Le linee che solcano i palmi delle mani sono note a tutti come un modo per predire il futuro, ma la credenza popolare si basa su un metodo scientificamente provato. Oggi studiosi di tutto il mondo si dedicano allo studio della mano.
Il palmo della mano può essere considerato come una lastra sensibile che reca impresse – fin da quando il feto è nel grembo materno – le predisposizioni genetiche e le tendenze profonde della struttura psichica della persona. Questo però non significa che si possa indovinare il futuro basandosi sul tracciato delle mani. Da un’attenta lettura si possono acquisire importanti informazioni sullo stato di salute e prevedere quale possa essere il nostro comportamento nelle situazioni che dovremo affrontare.
La mano è intimamente collegata con il cervello ed è la parte più mobile, più sensibile e più espressiva del corpo: i non vedenti riescono a leggere con le dita ed i muti a comunicare ad una velocità impressionante. Le tre linee principali sono il riflesso dei tre sistemi che caratterizzano la struttura mentale dell’uomo: il sistema motorio e vegetativo che presiede al movimento ed agli istinti; il sistema emotivo ed affettivo che regola la vita sentimentale e passionale; il sistema riflessivo-ideativo, legato alle funzioni intellettive e volitive. Come la parte sinistra e destra del cervello costituiscono un tutt’uno, che non può essere separato, così le due mani sono aspetti complementari ed inscindibili della stessa persona.
Pertanto - nell’interpretazione della mano - occorre tenere in considerazione entrambe: l’abilità sta nel riuscire ad interpretare i reciproci arricchimenti e le compensazioni che si manifestano attraverso le accentuazioni o le assenze delle linee. Su ogni mano si distinguono tre linee principali e tre linee secondarie. Le prime sono quelle legate al piegamento della mano anche se esistono già nel feto prima ancora che inizi ad utilizzarla. Le seconde sono rappresentate dalle innumerevoli ramificazioni ed intersezioni che possono subire alcune modifiche nel corso della vita (in genere durante la pubertà o all’approssimarsi di una malattia).
La miriade di variazioni, intersezioni e sovrapposizioni rende la lettura della mano particolarmente difficile e per questo richiede conoscenza, intuito e molta pratica. Il successo della chiromanzia è determinato dalla sensibilità - di cui sono spesso dotati i chiromanti - ma non da una capacità profetica: saper cogliere - attraverso le linee delle mani - l’aspetto caratteriale della persona. E’ quindi abbastanza facile per un chiromante “prevedere” quanto accadrà, anche perché, in molti casi, la persona è facilmente suggestionabile e finisce per prendere decisioni che confermano quanto predetto. E’ importante sottolineare questo aspetto non per dissacrare questa antica conoscenza popolare che – se utilizzata consapevolmente e quindi correttamente – diventa un’indicazione in più per tutti coloro che intendono avviare un processo di autoconoscenza. Sono in molti a desiderare di cambiare comportamento e scegliere nuove strade ma, in realtà, continuano a prendere decisioni che sono fondamentalmente coerenti con il loro carattere. Riconoscere l’influenza che il proprio carattere esercita su ciascun individuo corrisponde alla fase iniziale di un percorso che conduce all’autorealizzazione. Ma per interagire positivamente con la propria esistenza è importante riconoscere la responsabilità che ciascuno ha delle proprie scelte, reazioni e decisioni (indipendentemente dai propri condizionamenti interni od esterni) e che la forza celata dietro ogni comportamento è “l’intenzione”.
E’ opportuno quindi evolversi da una sorta di fatalismo patologico che ha reso pigra la nostra intelligenza “intuitiva” e sviluppare una “consapevolezza superiore” in grado di guidare le nostre intenzioni per la realizzazione di un’esistenza - dal punto di vista fisico, emozionale, mentale, spirituale - più in armonia con la natura più profonda dell’essere. La lettura della mano è stata praticata da tutti i popoli antichi. I cinesi sono tra quelli che hanno approfondito questa conoscenza orientandola anche verso un ambito terapeutico: molti dei loro risultati sono stati confermati dalla scienza moderna.
In occidente lo studio sistematico e scientifico della mano è iniziato nell’ottocento grazie a ricercatori francesi, tedeschi ed americani. La studiosa inglese contemporanea, Charlotte Wolff, ha impostato lo studio della mano su rigorosi criteri scientifici, trasformandola in una scienza che può fornire preziose informazioni ai genetisti, ai medici, agli psicologi.
Le caratteristiche somatiche delle mani forniscono, infatti, molte indicazioni sullo stato fisico e psichico della persona. Per questo la lettura della mano si rivela anche uno strumento “diagnostico” utilizzato da una branca della scienza definita con il termine “chirologia” (o chirometria) che si basa sullo studio dettagliato delle caratteristiche della mano, allo scopo di ottenere informazioni sull’eredità genetica, sulla diagnosi precoce delle malattie, sul tipo di personalità. La chirologia - rispetto ad altri metodi diagnostici - offre il vantaggio di poter individuare tempestivamente l’insorgere della malattia: i segni rivelatori appaiono prima sulle mani. La riflessologia ha già individuato alcuni punti della mano che sono in relazione con gli organi interni dell’organismo.
Negli Stati Uniti alcuni ricercatori dell’Università del Michigan hanno studiato le impronte delle dita e del palmo di intere popolazioni e sono riusciti ad elencare una serie di segni abbastanza sicuri che possono aiutare il medico ad eseguire indagini più approfondite, qualora si sospetti la presenza di una malattia genetica. Oggi studiosi di tutto il mondo si dedicano allo studio della mano ed i loro lavori sono riportati “nell’Index Medicus” (l’elenco ufficiale delle ricerche di argomento medico che vengono pubblicate sulle riviste scientifiche di tutto il mondo).
Genetisti, antropologi e psicologi della chirometria possono trarre informazioni utili per i loro studi. Ma questa non è una scienza riservata agli specialisti: qualsiasi persona può imparare ad interpretare i segni più evidenti che le mani rivelano, sia per avere qualche indizio sulla propria salute sia per farsi una prima idea delle caratteristiche di una persona. Inoltre gli esperti di chirologia hanno studiato le corrispondenze che esistono fra certi tipi di “dermatoglifi” (nome scientifico di quelle che comunemente sono conosciute come impronte digitali) e le caratteristiche psichiche. I rilevamenti dei dermatoglifi – differenti per ogni individuo – sono utili, per esempio, alla polizia per individuare le caratteristiche psichiche di un indagato e stabilirne la colpevolezza .
Sabrina Parsi
Articolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera”
del 1 marzo 2005
Medicina popolare:
una cultura da recuperare
I rimedi terapeutici popolari e le antiche tradizioni
di saggezza spirituale costituiscono un grande patrimonio
naturale per la cura e per la prevenzione.
In questi ultimi anni è cresciuta considerevolmente l’attenzione verso la salute pubblica. Infatti tra le innumerevoli forme d’ insicurezza (come la situazione economica aggravata dalla comparsa dell’euro) anche l’istituzione sanitaria - che per i cittadini ha sempre rappresentato un riferimento sicuro cui rivolgersi con fiducia - presenta segnali sempre più evidenti di crisi. La salute è il pilastro dell’equilibrio individuale e sociale: recenti statistiche segnalano l’ingente spesa di miliardi di euro da parte di cittadini che decidono di curarsi privatamente rivolgendosi - in larga percentuale - a terapie alternative a quelle convenzionali. Inoltre c’è da aggiungere che alla campagna denigratoria, relativa al funzionamento delle strutture pubbliche, contribuisce la tendenza dei media a diffondere prevalentemente episodi negativi (non solo nell’ambito sanitario) in quanto si dice che “il positivo” non fa notizia.
Ma non intendiamo evidenziare la solita diatriba tra le strutture sanitarie private e quelle pubbliche, nè portare avanti un discorso di categoria: se si vuole analizzare il problema in maniera costruttiva (cioè nell’interesse dell’individuo e della collettività) va visto da diverse angolazioni. Anche se categorie come quelle mediche e paramediche – visto l’impegno di grande utilità e responsabilità – meriterebbero senz’altro un adeguamento economico, sono tuttavia carenti di una formazione “umanistica” che stimoli in loro una coscienza più elevata.
Gli scandali a ripetizione in cui vediamo coinvolti infermieri, medici, informatori farmaceutici ed aziende lo confermano. Ad aggravare ancora di più la situazione c’è la tendenza ad arroccarsi su “dogmi” culturali a difesa di piccoli “feudi” costruiti nel tempo. Ci riferiamo alla problematica - di cui ci occupiamo da tempo – relativa al riconoscimento degli operatori e della terapeutica naturale indipendentemente da un contesto medico “convenzionale”. In realtà manca una cultura più integrale del concetto di salute: ancora oggi viene vista prevalentemente come assenza di malattia.
Sappiamo invece tutti, per esperienza personale, che la malattia scaturisce in ognuno di noi dal tipo di vita che conduciamo: dieta, hobby, vita sessuale, scelta del partner, situazione familiare e lavorativa, abitudini personali, obiettivi esistenziali, ecc.
Per tutti questi motivi – al sopraggiungere della malattia – occorrono rimedi e tecniche diverse da utilizzare: dalla chirurgia convenzionale ai rimedi a base di erbe e piante per determinare cambiamenti fisici, mentali e spirituali come sostengono da millenni molte antiche tradizioni di saggezza. Fin dall’antichità i popoli di tutto il mondo usano le piante e le erbe non solo per l’alimentazione, ma anche a scopo terapeutico: attraverso metodi empirici i nostri predecessori ci hanno tramandato un patrimonio di conoscenza (piante adatte all’alimentazione e per curare le malattie). Società dell’antica Grecia, come quelle delle polis dei secoli VII-VI a.C., trasmettevano esperienze ”terapeutiche” attraverso racconti epici: come la cura di ferite riportate in battaglia dagli eroi, i rimedi suggeriti dalla tradizione contadina e sciamanica per guarire “corpi” sempre più scrutati - nei loro malanni - dall’occhio indagatore del medico-naturalista. Anche se parte di questa saggezza popolare è andata perduta, molte informazioni sono però giunte fino a noi (soprattutto dalle zone rurali). Per questo motivo numerosi rimedi fitoterapici si ritrovano sia nella medicina convenzionale, sia nella medicina naturale.
Di alcuni rimedi tradizionali sono state perse le tracce, perché in passato si davano ormai per scontati e nessuno si preoccupava di trascriverli. Tuttavia molti rimedi tradizionali sono ancora in uso. Anche se oggi c’è la tendenza a sostituire le erbe con prodotti chimici di laboratorio, molte di esse hanno dimostrato la loro validità dopo essere state sottoposte a ricerche su basi scientifiche controllate e per mezzo delle tecnologie di indagine attualmente disponibili.
Prima che l’assistenza sanitaria divenisse pubblica le cure mediche erano un lusso che non tutti potevano permettersi. Inoltre le difficoltà negli spostamenti, che si presentavano nelle zone rurali e di montagna, consentivano al medico di intervenire solo in caso di emergenza. Pertanto i rimedi popolari - come per esempio l’uso delle erbe – ebbero un ruolo preponderante nella cura delle malattie: si trattava di rimedi a buon mercato, per molti reperibili direttamente, che la gente poteva autosomministrarsi con facilità. Nella medicina naturale ci sono in prevalenza terapie - come quella ayurvedica - che hanno una visione più integrata della salute: le realtà fisica, mentale e spirituale dell’individuo sono strettamente interconnesse. Infatti il termine ayurveda deriva dal sanscrito (“ayur” significa vita, “veda” significa conoscenza). Questo tipo di medicina è il più diffuso in India dove i medici convenzionali e gli specialisti di medicina ayurvedica operano in stretta collaborazione. La prevenzione è alla base della medicina ayurvedica.
Anche la corretta respirazione è necessaria per migliorare lo stato di salute: nella medicina naturale le tecniche basilari del rilassamento sono strettamente collegate alla respirazione. L’esercizio fisico – in occidente - è la forma meno diffusa di terapia in quanto limitata allo scopo di tonificare i muscoli o di aumentare la resistenza fisica. In verità l’esercizio fisico può avere una profonda efficacia nell’alleviare uno stato d’animo negativo e nel modificare una condizione mentale. La medicina naturale utilizza per questo scopo lo yoga, il qi-gong, il tai chi chuan, la bioenergetica. Il processo funziona anche in senso opposto: cambiare il modo di pensare può apportare modifiche a livello fisico. A tale proposito la meditazione e la terapia della visualizzazione sono tra i metodi più efficaci.
La medicina naturale si basa sulla convinzione che uno stato di buona salute significa soprattutto evitare le malattie oltre ovviamente che curarle con prodotti che contengano gli effetti collaterali (come invece accade con le medicine convenzionali). Inoltre gli approcci terapeutici sopra menzionati vengono considerati non solo come una misura terapeutica, ma anche come un percorso di conoscenza dell’esistenza.
Sabrina Parsi
Articolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera”
del 10 maggio 2005
La “comunicazione” della Nuova Era
Giovedì 19 maggio si terrà a Roma la conferenza sugli insegnamenti di Ramtha. Serate introduttive si svolgeranno anche a Milano e Firenze al fine di presentare il settimo tour mondiale della R.S.E.
Siamo in un’epoca di transizione caratterizzata soprattutto da conflitti di natura interiore. Il processo evolutivo è presente in ogni ambito e pertanto si esprime con linguaggi diversi. La Nuova Era ha favorito lo sviluppo di nuove forme di comunicazione che sintetizzano la natura “multidimensionale” dell’essere: energetica, somatica, emozionale, mentale, spirituale. Purtroppo l’uomo ha scoperto da poco tempo di non essere al centro dell’universo ma di farne parte: manifesta disagio nell’accettare di essere composto di atomi, energia concatenata in materia, onde elettromagnetiche esattamente come un animale, una pianta, come tutto ciò che appartiene all’universo. Tuttavia si avverte - anche se per molti in maniera inconsapevole - una crescente esigenza di comunicare con maggiore profondità. Anche la comunicazione con le dimensioni spirituali (fenomeno conosciuto da tempo di cui parlano tutti i testi sacri) ha seguito le varie tappe evolutive dell’uomo: dalla medianità (in auge agli inizi del secolo scorso quando prevaleva il pensiero positivistico-materialista) a varie forme di canalizzazione dell’era attuale conosciute con il termine “channeling”.
Fin dal 1978 Ramtha, attraverso la signora Knight, si è manifestato consentendo centinaia di conferenze negli Stati Uniti. Nelle diverse edizioni (americana, tedesca, spagnola, italiana, ecc.) Ramtha viene definita una straordinaria intelligenza di profonda saggezza ed amore vissuta trentacinquemila anni fa. “Dio in te” (Macro Edizioni, 1994) contiene i suoi insegnamenti fondamentali sull’origine e la natura divina dell’uomo. Una guida finalizzata a risvegliare la coscienza umana toccando temi come la creazione, l’evoluzione, l’ascensione, l’amore come libertà di scelta, i diversi livelli della consapevolezza umana, la via verso la conoscenza.
“Vedo i vostri dubbi di fronte a queste incredibili informazioni. Per alcuni di voi è incredibile non solo la mia esistenza, ma anche ciò che vi sto dicendo. So quanto difficile sia stato permettere a tutto questo di entrare nella vostra consapevolezza. Voglio che sappiate una cosa: serve un essere interiore molto simile ad un guerriero per avere il coraggio di andare avanti in ogni situazione”. Queste parole fanno parte del messaggio di Ramtha che ha reso possibile l’elaborazione del libro “L’ultimo valzer dei tiranni” (Macro Edizioni, 1998). Questo libro mette a nudo la storia ed i piani degli “uomini grigi”, le potenti famiglie che controllano le borse, le banche centrali e la maggior parte delle riserve monetarie del mondo. Tratta inoltre degli imminenti cambiamenti della natura e delle loro ripercussioni sull’uomo e su tutti gli ambiti della sua vita. Soprattutto intende trasmettere all’uomo una conoscenza che lo renda consapevole e preparato ad affrontare i giorni che verranno. Nel libro “Il mistero della nascita e della morte” (Macro Edizioni, 2001) Ramtha, in simbiosi con le scoperte della fisica quantistica e della teoria della relatività, descrive il destino dell’umanità attraverso una spiritualità pragmatica e creativa in sintonia con gli insegnamenti sublimi di Gesù, ma non con quella astratta e punitiva che abbiamo avuto fino ad oggi.
La R.S.E. (Ramtha’s School of Enlightenment) inizia il suo settimo tour a livello internazionale. Serate introduttive gratuite saranno tenute in tutto il mondo da studenti della Scuola. In Italia le conferenze di presentazione avranno luogo a Roma, Milano e Firenze. Giovedì 19 maggio a Roma (ore 20.30) presso l’Hotel dei Congressi (Sala Sfinge) in Via Shakespeare n. 29: per informazioni Attilio Ricci tel. 330957168 – Paolo Neri tel. 3299741873. Venerdì 27 maggio a Milano (ore 19.00) presso il FAST Centro Congressi (Aula Morandi) in Piazzale Morandi n. 2: per informazioni Daniele Caprini tel. 3357788022 (danielecaprini@libero.it). Sabato 28 maggio a Firenze (ore 20.30) presso il Grand Hotel Mediterraneo in Lungarno del Tempio n. 44: per informazioni Maria Grazia Arecco tel. 055/2346806. Nel corso delle serate si svolgerà un primo approccio con gli insegnamenti di Ramtha. Inoltre saranno comunicati i programmi degli eventi in Italia: workshop introduttivo dal 12 al 14 giugno e ritiro per principianti dal 15 al 23 agosto presso il Centro Sportilia, Frazione Spinello n. 167 a Santa Sofia (Forlì).
Gli insegnamenti di Ramtha costituiscono una prospettiva del tutto particolare da cui vedere il mistero della vita. Le domande - cui la filosofia, la scienza e la religione non hanno saputo dare risposta - trovano un nuovo significato. Questi insegnamenti sono in grado di ampliare la sfera dell'esperienza umana molto al di là dei limiti posti fino ad oggi dalla scienza e dalle varie religioni del mondo. Il sistema di pensiero di Ramtha non è una religione, né un'interpretazione filosofica della realtà. É la verità ottenuta e verificata attraverso l'esperienza. Ed ora che il sentiero è stato tracciato le porte sono aperte per tutti coloro che desiderino esplorarlo. In numerose occasioni Ramtha ha sottolineato che tutto il suo messaggio potrebbe essere riassunto in un'unica affermazione: "voi siete Dio." Ma come interpretare questa affermazione? Probabilmente le definizioni del termine "Dio" sono tante quante le persone sulla terra. Per comprendere correttamente gli insegnamenti di Ramtha è fondamentale diventare consapevoli del proprio concetto di Dio. Uno degli obiettivi prioritari della Scuola è infatti la ridefinizione del sé e la ridefinizione del nostro concetto di Dio.
Si trovano molte tracce del pensiero di Ramtha nelle antiche tradizioni, anche se nella maggior parte dei casi tutto quello che resta è una debole eco. Alcune di queste tradizioni sono le filosofie degli antichi Egizi e del faraone Akhunaton, la descrizione che il Buddha fa di sè stesso come il Risvegliato, la concezione della virtù e dell'immortalità dell'anima di Socrate, il concetto delle forme universali di Platone, la vita e gli insegnamenti di Yeshua ben Joseph, le opere di San Tommaso apostolo, l'Inno della Perla, l'inno alla parola divina nel Vangelo secondo Giovanni, Apollonio di Tyana, Origene, i Catari e gli Albigesi, San Francesco d'Assisi, i mistici ebrei e cristiani, il dipinto dell'ascesa del Monte Carmelo di Giovanni della Croce in cui la cima corrisponde all'apice della testa del corpo umano, le opere d'arte di diversi artisti come Michelangelo e Leonardo da Vinci, gli scritti e le esperienze mistiche di Santa Teresa d'Avila, le opere di Frate Luis de Leon, gli umanisti del Rinascimento europeo, i Rosacroce, i Maestri del lontano Oriente e numerose scuole sapienziali. Per ulteriori approfondimenti contattare la coordinatrice della R.S.E. per l’Italia Irene Rizzoli tel. 0471/953525 (e-mail: iriz@ines.org – sito: www.ramtha.com/html/world-tour).