipocinetiche sono causate da un immobilismo imposto dalle nuove tecnologie. In questi ultimi decenni si è sviluppata una forte domanda sociale di sport, specialmente nei paesi industrializzati, che nasce in contrapposizione ai modelli di sviluppo: l’attività muscolare è stata progressivamente sostituita dalle macchine (telefono, automobile, elettrodomestici, computer, ecc.). In sostanza è un ritorno ai valori del passato. Ricordiamo il famoso aforisma di Giovenale "mens sana in corpore sano". L’industrializzazione ha contribuito a diffondere patologie legate ad uno scorretto regime alimentare. La New Age ha contribuito, anche in questo settore, alla divulgazione di una cultura alimentare salutista (sempre più spesso avallata dalla ricerca scientifica) che si ricollega ad una antica saggezza popolare basata sul vecchio adagio "a tavola non si invecchia".

 Sabrina Parsi 

                                                   

                                                                                                                                   

 

Articolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera” del 18 marzo 2003

INTRODUZIONE  ALLA  MEDICINA  OLISTICA

Siamo al secondo appuntamento con la rubrica e già da un primo sondaggio si evidenzia un’attenta partecipazione dei lettori: curiosità, voglia di approfondire, ma ancor più di capire. Questo conferma le nostre convinzioni che, quando si parla dei temi vicini al sentire della gente, l’interesse non manca di manifestarsi. La partecipazione di un pubblico variegato ci induce ad un linguaggio chiaro e comprensibile e non rivolto ai soli addetti ai lavori. Per questo motivo abbiamo aggiunto un glossario delle nuove terminologie. Nel precedente abbiamo tracciato alcune linee per meglio definire il fenomeno della New Age. Oggi approfondiamo il concetto  <della coscienza umana attraverso una visione olistica della realtà>>. Occorre abbandonare una visione unilaterale della realtà per vederla da angolazioni diverse. La coscienza dell’uomo per sua natura ha dei limiti. Per avere, infatti, una visione globale deve necessariamente dividere in piccole unità. L’equivoco nasce dal momento in cui queste unità vengono vissute come opposti iniziando ad operare distinzioni ed a prendere posizioni. Si determina così il problema centrale della nostra esistenza: la perdita dell’universo che, per definizione, comprende tutto. La conoscenza è impossibile senza la divisione. E’ importante però comprendere che non è il mondo ad essere diviso, ma è la nostra coscienza che ha bisogno di dividere per fare esperienza del mondo. Conseguentemente, poiché ogni divisione appartiene alla stessa unità, la conflittualità - che nasce dall’apparente opposizione delle diversità - è inutile ed inconsistente.
 Le filosofie integrative - che tendono ad unificare gli opposti <luce/ombra, maschile/femminile>> - si contrappongono al pensiero occidentale. Per molti occidentali, in realtà, è difficile liberarsi dal modo di pensare cui si è abituati. Se riflettiamo un momento ci rendiamo conto che ogni oggetto ha un’altezza ed una base, un davanti ed un dietro, un sopra ed un sotto, un dentro ed un fuori. Dipendono però dal punto di osservazione.Questo principio ispiratore trova applicabilità nelle terapie naturali secondo cui la salute viene vista non come assenza di malattia, ma come uno stato di armonia. L’armonia viene determinata dal perfetto equilibrio dei ritmi vitali: attività fisiche, emozionali, mentali, spirituali. Il ritmo è l’eterno movimento su cui si regola tutto l’universo. Il flusso della vita non si può dividere come non si può dividere l’inspirazione dall’espirazione: sono, infatti, due forze complementari che si trasformano continuamente l’una nell’altra. E’ l’alternarsi di queste due polarità a determinare il ritmo respiratorio. Entriamo così nello spirito della medicina olistica, una medicina cioè che tiene conto dell’uomo come unità composta da corpo e da anima. Le motivazioni, che hanno reso la medicina ufficiale oggetto di critica, sono essenzialmente gli effetti collaterali indesiderati e l’annullamento forzato dei sintomi  considerati, invece, dalla medicina olistica
campanello d’allarme che conduce alla causa  della malattia.
Ma è ancora più importante evidenziare come la medicina convenzionale stia perdendo di vista l’uomo in quanto tale.
L’alta specializzazione medica, capace di analizzare sempre più il dettaglio, ha fatto sì che si perdesse di vista la globalità. Le nostre osservazioni sono senza dubbio costruttive in quanto – anche in questo ambito – emergono due polarità complementari e non opposte: processi funzionali della medicina convenzionale e processi emozionali-mentali-spirituali della medicina naturale. E’ bene chiarire che la New Age – come accennato nel precedente - considera la spiritualità non come religiosità vincolata a riferimenti dogmatici, bensì come forma di elevazione di coscienza individuale.

Sabrina Parsi
                                                                                                                           

 

 
                                                                                                                         

 

Articolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera”del 18 marzo 2003

                                                        I  38  FIORI  DI  BACH
 
In relazione ai concetti espressi introduciamo il primo approccio con la terapeutica naturale puntando la lente di ingrandimento sulla terapia del medico inglese Edward Bach che consiste nel curare i disturbi utilizzando i fiori come rimedio. Il successo di questa nuova tecnica, definita floriterapia, è dato dalla crescente insoddisfazione nei confronti della medicina classica, spesso troppo impersonale, e dai risultati ottenuti. Curare il paziente non la malattia < Non tenete in alcun conto la malattia. Pensate soltanto alla prospettiva che ha della vita colui che ne è afflitto>. Così scriveva il medico inglese Edward Bach nell’introduzione al suo libro < Guarire con i fiori >. La malattia non dipende principalmente da cause fisiche o fisiologiche. E’ l’atteggiamento della mente che modifica l’armonico equilibrio dell’organismo: questa alterazione si manifesta poi con la malattia. 
Nel corso della sua lunga esperienza come medico, Bach si era accorto che le persone affette dalla stessa malattia reagiscono in modo diverso allo stesso tipo di cura e che, di fronte alla stessa situazione, ogni individuo ha una risposta personale ed unica. Una forte emozione, per esempio, in una persona può causare un attacco di cuore mentre in un’altra un esaurimento nervoso. Partendo da questa considerazione Bach iniziò ad osservare attentamente i suoi pazienti e si convinse sempre di più che, nel definire una cura, era più importante tener conto della personalità piuttosto che della costituzione fisica. Infatti alcuni pazienti con un certo tipo di personalità reagivano alle cure nello stesso modo, mentre altri con indole diversa avevano bisogno di cure differenti pur presentando lo stesso tipo di malattia.Come funzionano i fiori racchiudono il principio vitale in quanto in essi risiede il futuro seme. Bach riteneva che fosse inutile cercare una spiegazione del meccanismo d’azione dei suoi rimedi e, a prova dell’efficacia delle sue terapie, citava l’evidenza dei suoi risultati che otteneva con i  pazienti. Attualmente sono in corso studi che cercano di approfondire le valenze terapeutiche dei fiori. Si tratta di un’impresa difficile se si pensa alla complessità di elementi che entrano in gioco per la preparazione del rimedio: il tipo di fiore, il luogo dove cresce, l’azione della luce del sole e le sottili interazioni che esistono tra questi elementi e la persona che li assume. L’impatiens, per esempio, è un fiore che, appena toccato, proietta i suoi semi in tutte le direzioni: è quindi indicato per chi è irritabile, teso, pronto a reagire alla minima provocazione. Il fatto che non si riesca a capire la ragione per cui i fiori abbiano un potere terapeutico non è un motivo sufficiente per negarne l’efficacia, testata da numerosi medici < ormai sono decine di migliaia > che praticano la floriterapia. In particolare i fiori si sono dimostrati estremamente efficaci nel superamento di tutti quei disturbi per i quali la medicina classica ricorre agli psicofarmaci. Se si accetta la teoria di Bach, secondo cui qualsiasi disturbo dipende da uno stato mentale, i fiori sono utili per qualsiasi tipo di malattia. Va anche ricordato che la loro azione non interferisce assolutamente con quella di altri rimedi o di altri farmaci che la persona prende o intende prendere: si possono quindi assumere senza sospendere altre terapie. La cura tende ad orientare in modo diverso l’atteggiamento verso la vita. Non si è completamente guariti se non si è completamente se stessi.  La floriterapia è praticata da terapeuti che seguono i metodi di cura naturali, da erboristi e da medici. L’approccio è incentrato principalmente nell’individuare l’atteggiamento psicologico di fondo della persona. Nulla vieta di prescriversi da soli i Fiori di Bach con la guida di un buon manuale o di un corso di floriterapia. Infatti è possibile imparare ad identificare la propria situazione ed a conoscere le proprietà dei singoli fiori in modo da decidere il rimedio adatto per ogni caso.

 Sabrina Parsi
                                                                                                                           

 

 

 

Articolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera”del 25 marzo 2003


      LE  RADICI  SCIENTIFICHE

                                   DELLA TERAPEUTICA NATURALE  
          
Nel precedente “speciale” abbiamo evidenziato gli aspetti della terapeutica naturale introducendo la floriterapia come espressione di una nuova comprensione della realtà fisica. La cultura occidentale prendeva le distanze dalla visione medievale del mondo nel momento in cui si accorgeva di vivere in un universo del tutto sconosciuto. Anche in questo caso, per meglio comprendere la natura, doveva separare in qualche modo la realtà da ciò che veniva considerata superstizione.Nasceva così l’atteggiamento noto come scetticismo scientifico. Da questa nuova visione scaturisce la convinzione che ogni avvenimento ha una causa diretta, fisica e comprensibile. Quindi ogni affermazione, riferita al funzionamento del mondo, deve essere provata. Conseguentemente la scienza ha rimosso tutto ciò che non è stata in grado di verificare dichiarandolo incerto ed esoterico. Isaac Newton, uno dei massimi esponenti della fisica meccanicistica, paragonava l’universo ad un enorme macchinario che agiva sempre in modo prevedibile. Successivamente Albert Einstein – con la teoria relativa alla fisica dei quanti – ha dimostrato che la materia solida consiste principalmente in uno spazio vuoto attraversato da un flusso di energia di cui l’uomo fa parte. Ha inoltre sperimentato che, quando si osservano i modelli di energia ridotti in minuscole parti (definite particelle elementari), l’atto stesso di osservare altera i risultati. Come se il loro comportamento subisse l’influenza delle aspettative di chi compie l’esperimento. In altre parole la materia basilare dell’universo, il suo stesso centro, si presenta come  energia   pura  che si  piega  alle  intenzioni   umane.  Sebbene  gli   studi  sulla
sostanza basilare della vita risalgano addirittura agli antichi greci, solo negli anni sessanta iniziò l’analisi seria e precisa di un nuovo campo della bioenergetica, in seguito alla quale emerse l’esistenza di un’energia invisibile in grado di comunicare in modo intelligente. La ricerca, effettuata su migliaia di esperimenti, dimostra che il DNA delle cellule viventi può comunicare con altre cellule vicine per mezzo della trasmissione di energia sotto forma di luce. Questi risultati confermano che le cellule possono comunicare fra loro indipendentemente dalla biochimica e dai sistemi caratteristici degli organi come, ad esempio, il sistema circolatorio, quello nervoso ed anche quello immunitario. Da qui prende forma la fisica moderna, sfida all’antico modello meccanicistico del cosmo, la cui influenza va al di là della tecnologia determinando, nell’ambito del pensiero e della cultura, una profonda revisione della concezione che l’uomo ha dell’universo e del proprio rapporto con esso.L’universo è energia pura. Come un immenso oceano di vibrazioni l’energia si fonde in una miriade di forme. E’ infatti alla base di tutte le cose, le piante, i fiori, gli animali, esseri umani compresi: attraverso queste forme si irradia creando un campo aurico (vedi glossario). Si determina così una nuova realtà influenzata dal suo continuo movimento (nasce, si sviluppa, si trasforma e si sposta). Il campo aurico dell’uomo (microcosmo) e quello del cosmo di cui fa parte (macrocosmo)  interagiscono tra di loro. Il campo di energia (oggi misurabile con gli strumenti della scienza occidentale) circonda ogni singola pianta, fiore, pietra: è in realtà un organismo vivente e la salute di ogni sua parte ha un effetto diretto sulla salute di un altro organismo. Dalla fisica moderna  prendono sostegno nuove tecniche di guarigione che rivolgono l’attenzione alla zona di energia che circonda tutti gli esseri viventi. Alcuni terapeuti, per aiutare i pazienti a divenire più coscienti della propria energia, ricorrono all’uso dei colori, dei cristalli, della musica, ecc.  

 Sabrina Parsi 
                                                                                                                           

 

Articolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera”del 25 marzo 2003


LA  CROMOTERAPIA

Tutte le forme di vita sono legate alla luce del sole senza la quale nessun essere vivente sarebbe in grado di sopravvivere. E proprio l’importanza della luce è alla base della terapia con il colore, definita cromoterapia. Si tratta di una terapia fisica e non chimica che è in grado di interagire con alcune funzioni del nostro organismo e di venire in aiuto per combattere diversi disturbi.Il corpo ed i colori. Secondo le teorie della cromoterapia le vibrazioni emesse dal colore e dal corpo umano si sovrappongono e si influenzano reciprocamente. Alcune di queste, seppur invisibili, sono oltremodo potenti come i raggi ultravioletti ed infrarossi della luce solare. Anche il nostro organismo emette in continuazione vibrazioni che è possibile fotografare con il metodo Kirlian (vedi glossario). Utilizzare la cromoterapia significa scegliere i colori adatti a stimolare o ad ottenere l’attività di ciascuno dei nostri organi. Ad esempio il colore verde è particolarmente indicato per curare alcune malattie dell’occhio. Si è notato, infatti, che la luce verde, concentrata sull’occhio riduce la pressione dando così sollievo a coloro che soffrono di glaucoma. Se il fascio di luce colorata viene indirizzata sui punti dell’agopuntura si ha la cromopuntura, una tecnica che associa i vantaggi della cromoterapia e quelli dell’agopuntura. Anche gli stati emotivi possono essere influenzati dai colori. Per ragioni ancora non definite ciascuno di noi collega alcuni stati d’animo ad un particolare colore: il viola, per esempio, induce la depressione,  il giallo comunica energia ed ottimismo, il blu ha un effetto calmante. Il colore rosso può provocare stati di irritazione. Da sempre la medicina convenzionale sa che la luce solare è necessaria all’organismo per sintetizzare la vitamina D, indispensabile per la formazione delle ossa. Più recentemente si è scoperto che una ghiandola dalle importanti funzioni ormonali, l’epifisi, è influenzata dalla quantità di luce cui si è esposti. I cromoterapeuti hanno constatato che la luce è necessaria anche per stimolare varie funzioni del nostro organismo. Per correggere squilibri  può essere però necessario selezionare solo alcuni colori ed irradiare il corpo o un particolare organo con le onde di un singolo colore. Per questo motivo i cromoterapeuti hanno sviluppato alcune tecniche allo scopo di utilizzare solo i colori necessari alla terapia. Abbigliamento e colori. L’efficacia del metodo può essere accresciuta indossando indumenti della tinta prescelta per la terapia. Per la stanchezza primaverile è utile l’irradiazione di luce rossa. Per la depressione si consiglia di indossare abiti arancioni o gialli. Il giallo facilita anche la comunicazione.  
 Il bianco ed il nero difendono dagli influssi indesiderati dell’ambiente esterno. E’ anche per questa ragione che, in molte religioni, questi sono i colori che i più osservanti indossano di preferenza. Chi indossa abiti di colore rosso emana vitalità e comunica un senso di giovinezza. Infine il blu scuro ha un effetto neutro e, per questo motivo, è il colore preferito dalla maggior parte delle persone.
 

Ambiente e colori
Il colore delle pareti di una stanza influisce sul comportamento di quelli che la abitano. Anche le industrie si sono rese conto dell’importanza del colore sulle prestazioni dei dipendenti. Con le pareti arancio si è riusciti ad abbassare la temperatura del riscaldamento. Le pareti azzurre negli ospedali ed i camici operatori verdi risultano riposanti per i pazienti. Gli autobus ed i cartelli stradali sono prevalentemente arancioni o rossi per stimolare l’attenzione. 
 

Musica  e colori
In alcuni ospedali psichiatrici è stata sviluppata una tecnica (auroratone ) per cui le onde dei suoni di una composizione musicale vengono tradotte in colori e proiettate sullo schermo: la combinazione di suoni e colori induce uno stato di profondo rilassamento nei pazienti.

Le proprietà  dei  colori fondamentali
Per la cromoterapia i colori fondamentali sono tre: giallo, rosso e blu. Ognuno di questi ha delle proprietà che possono essere sfruttate per migliorare  il proprio stato di salute. Il giallo. E’ utilizzato con successo per combattere gli stati depressivi. Il giallo è anche utile per chi ha problemi di digestione, stitichezza e disturbi del fegato. Il rosso. Indica sicurezza di sé e può essere di aiuto per chi si sente timido ed incerto. E’ particolarmente indicato per le persone flemmatiche e malinconiche  perché stimola la tensione muscolare ed accelera il battito cardiaco, aumentando anche la circolazione e la vitalità. Il blu. Anche la medicina ufficiale ha scoperto le virtù del blu. In molti reparti neonatali la luce blu (da non confondere con i raggi ultravioletti) è utilizzata nella cura dell’ittero dei neonati. In caso di infiammazioni e di febbre. In caso di reumatismi, mal di testa, disturbi della menopausa ed in caso di insonnia.

 Sabrina Parsi

 

 

Articolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera”

del 27 maggio 2003


LA MUSICOTERAPIA

 

La musicoterapia è una delle tecniche di guarigione più antiche nelle tradizioni orientali. Le vibrazioni sonore sono utilizzate per favorire il libero flusso dell’energia attraverso l’organismo: ogni nota corrisponde ad una specifica parte del corpo. I Greci ed i Romani sostenevano che la musica aiuta la guarigione e la impiegavano per la cura di diverse malattie, come l’epilessia e la depressione. Le loro teorie furono poi riprese nel corso del Rinascimento.

I musicoterapeuti moderni, oltre a condividere le opinioni delle antiche tradizioni, si avvalgono delle più avanzate ricerche in neuropsichiatria, in fisica acustica ed in musicologia. Fino a qualche decennio fa si pensava infatti che la musica fosse terapeutica unicamente per merito dei suoi influssi benefici sullo stato emotivo. Oggi numerosi studi dimostrano invece che interviene anche a livello fisico. In alcune nazioni europee - come per esempio in Francia, nei paesi scandinavi, in Germania ed in Inghilterra - la musicoterapia è riconosciuta come valido metodo di cura anche dai medici di formazione classica.

Secondo le teorie di alcuni fisici la materia può essere considerata un agglomerato di correnti di energia vibratoria. Lo stesso organismo umano può essere visto come una continua interazione di onde sonore. Se si fa vibrare un diapason vicino ad un altro, anche il secondo diapason inizierà a vibrare nella stessa frequenza e tonalità. Qualcosa di simile accade quando sentiamo la musica: il nostro corpo è istintivamente portato a sintonizzarsi con le vibrazioni musicali.

Numerose ricerche hanno analizzato la risposta dell’organismo alla musica. Gli studi più interessanti si riferiscono alle piante ed agli animali perché dimostrano come l’influenza della musica non sia legata a fattori culturali e sociali. Misurazioni effettuate da ricercatori dell’Università di Salisburgo, in Austria, hanno dimostrato che, ascoltando la musica, la pressione del sangue ed il ritmo del respiro subiscono alcune modificazioni. Un esperimento particolarmente importante, svolto in Germania, riguardava l’influenza della musica sullo stomaco e sulla secrezione gastrica.

Inoltre la musica influisce anche sulla muscolatura. Diffondendo in un ambiente di lavoro un ritmo musicale veloce si ottiene l’effetto di incrementare i ritmi di lavoro. Si è arrivati perfino a dimostrare che la musica rende meno sensibili al dolore. Il fenomeno non si basa soltanto sul presupposto che l’attenzione della persona venga distratta dall’ascolto di un brano musicale.

Qualsiasi percezione diminuisce un’altra percezione: la musica non solo emoziona, ma la si percepisce a livello così profondo che riesce ad innalzare nell’individuo la soglia del dolore. La musica stimola infatti la produzione di particolari peptidi, agglomerati di aminoacidi che agiscono sulle cellule nervose preposte alla percezione del dolore. L’ascolto terapeutico è diverso dall’ascolto abituale della musica in quanto richiede un’attenzione multipla che coinvolge il corpo e la psiche: il cervello, l’udito, il sistema nervoso, la pelle, il cuore, il respiro, i visceri ma anche la mente, l’inconscio e l’eros.

Ascoltare in modo terapeutico significa abbandonarsi al flusso della musica ed alle emozioni che vengono suscitate dai passaggi musicali più legati alla nostra sensibilità ed alle nostre esperienze di vita. Le sessioni di ascolto terapeutico avvengono sotto la guida di un terapeuta in gruppi di 5-10 persone. Il terapeuta guida la persona nell’esecuzione di esercizi di controllo e di rallentamento della respirazione al ritmo dei suoni. Inoltre i partecipanti devono essi stessi emettere suoni, concentrarsi sul silenzio, cercare di percepire le vibrazioni sonore del proprio corpo, le musiche interiori, ed individuare la propria nota personale.

La musicoterapia può essere utile: per le tensioni emotive, in caso di depressione, di apatia e sentimento di solitudine, per chi soffre di cuore e di pressione alta, per aumentare le capacità intellettive, per innalzare la soglia del dolore, nel ritardo mentale, nella sordità, nella cecità.

L’ Associazione Anni Verdi da più di dieci anni si occupa di musicoterapia ed ha inserito stabilmente tale attività all’interno dei propri centri fin dal 1986, ottenendo ottimi riscontri clinici. Per tale motivo molti professionisti del settore hanno cominciato a rivolgersi all’Associazione per la Formazione e la Supervisione in tale materia. In base a ciò si è avvertita l’esigenza di fondare la Scuola di Musicoterapia GLASS HARMONICA che ha sede a Roma in Via Arturo Colautti n. 28 (tel. 06/58322213). Il primo corso è stato istituito nel 1995 e la direzione della Scuola è stata affidata al Prof. Rolando Benenzon.

La scuola romana si propone di formare - nell’arco di una programmazione triennale continua, permanente ed obbligatoria - una figura professionale ben distinta per competenze, qualità ed area di attività. Inoltre intende sviluppare l’attività clinica che – costituendo una relazione non verbale fra terapeuta e paziente attraverso l’apertura della comunicazione corporeo-sonoro-musicale – favorisca l’espressione, l’integrazione e l’elaborazione dei bisogni e dei vissuti della persona in trattamento.

Sabrina Parsi

 

 

 

Articolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera”

del 4 giugno 2003



TECNICHE TERAPEUTICHE


Il rolfing è una tecnica sviluppata, nel corso di 35 anni di studi e di esperienze, dalla biochimica americana Ida Rolf per risolvere gli squilibri causati dalle posture scorrette. Mentre il massaggio e le altre tecniche riabilitative si limitano ad alleviare la tensione di un muscolo o a correggere la posizione di una singola parte del corpo, il rolfing si pone come obiettivo “l’integrazione strutturale”: equilibrare le relazioni spaziali dell’intero organismo.

Ida Rolf riteneva infatti che solo quando la struttura fisica si trova su una linea verticale al terreno può sostenere senza sforzo il peso della gravità terrestre. Si può concepire il corpo come un involucro di tessuti connettivi al cui interno si trovano alcune cavità con gli organi. Oltre a svolgere il ruolo di contenitore i tessuti connettivi devono anche tenere separati e distinti i vari ambiti, assicurando al tempo stesso un armonico complesso di relazioni e di collegamenti tra loro.

L’armonia nella deambulazione dipende dal perfetto equilibrio di tutte queste funzioni e relazioni. Molte persone, se non la maggior parte, mantengono invece posture scorrette. L’armonioso equilibrio del corpo può essere alterato da diverse situazioni: per esempio il letto troppo morbido, poltrone e sedie non ergonomiche, scarpe con i tacchi alti che causano la schiena curva, il bacino fuori asse, la testa che sporge in avanti.

Infezioni, traumi, fratture ed il naturale processo di invecchiamento contribuiscono ad indurire ed a formare cicatrici nel tessuto connettivo fino a rendere il corpo rigido e dolorante per un’infinità di piccoli acciacchi che vengono trascurati, accettati come l’inevitabile segno del trascorrere del tempo. Secondo la teoria del rolfing è possibile correggere queste alterazioni perché il corpo umano ha una sorprendente capacità di modificarsi.

Quando la struttura del corpo viene modificata non è unicamente colpa dei problemi di una singola parte. Se il corpo deve sostenere un eccesso di peso perché sulla gamba è stata per esempio applicata una piastra per riparare un osso rotto in seguito ad una caduta, tutto il corpo ne risentirà e si determineranno tensioni in altre parti. Per riacquistare l’equilibrio perduto – sostiene Ida Rolf – è necessario riorganizzare completamente tutta la struttura corporea e non limitarsi ad intervenire solo sulla parte interessata.

L’ansia, la depressione, il desiderio di prevaricare gli altri, la paura, la tensione, ecc. si riflettono immediatamente sulla posizione del corpo che, a lungo andare, viene modificato nella sua struttura. Per riportare quindi l’organismo in equilibrio si deve riuscire, nel corso della terapia, a liberarsi da queste emozioni negative. Il rolfing richiede normalmente dieci sedute della durata di un’ora ciascuna. Ogni seduta è centrata su un obiettivo ben preciso anche se poi, nel corso del trattamento, a seconda della capacità del terapeuta e del grado di collaborazione della persona, ogni seduta verrà adattata alle singole situazioni.

La prima seduta è dedicata ad insegnare la tecnica della respirazione ed a liberare la persona dai blocchi che spesso impediscono una profonda ed efficace ossigenazione di tutto l’organismo. La seconda seduta è dedicata a stabilire un buon rapporto tra il pavimento ed i piedi del paziente. Per avere una postura corretta è infatti indispensabile che i piedi poggino saldamente sul pavimento senza creare squilibri e tensioni.

Nel corso della terza seduta si inizia a lavorare sull’equilibrio generale della struttura cominciando dai fianchi, passando poi alle gambe, al ventre, al torace, alla testa. Nello stesso tempo si massaggiano i tessuti connettivi delle varie articolazioni per allentare la rigidità e riacquistare la flessibilità. Dalla quarta seduta il lavoro del rolfer (il terapeuta che pratica il rolfing) si sposta dai muscoli esterni al torace ed alla colonna vertebrale. Particolare attenzione viene dedicata al diaframma, collegato ai muscoli che flettono l’articolazione dell’anca.

Nell’ultima fase si affronta l’equilibrio delle spalle. Il lavoro del rolfer è simile a quello di uno scultore il cui obiettivo è modellare la materia per creare una scultura armonica. Nel corso della terapia è possibile scoprire punti particolarmente dolenti che sono il sintomo di specifici squilibri o la spia di una sottostante tensione psichica. E’ quindi fondamentale che il rapporto fra terapeuta e paziente sia improntato alla massima apertura e fiducia in modo da ottenere un risultato proficuo.

Ultimato il primo ciclo di sedute, è consigliabile riprendere il trattamento dopo 4 – 6 mesi per una serie di tre sedute e poi, una o due volte all’anno, sottoporsi ad una visita di controllo. Molti pazienti, dopo aver completato un ciclo di rolfing, hanno cambiato il proprio atteggiamento verso il lavoro, i rapporti con il prossimo, la sessualità raggiungendo un ritmo di vita più equilibrato.

Il rolfing è indicato per tutti i dolori della schiena, le tensioni dei muscoli e delle articolazioni, la rigidità nella deambulazione e nei movimenti. Oltre a questi disturbi – ovviamente legati ad una postura scorretta – la tecnica terapeutica è consigliabile per il mal di testa, le difficoltà respiratorie, i disturbi della circolazione e della digestione.

Il metodo Feldenkrais insegna a raggiungere la piena consapevolezza dei propri movimenti. Diffuso in Europa e negli Stati Uniti – dove viene praticato con successo nelle terapie della riabilitazione e dei dolori articolari – è stato elaborato da Moshe Feldenkrais, studioso di ingegneria e di fisica. Fu uno tra i primi sportivi non giapponesi a conquistare la cintura nera di judo nel 1936.

Dopo essersi fratturato un ginocchio giocando a football, si dedicò con grande tenacia alla propria riabilitazione. Incoraggiato dai brillanti risultati del suo metodo fondò in Israele, alla fine della seconda guerra mondiale, l’Istituto Feldenkrais. Tra i suoi pazienti vi fu il celebre violinista Yehudi Menuhin che non riusciva più a suonare perché tormentato da un persistende dolore alla spalla.

Feldenkrais sostiene che rigidità e dolori muscolari derivano da schemi di postura radicati negli anni dell’infanzia e dell’adolescenza: “Un corpo organizzato si deve muovere con il minimo sforzo e la massima efficienza” è il suo più celebre aforisma. E’ invece una tendenza molto comune servirsi sempre degli stessi movimenti. Però, se pure questi in passato si sono rivelati utili, è possibile che oggi non siano più adatti e, anzi, arrechino conseguenze che si riflettono non solo sul modo in cui ci si muove ma anche sul concetto che abbiamo di noi stessi.

Non c’è consapevolezza di quello che effettivamente si potrebbe fare se si sfruttassero pienamente le proprie capacità. Per sbloccare la situazione si deve “reimparare” a muoversi, diventando consapevoli di ogni gesto ed imprimendo nel cervello una nuova immagine di sé stessi.

Il nostro organismo ci permette di eseguire qualsiasi movimento in maniera ottimale. Basti pensare alle prodezze degli acrobati per comprendere le immense potenzialità di cui non facciamo uso. Tuttavia se, a causa di abitudini sbagliate, abbiamo adottato un comportamento distonico, l’organismo cercherà di compensare l’errore modificando la posizione di tutte le altre parti del corpo. Questo significa che non possiamo cambiare o migliorare la posizione dei piedi se non modifichiamo al tempo stesso quella del bacino, delle spalle e della nuca.

La finalità del metodo Feldenkrais è quella di muoversi senza sforzo ed in modo armonico. Molta attenzione viene posta a riscoprire la funzione della colonna vertebrale cui il metodo restituisce la sua flessibilità. Chiunque può trarre vantaggio da questa terapia in quanto quasi tutti assumono posizioni scorrette e non utilizzano il corpo al massimo delle sue potenzialità. Tuttavia il metodo risulta particolarmente indicato per chi soffre di dolori muscolari ed articolari, di artrite o di mal di schiena, per difetti alla colonna vertebrale, per difficoltà di respirazione e per problemi circolatori.

Il metodo Feldenkrais si impara seguendo una serie di corsi: lezioni di gruppo in cui viene insegnata la tecnica “Conoscersi attraverso il movimento” e lezioni individuali in cui viene insegnata la tecnica “Integrazione funzionale”. Attraverso un’analisi attenta della propria posizione si sperimentano diverse possibilità di eseguire la stessa azione. Per esempio si valuta la deambulazione: si sposta il peso sul piede destro o su quello sinistro, le gambe sono divaricate o accostate, il tronco si piega all’indietro o in avanti, ecc.

Diventando consapevole delle diverse possibilità di movimento, il soggetto si rende conto che qualsiasi scelta può essere più o meno adatta a seconda della situazione che deve affrontare. Al tempo stesso diventa consapevole dei vantaggi e degli svantaggi che tale scelta comporta in termini di efficienza. Per esempio si impiega meno tempo camminando con le gambe avvicinate piuttosto che con le gambe divaricate, ma questo vantaggio viene pagato con una minore stabilità.

Scegliere quindi l’uno o l’altro modo dipende dalle circostanze in cui si deve svolgere l’azione. Non sempre, infatti, la scelta viene fatta con consapevolezza: il soggetto si muove in modo disordinato costringendo spesso i muscoli e le strutture ossee a lavorare di più, mantenendoli in uno stato continuo di tensione che provoca disagi e dolori.

Prima di compiere un movimento si impara a pensare con la massima precisione a tutte le azioni che si devono compiere per eseguirlo. Si apprende poi che, ripercorrendo con l’immaginazione i diversi movimenti da compiere, se ne rende l’esecuzione più agevole. Per esempio, per aiutare ad immaginare concretamente il movimento di una parte del corpo che duole, ci si deve concentrare sul modo in cui si riesce a compiere lo stesso movimento con una parte del corpo sana; quindi bisogna imparare a trasferire mentalmente il movimento al lato dolorante. Ci si accorgerà che l’esecuzione risulta meno difficile.

Nell’esercizio chiamato “orologio pelvico” gli allievi diventano coscienti delle potenzialità di ogni singola parte della schiena. Per eseguirlo occorre sdraiarsi sulla schiena e si deve concentrare la propria attenzione sulla zona del bacino, immaginando che su di essa ci sia il quadrante di un orologio dove le ore 12 corrispondono all’ombelico, le ore 6 al pube, le 3 al fianco destro, le 9 al fianco sinistro.

Si ruota il bacino - sia in senso orario e sia in senso antiorario – sull’intero quadrante dell’orologio. Per tutta la durata dell’esercizio il capo ruota dolcemente nello stesso senso del bacino. In sostanza il metodo Feldenkrais intende ottenere l’armonia dei movimenti passando attraverso la presa di coscienza del proprio corpo e delle sue potenzialità.

Il rebalancing (letteralmente ri-bilanciamento) è una tecnica di massaggio che intende ristabilire l’armonia delle strutture corporee squilibrate dalla tensione. Il rebalancing parte dal presupposto che l’organismo risente delle tensioni emotive. Quando si è sottoposti, per un lungo periodo di tempo, a stress emotivi si possono determinare anche dei blocchi muscolari.

Una condizione cronica di tensione nella zona del collo e della gola può, per esempio, essere dovuta al fatto che la propria capacità di esprimersi viene costantemente repressa o ostacolata. Il compito del terapeuta di rebalancing è quello di aiutare la persona a liberarsi dal blocco fisico e, al tempo stesso, di fornire il supporto psicologico necessario per superare le situazioni che l’hanno originato.

Il rebalancing combina un energico massaggio dei muscoli con uno sfioramento delicato delle giunture del corpo. Entrambe le tecniche – stimolazione dei tessuti profondi e rilassamento delle articolazioni – vengono applicate a tutte le zone del corpo allo scopo di allentare la tensione e promuovere un benessere generalizzato. I nodi dove si accumula la tensione vengono individuati da mani esperte che esplorano tutto il corpo.

Una volta identificati, vengono sciolti con impastamenti, trazioni, carezze, scivolamenti, picchiettamenti e pressioni, effettuati sugli stessi punti del massaggio shiatsu. Di fondamentale importanza sono le carezze. Per i terapisti del rebalancing la carezza suscita emozioni profonde e riconduce al senso della realtà. E’ il rimedio più efficace per far riacquistare alla persona la propria consapevolezza.

Durante il primo incontro il terapeuta studierà con estrema attenzione il paziente cercando di capire nei suoi atteggiamenti, nel modo di camminare, di stare seduto, di alzarsi, i blocchi emotivi di cui soffre. Il tono di voce, le espressioni del viso e lo sguardo forniscono indicazioni di fondamentale importanza per la comprensione della personalità. L’abilità del terapeuta consiste nel mettere la persona a suo agio, così che possa comportarsi in modo naturale e svelare i propri blocchi energetici.

Se in sua presenza si avverte una sensazione di disagio è consigliabile cercare un altro terapeuta. Ogni seduta di rebalancing è differente per la semplice ragione che viene fatta a seconda dei bisogni della persona. La durata media è di 90 minuti durante i quali le due tecniche fondamentali del rebalancing (scioglimento delle articolazioni e massaggio dei tessuti profondi) vengono alternate in modo da eliminare i nodi dove si concentrano i blocchi energetici, emotivi e fisici. A mano a mano che questi nodi si sciolgono il terapeuta riconduce tutto il corpo al suo stato naturale di equilibrio e di rilassamento.

Dato che il rabalancing esige per sua natura un lavoro graduale, il trattamento è suddiviso in dieci sedute che consentono di ultimare il lavoro di armonizzazione di tutto il corpo. Ciò non toglie però che, in alcuni casi, si possa arrivare anche a 30 sedute o che una singola seduta possa dare i suoi benefici. Le tensioni giornaliere si esprimono con posture sbagliate e rigidità dei muscoli che disperdono inutilmente una grande quantità di energie. Con il rebalancing si riacquista la capacità di muoversi con il minimo dispendio di energia. Sciogliendo i nodi dove si accumula la tensione, l’energia riprende a circolare liberamente e si riacquista la scioltezza dei movimenti.

Talassoterapia è una parola greca che significa cura (terapia) con il mare (talassa) e comprende tutti i modi con cui l’acqua marina può essere utilizzata per apportare beneficio alla salute: bagni, aerosol, iniezioni sottocutanee o endovenose, applicazioni di fanghi, sabbia ed alghe. Se si analizza l’acqua marina raccolta ad una profondità di circa trenta metri, lontano dalle coste, ci si accorge che la sua composizione è molto simile a quella del plasma, la parte liquida del sangue.

Le cellule infatti sopravvivono. Basta aggiungere un po’ di carbonato di sodio e di glucosio, uno zucchero semplice. L’acqua marina contiene tutti gli oligoelementi necessari all’attività degli enzimi, le sostanze che rendono possibili tutte le reazioni all’interno dell’organismo. Gli oligoelementi ed i minerali disciolti nell’acqua marina sono sotto forma di ioni, hanno cioè un elettrone in più o in meno. Ciò consente loro di combinarsi in vari modi e di passare attraverso la pelle.

Quest’ultima caratteristica spiega gli effetti dei bagni marini sull’organismo. I bagni offrono la possibilità di muoversi in un ambiente dove la forza di gravità è notevolmente diminuita. La pressione che abitualmente viene esercitata sui muscoli, sulla colonna vertebrale e sulle articolazioni è quindi alleggerita. Il movimento dell’acqua svolge un leggero massaggio su tutta la superficie corporea. I sali minerali presenti nell’acqua marina penetrano attraverso la pelle e vi apportano nutrimento.

La temperatura dell’acqua contrae i vasi sanguigni periferici, stimola la circolazione, determina un movimento del sangue che favorisce i processi di eliminazione delle scorie. In alcuni casi si beve l’acqua del mare nella misura di un cucchiaio da minestra a digiuno. L’acqua deve essere trattenuta in bocca per 1 – 2 minuti in modo che gli oligoelementi vengano assorbiti attraverso le mucose del cavo orale. Gradualmente la dose viene aumentata fino a raggiungere i 100 ml. al giorno.

Se l’acqua risulta poco gradevole si può allungare con acqua dolce, mescolarla a succo di limone oppure aggiungerla ad un brodo vegetale. Se l’acqua viene assunta sotto controllo medico si può arrivare a berne anche 600 ml. al giorno. La cura si protrae per un periodo di 3 – 4 settimane. In alcuni casi l’acqua del mare, opportunamente purificata ed iniettata per via intramuscolare, rimineralizza l’organismo. La talassoterapia può essere utile per i dolori alle articolazioni, per i difetti alla colonna vertebrale, per la riabilitazione dopo aver subito interventi all’apparato motorio. Muovendosi nell’acqua si alleggerisce la pressione sulle articolazioni e sulle vertebre consentendo di compiere esercizi che fuori dall’acqua sarebbero estremamente faticosi. Inoltre è utile per chi ha problemi di circolazione sanguigna. Camminare nell’acqua del mare che arriva al polpaccio è un ottimo rimedio in caso di vene varicose. E’ utile per le malattie della pelle: in genere i bagni marini sono benefici qualora si soffra di eczemi, psoriasi, piaghe o ferite che non si rimarginano. Il nuoto ed i movimenti nell’acqua sono un buon esercizio per rafforzare l’apparato respiratorio. Per chi è carente di oligoelementi l’assunzione di acqua marina per via orale, endovenosa o intramuscolare garantisce la miscela più adatta di sali minerali. La cura ha molte indicazioni: affaticamento, difficoltà di memoria, convalescenza. E’ anche indicata per chi è predisposto a malattie dell’apparato respiratorio, in caso di palpitazioni, anemia e vene varicose, disturbi dell’apparato digerente (come per esempio ulcera e colite) e disfunzioni della tiroide. I centri di talassoterapia sono i più attrezzati per le cure marine: medici specializzati assicurano l’assistenza necessaria. I bagni ed i soggiorni marini non sono indicati per chi soffre di ipertiroidismo o per chi tende ad essere iperattivo. Sono sconsigliati anche nel corso di malattie infettive, per chi soffre di congiuntivite e nella fase acuta degli attacchi di sinusite. L’aerosol di acqua marina è, al contrario, indicato per le forme croniche di sinusite e per prevenirla. E’ bene ripetere che l’acqua marina - utilizzata per uso interno o per iniezioni – viene prelevata ad una profondità di circa trenta metri ad una distanza di diversi chilometri dalla costa, lontana dalle correnti dei fiumi, al di fuori della zona inquinata da scarichi industriali. Ma queste precauzioni non sono sufficienti per assicurare che l’acqua sia assolutamente priva di impurità e di microrganismi nocivi. Per garantire la perfetta sterilizzazione dell’acqua marina – senza tuttavia sottoporla a temperature elevate che ne distruggerebbero il plancton – lo scienziato francese René Quinton ha realizzato una speciale apparecchiatura. L’acqua passa attraverso un tunnel lungo circa venti metri dove viene filtrata da numerose membrane che eliminano tutti i residui tossici senza tuttavia privarla dei suoi oligominerali e del plancton. Si ottiene così il prodotto conosciuto come il “Quinton buvable” (letteralmente in italiano “il bevibile di Quinton”) che può essere ingerito o iniettato. E’ reperibile presso le farmacie specializzate nella vendita di prodotti naturali.

Sabrina Parsi

 

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