(Primi spunti storici e filosofici per una riflessione più integrale sul concetto di verità)
Cosa indichiamo con il concetto di realtà? Su quali basi affermiamo di poter cogliere la verità dalla realtà in cui viviamo? Esiste una relazione tra il soggetto e la verità? I condizionamenti culturali impediscono al soggetto - intrappolato come è in una coscienza ordinaria - di cogliere la verità nella sua espressione più pura? Per avvicinarci ad una risposta più attendibile e verosimile occorre risalire al periodo in cui si sono intrecciati in occidente i rapporti tra soggetto e verità e - come punto di partenza - la nozione “cura di sè stessi” (epimelia heautou).
La conoscenza del soggetto – da parte del soggetto stesso – è stata originariamente elaborata in base ad un'altra formula: il precetto delphico “gnoti seauton” (conosci te stesso). Tuttavia – attraverso un’indagine storica e filosofica (Michel Foucault -“L’ermeneutica del soggetto” - ed. Feltrinelli) - si è potuto rilevare come il noto precetto “conosci te stesso” sia subordinato alla cura di sé. Conosci te stesso (gnothi seauton) è la conseguenza pratica del prendersi cura di sé stessi: è il momento culminante di tale cura. Epimeleia parte da Socrate fino all’ascetismo cristiano. Nel corso della storia la nozione si è ampliata ed i suoi significati si sono moltiplicati e modificati.
Qual’è la sua funzione ed in cosa consiste: a) è un atteggiamento verso di sé e gli altri; b) una forma di attenzione verso di sé e gli altri; c) una serie di pratiche attraverso le quali ci si modifica; d) un fenomeno importante nella storia della soggettività in quanto ha una funzione di definire un modo di essere. Un nuovo atteggiamento, forme di riflessione che - nel corso di un’evoluzione millenaria che ha attraversato tutta la filosofia greca, ellenistica e romana dal V° secolo a.c. al V° secolo d.c. – ha prodotto cambiamenti alle forme originarie: dagli atteggiamenti filosofici all’ascetismo cristiano.
Confronto fra la nozione “epimeleia heautou” ed il concetto di spiritualità: la filosofia di epimeleia heautou consiste in una forma di pensiero che si interroga su ciò che permette al soggetto di avere l’accesso alla verità. Il concetto di spiritualità fa riferimento alla ricerca, alla pratica, all’esperienza per mezzo delle quali il soggetto opera su sè stesso le trasformazioni necessarie per avere accesso alla verità. Eros ed Askesis (esercizio) sono le due grandi forme attraverso cui sono state concepite - nella spiritualità non solo occidentale - le modalità di trasformazione.
Le caratteristiche della spiritualità si possono riassumere in tre punti: 1) non è concessa di diritto al soggetto in quanto non ne ha le capacità: non ci può essere verità senza una trasformazione del soggetto; 2) una simile trasformazione può avvenire secondo differenti forme: un movimento di ascesi del soggetto; 3) l’accesso alla verità produce effetti di ritorno della verità sul soggetto.
In età moderna “la conoscenza” viene concepita come unica forma di accesso alla verità (procedimento cartesiano molto distante dal “gnothi seauton” socratico). Infatti le morali più austere, più rigorose, più restrittive che l’occidente abbia conosciuto non vanno affatto attribuite al cristianesimo ma alla morale stoica, a quella cinica ed in parte a quella epicurea costituite a partire dall’ingiunzione “prendersi cura di sé”.
Da una prima riflessione si evidenzia un primo paradosso relativo all’adattamento del precetto della cura di sé in un clima del tutto differente. Infatti in età moderna viene considerato come una forma di egoismo o ripiegamento. Diversamente, per secoli, è stato considerato un principio positivo, matrice di forme morali estremamente rigorose. Inoltre la nozione di cura di sé non è andata smarrita ma oscurata. Infatti le regole appartenenti al principio che prescriveva di “occuparsi di sè stessi” le ritroviamo riadattate all’interno della morale cristiana e nel mondo moderno dove (è qui l’altro paradosso) vige l’etica generale del non egoismo: rinunciare a sé (nella forma cristiana), la collettività, la patria prima di sé (nel mondo moderno) .
Probabilmente sono stati questi paradossi a determinare preoccupazione tra gli storici e la progressiva scomparsa del precetto “la cura di sé” fino al suo completo oscuramento lasciando il posto al noto precetto “conosci te stesso”.
(Michel Foucault nel 1982, presso il Collège de France, dedicava le sue lezioni alla cura di sé).