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Articolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera”

dell’8 aprile 2003



LA COSCIENZA ECOLOGICA

COME PERCORSO EVOLUTIVO


Di fronte allo scenario di morte, distruzione e disperazione che quest’ultimo conflitto ha portato nelle nostre esistenze, la New Age si esprime a favore dell’integrazione e della solidarietà. L’umanità si trova ad un punto di svolta. La crisi dell’individualismo promuove il diffondersi di un senso collettivo a livello planetario, percorso obbligato per l’evoluzione delle coscienze. Ogni individuo può contribuire - attraverso la consapevolezza – a controllare dentro di se l’egocentrismo, l’avidità, l’orgoglio, l’aggressività, l’antagonismo.

Il superamento dell’opposizione, per mezzo dell’accoglienza e del dialogo, consente il cambiamento da coscienza individuale a coscienza collettiva. Anche nell’ecosistema, da tempo in crisi profonda, ci sono i segnali di un individualismo esasperato: l’uomo non ha tenuto conto dell’interdipendenza dei vari componenti dell’ecosistema.

L’ecosistema terrestre è alterato perché l’uomo, condizionato da modelli di sviluppo schizofrenici, ha stravolto le leggi che regolano la sopravvivenza. La tecnologia tende a suddividere il processo lavorativo in piccoli segmenti, ciascuno dei quali è affidato ad uno specialista. Attraverso questa impostazione nessuno si pone il problema della compatibilità con l’ambiente. Ciò dimostra l’assenza di una visione produttiva olistica.

L’ecologia studia il rapporto degli organismi animali e vegetali con l’ambiente in cui vivono: è una scienza complessa perché si propone di studiare tutto ciò da cui dipende il mantenimento della vita nell’ecosfera compreso il benessere e la sopravvivenza dell’uomo. La medicina naturale può essere considerata come un’appendice dell’ecologia umana.

Infatti propone di mantenere il benessere dell’organismo senza alterare gli equilibri naturali. L’uomo non può mantenersi in salute se l’ambiente è malsano. Il rispetto dell’ambiente in cui si vive è la condizione indispensabile per poter praticare

la medicina naturale e per garantire a se stessi una vita sana. Alla base dell’ecologia c’è la mente dell’uomo illuminata da una coscienza olistica che ha sviluppato la consapevolezza dell’interazione che esiste tra gli esseri viventi e l’habitat in cui vivono.

In condizioni di compatibilità reciproca formano quello che viene chiamato un ecosistema: il terreno in cui cresce l’erba, i frutti, gli uccelli e gli altri animali sono i componenti di un equilibrio determinato da processi che hanno impiegato secoli per realizzarsi. Anche l’agricoltura biologica rappresenta un’espressione significativa sul percorso evolutivo dell’uomo verso una migliore qualità della vita.

Il termine agricoltura biologica indica un metodo di coltivazione e di allevamento che ammette solo l’impiego di sostanze naturali (presenti cioè in natura) escludendo l’utilizzo di sostanze di sintesi chimica (concimi, diserbanti, insetticidi). Inoltre l’agricoltura biologica contribuisce allo sviluppo di un modello di produzione che eviti lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali, in particolare del suolo, dell’acqua, dell’aria (elementi indispensabili per la sopravvivenza dell’uomo). Occorre, invece, utilizzare tali risorse all’interno di un modello di sviluppo che possa durare nel tempo.

Sabrina Parsi

 

 

 


Articolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera”

del 26 agosto 2003




L’UOMO HA PERSO LA SUA COMPONENTE “NATURALE”


L’uomo non ha mai abbandonato il sogno di realizzare una salute perfetta e di prolungare la vita. Ha indagato, esplorato, sperimentato. L’immortalità fisica non è un desiderio solamente dell’uomo antico, poichè anche nei tempi moderni è fortemente presente (ancora oggi numerosi ricercatori studiano i confini biologici dell’essere umano). Negli ultimi decenni la scienza occidentale ha intrapreso nuovi percorsi non così lontani da ciò che insegnavano gli alchimisti.

Negli Stati Uniti alcuni eccentrici utilizzano la crionica, ovvero la possibilità di congelare il proprio corpo per essere riportati in vita fra qualche centinaio d’anni. Questa tecnologia in realtà non allunga la vita, ma si fonda sulla speranza che in un futuro non troppo lontano sia possibile guarire malattie oggi incurabili. Esistono comunque, già oggi, metodi che possono contribuire ad allungare la nostra permanenza terrena: metodi che vanno al di là della capacità puramente tecnica della medicina convenzionale.

La nutrizione ortomolecolare, per esempio, associata ad una corretta assunzione di vitamine (nei giusti rapporti) potrebbe consentire all’uomo di raggiungere una durata della vita di almeno 120 anni (due volte premio Nobel Linus Pauling). La psiconeuroimmunologia (nuova branca della scienza medica) non si fonda su metodi basati su concetti materialistici ma sulle forze dello spirito, del nostro inconscio e della nostra anima. La scienza moderna sta facendo progressi anche nell’acquisire la capacità di cogliere tutti gli aspetti della natura umana e le sue mutevoli relazioni.

Tuttavia la scienza è ancora lontana per ciò che riguarda l’applicazione pratica di metodologie e di conoscenze legate alla natura ed all’atteggiamento rispettoso dell’uomo come parte integrante dell’ambiente: vivere la natura senza opporre resistenza o contrastarla per agire in sincronia con il grande fiume della vita. L’osservazione precisa, consapevole ed empatica degli avvenimenti naturali consente all’uomo di vivere meno l’aspetto teorico a vantaggio della pratica: è la realtà stessa a conferire direzione alle nostre teorie, non le teorie a modificare le nostre percezioni. L’uomo deve imparare ad affrontare in modo realistico le vicende della vita osservando l’esito di qualunque azione.

La scienza ha fornito un’importante chiave all’avanzamento della conoscenza ma solo dalla vita possono essere tratte quelle lezioni che ripetutamente, in passato, hanno indicato agli esseri umani le vie che conducono ad un modo di vivere migliore. L’intelletto e la sensibilità sono gli strumenti che la natura ci ha fornito allo scopo di penetrare nei suoi segreti. L’uomo ha perso la sua parte “naturale” a causa di un’educazione cosiddetta ”progressista” attraverso la quale molti spontaneismi sono andati persi (i popoli primitivi ed i bambini possono insegnarci davvero molto). Se vogliamo essere vivi e vitali dobbiamo riconnetterci con i cicli della natura riguadagnando il nostro posto nel macrocosmo.

E’ comunque un’esigenza che l’uomo avverte inconsciamente come tappa importante del suo cammino verso la completezza. La natura ha un suo linguaggio che si esprime attraverso una miriade di forme biologiche. La qualità di un corpo fisico è legata al messaggio vitale che organizza i suoi ingredienti in maniera tale da formare un’unità indissolubile che comprende forma, funzioni e modi di comunicare. La grave dissociazione, che si è venuta a creare tra l’uomo e la natura, ha determinato un’insensibilità patologica.

L’uomo soffre fisicamente e moralmente a causa dei suoi difetti, dei suoi vizi, della sua maniera errata di pensare, parlare, agire e nutrirsi. L’orgoglio, l’egoismo, l’ambizione, la vanità, la gelosia, la collera, come tutti gli abusi (alcool, tabacco, droga, sessualità sfrenata, ecc.) impongono all’organismo delle contrazioni che colpiscono e rovinano i centri nervosi causando danni terribili nelle strutture più profonde del suo essere fisico, mentale, psichico, spirituale (gravi malattie, tra cui il cancro, sono il frutto del cosiddetto “mondo moderno”).

Solo attraverso una nuova comprensione della vita l’uomo allontanerà la dipendenza dalla droga, dal fumo, dall’alcool e da tutti i preparati chimici che sclerotizzano le sue arterie, le sue ghiandole, i suoi nervi. La comunione con le forze rinnovatrici e purificatrici (prodotti vegetali sani, acqua ed aria pure) rappresenta per l’uomo l’unica forma di salvezza. E’ opportuno che uomini politici, religiosi, di scienza, della medicina (uniti dal medesimo desiderio di aiutare l’umanità) soccorrano l’uomo intrappolato, ormai da troppo tempo, nei limiti (abitudini e tradizioni) di una società che si permette di decidere e di pensare per lui.

Occorre formare i canali ufficiali della comunicazione (stampa, radio, televisione) conferendo loro un ruolo di educatori in modo da orientare le masse verso una nuova consapevolezza. Tutto ciò che l’uomo assorbe dall’ambiente influisce sulle sue cellule nervose e cerebrali condizionando i suoi pensieri e conseguentemente il suo comportamento. Pertanto è indispensabile indurre l’uomo a nutrire il proprio spirito ed il proprio corpo in maniera conveniente. Questa semplice innovazione costerebbe meno cara rispetto alla costruzione di nuove strutture ospedaliere che si fondano sulla patologia umana.

Anche la scienza comincia oggi a trovare una spiegazione in merito all’influenza del pensiero umano sull’ambiente, aprendo le porte a straordinarie possibilità evolutive. Recenti ricerche hanno dimostrato l’esistenza di una nuova forma di sincronizzazione: quella esistente tra i cervelli di differenti persone riunite in gruppo. Secondo il principio di coerenza (in fisica indica il livello d’ordine in un sistema) quando gli elementi ordinati di un sistema disordinato superano una soglia critica, il disordine viene spontaneamente neutralizzato e tutto il sistema diventa perfettamente coerente ed ordinato. Questo passaggio provoca un salto di qualità del sistema e conseguentemente un funzionamento ideale.

Sulla base di questo principio, per esempio, numerosi gruppi di meditazione hanno dimostrato come l’onda armonica abbia prodotto cambiamenti significativi in numerosi ambiti sociali compresa l’economia.

Sabrina Parsi

 

 

 


Articolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera”

del 26 agosto 2003

LA FOLLIA DELL’UOMO

SI ESPRIME ATTRAVERSO L’ECOSISTEMA ALTERATO



L’ecosistema terrestre è entrato in una crisi profonda perché l’uomo ha stravolto le leggi che ne regolano la sopravvivenza. Le regole che governano i modelli di sviluppo delle società industriali sono infatti diametralmente opposte a quelle che sovrintendono al mantenimento degli ecosistemi: non tengono conto dell’interdipendenza dei vari componenti, non vengono applicate le leggi che regolano gli ecosistemi. Inoltre la tecnologia tende a suddividere il processo lavorativo in piccoli segmenti ciascuno dei quali è affidato ad uno specialista che opera separatamente dall’altro senza minimamente porsi il problema della sua compatibilità con l’ambiente.

Le leggi del libero mercato si oppongono a qualsiasi norma che tenda a limitare i consumi. Tutto lo sforzo della pubblicità consiste nel creare un bisogno e nell’aumentare al massimo le vendite. Anche in questo caso senza tenere conto dell’impatto che l’introduzione massiccia dei nuovi materiali può causare sull’ambiente (solo recentemente si è cominciato a valutare gli effetti di questo gigantesco spreco, a recuperare il vetro e la plastica dei vuoti a perdere). Ma che senso ha produrre di più, nei paesi industrializzati, se abbiamo già molto più di quanto riusciamo a godere ?

I danni all’ecosistema sono sempre più evidenti: il surriscaldamento dell’atmosfera terrestre, l’assottigliamento della fascia di ozono, lo smog, le piogge acide, l’accumulo dei rifiuti e dei materiali tossici. Questa sconcertante situazione, anche se le dimensioni sono enormi, può essere arrestata solo con una vasta ed urgente trasformazione dei processi di produzione utilizzati nell’agricoltura, nell’industria, nei trasporti e nella produzione di energia. Oggi le tecnologie produttive ecologicamente sane esistono e, se messe in atto tempestivamente, possono limitare i danni all’ecosistema terrestre, già ampiamente provato.

Per poter realizzare questi obiettivi ogni individuo di coscienza può mettere in atto alcune iniziative. Per esempio scegliere i prodotti ecologici, oggi disponibili in molti negozi (frutta e verdura biologici, detersivi biodegradabili, colori ad acqua, vernici con un ridotto contenuto di solventi, carta riciclata, cosmesi naturale, ecc.) significa rispettare i diritti degli altri abitanti della terra. Infatti le biotecnologie potrebbero fornire al terzo mondo prodotti efficaci, adatti ai suoi bisogni, in particolare nel settore agricolo.

Preferire i prodotti meno inquinati: vestiti e tessuti in fibre naturali, mobili di legno, di metallo o di vimini, borse per la spesa di tela, confezioni di cartone anziché di plastica o di metallo. Riciclare i materiali riutilizzabili: depositare negli appositi contenitori la carta, il vetro, la plastica, le pile elettriche scariche ed i medicinali scaduti. Utilizzare carburanti meno inquinanti: preferire il metano al gasolio, utilizzare i mezzi pubblici piuttosto che quelli privati. Evitare gli sprechi: per esempio consumare l’acqua responsabilmente.

Sostenere la campagna contro la caccia: ogni anno 25.000 tonnellate di piombo, contenuto nelle cartucce, vengono disperse in Italia nei boschi, nei prati, nelle montagne. I ripopolamenti indiscriminati di animali, spesso non autoctoni, provocano danni enormi all’agricoltura ed all’ecosistema (basti pensare all’immissione di cinghiali provenienti dai Paesi dell’Est Europa, più grandi e prolifici di quelli italiani, ormai sterminati). Orientarsi verso un’alimentazione vegetariana: gli allevamenti intensivi inquinano il suolo, le falde acquifere, l’aria, oltre ad essere causa principale di disboscamento (un amburgher costa 5 mq di foresta amazzonica).

Inoltre un manzo consuma derrate alimentari quanto 12 persone e beve 3.200 litri di acqua per ogni kg. di carne. Infatti solo con l’alimentazione vegetariana è possibile sfamare tutta la popolazione mondiale (i terreni coltivati a prodotti vegetali anziché a pascolo producono un quantitativo alimentare 15-20 volte superiore). Sostenere le iniziative ambientaliste che denunciano la diminuzione delle aree occupate da foreste e da campi coltivati a fronte di una crescente richiesta di urbanizzazione selvaggia: il recupero delle foreste può costituire la risposta alle emergenze ambientali.

Infatti gli alberi sono tra i più importanti regolatori del clima consentendo all’acqua presente nel sottosuolo, per esempio, di liberarsi nell’atmosfera dando così luogo alle precipitazioni e, quindi, alla vita. Prova ne è che tra le cause principali della desertificazione presente in diverse aree del pianeta vi è proprio il taglio delle foreste che un tempo occupavano i territori ora desertici. Solo adottando questa serie di provvedimenti il livello medio della salute della popolazione mondiale ne ricaverebbe benefici incalcolabili.

Sabrina Parsi

 

 

 

Articolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera”

del 9 settembre 2003


 

RIPRISTINARE UNA SINERGIA ARMONICA TRA L’UOMO E L’ACQUA



Prendere un bicchiere e riempirlo di acqua, per molti paesi industrializzati, è un gesto privo di significato. Per altri paesi, invece, rappresenta un’utopia. Proviamo ad osservare attentamente l’acqua. Le molecole che la compongono sono le stesse che hanno dato origine alla vita sul nostro pianeta. Per quanto possa apparire incredibile questa affermazione è vera alla lettera: tutta l’acqua di questo mondo, fino alla più remota molecola, è sempre la stessa e sarà sempre la stessa fino a quando la terra esisterà. Per millenni il ciclo naturale ha garantito la purificazione ed il rinnovamento di questo prezioso elemento.

Ogni giorno, dagli oceani e dai continenti, un trilione di tonnellate di acqua evapora nell’aria subendo un processo simile a quello della distillazione. Contemporaneamente ogni giorno la stessa quantità ricade sulla terra sotto forma di pioggia, neve o grandine: penetra nel suolo, si arricchisce di preziosi sali minerali e ritorna in superficie sgorgando limpida e fresca dalle sorgenti (o meglio “dovrebbe” sgorgare limpida).

Oggi infatti industrie ed automobili caricano l’atmosfera di veleni ed è per questa ragione che l’acqua piovana arriva sulla terra con un tasso di acidità eccessivo: brucia le piante, corrode i monumenti, trascina con sé un carico enorme di sostanze tossiche. Come se non bastasse, una volta arrivata nelle falde, l’acqua continua ad essere minacciata da sostanze inquinanti: rifiuti industriali, detersivi, pesticidi e fertilizzanti. E’ opportuno ricordare che l’essere umano, alla nascita, è composto quasi per il 90% di acqua. Con l’invecchiamento questa percentuale diminuisce fino a ridursi al 60%. Nel corso di tutta la vita si consuma una quantità di acqua pari a 600 volte il peso corporeo.

Una tale quantità non può non influenzare la salute dell’individuo in quanto rappresenta uno dei principali e dei più essenziali alimenti. Per questo motivo la natura ci ha dotato di una serie di meccanismi di regolazione che allertano l’organismo quando l’apporto di acqua non è sufficiente. Per tutte queste motivazioni l’acqua viene considerata: simbolo eterno della vita, elemento indispensabile di riconciliazione tra l’uomo e la natura, materia primigenia, forza di evoluzione, collaboratore della ricerca scientifica, della sperimentazione dell’ingegno umano e dell’ispirazione artistica, condizione essenziale per ogni insediamento umano.

Purtroppo il processo degenerativo del materialismo ha banalizzato questo elemento prezioso ed alterato la percezione dell’uomo nei confronti del suo significato più intrinseco. La strumentalizzazione - da parte dell’uomo - dell’acqua (fonte di vita e bene indispensabile per ogni essere vivente) ha reso questo elemento “di prima necessità” sempre più carente e di scarsa qualità, trasformandolo in oggetto di potere e “merce” di scambio.

Nelle aree più depresse del pianeta le forme dell’acqua libera vanno drammaticamente spegnendosi. Oltre alla siccità quantitativa si affaccia una siccità qualitativa che può diventare oggetto di gravi conflitti a livello locale, nazionale ed internazionale. L’acqua - la più potente e duratura testimonianza della storia della natura (compresa quella dell’uomo) - può diventare, già da oggi, una delle questioni cruciali e fonte di tensioni e di complicazioni economiche, politiche, sociali. Anche in questo ambito occorre che la “conoscenza specialistica” si trasformi in “conoscenza olistica” guidata da una consapevolezza spirituale della vita.

E’ indispensabile promuovere un nuovo concetto di “civiltà dell’acqua” che vada a stimolare una coscienza critica degli sprechi e degli abusi: sostenere manifestazioni culturali (seminari e convegni di approfondimento), sensibilizzare e formare gli operatori della comunicazione con l’obiettivo di creare un movimento di opinione più consapevole (riscoprire, riaffermare e valorizzare il rapporto con l’acqua in quanto patrimonio dell’umanità), progettare nuovi modelli di sviluppo.

Sabrina Parsi

 

 

 


Articolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera”

del 9 settembre 2003


 

L’ACQUA NELLA TRADIZIONE

DEI POPOLI




Nella Bibbia - il secondo giorno della creazione - Dio fece il firmamento e divise le acque sotto il firmamento da quelle che erano sopra. In India l’acqua è la materia prima dell’universo ed il Brahamanda, l’uovo da cui nasce il mondo, è covato sulla superficie delle acque.

Per i cinesi l’acqua è definita Wu-chi (il caos primitivo) ed è il simbolo della virtù suprema. Talete di Mileto (624 - 546 a.C.), filosofo e matematico greco, era convinto che la terra fosse un disco galleggiante sull’acqua. Platone invece (427 - 347 a.C.) immaginava l’acqua in forma di icosaedro (un poliedro di 20 facce e 12 vertici) che, decomponendosi, dava luogo ad un solido di quattro facce di fuoco.

L’acqua diventa anche un simbolo di dio: il profeta Osea paragona Dio alla pioggerella primaverile. Nella teologia medievale Cristo è la fonte inesauribile di grazia. Mentre nel Corano, il libro sacro dell’Islam, l’acqua che scende dal cielo è uno dei segni della presenza di Allah che ha creato l’uomo dall’acqua versata.

Inoltre, fin dall’antichità, fu scoperto che l’acqua ha delle proprietà terapeutiche. Vinzenz Priessnitz (1799 - 1851) nacque da una famiglia contadina a Grafenberg, un paese che allora faceva parte dell’impero austroungarico (oggi appartiene alla repubblica ceca). L’idea di ricorrere all’acqua per curarsi gli venne osservando un capriolo che ogni giorno si recava presso una cascata ed immergeva la zampa ferita sotto il getto d’acqua.

Quando - per un incidente sul lavoro - si fratturò diverse costole Priessnitz pensò al capriolo, si curò allo stesso modo e guarì. Da allora cominciò a curare contusioni, ferite e fratture dei contadini della zona e pian piano la sua fama si diffuse in tutto il paese. Accusato di abuso di arte medica, fu sottoposto all’ispezione di quattro professori dell’Università di Vienna che diedero un verdetto favorevole alla sua attività, permettendogli di praticarla in un apposito istituto sorto a Grafenberg.

Priessnitz non lasciò alcuno scritto, solo alcune frasi: “il vero medico risiede nell’essere umano, io non faccio altro che aiutare la natura in quanto è lei che cura la malattia”. Sebastian Kneipp - soprannominato “l’abate dell’acqua” - (Stephansried 1821 - 1897) era il quarto figlio di un’umile famiglia di tessitori tedeschi, impegnato nella carriera ecclesiastica. All’età di 28 anni scoprì di avere la tisi e fu dichiarato inguaribile.

Disperato - in quanto non poteva realizzare il suo sogno di diventare sacerdote - si imbattè in un vecchio libro che descriveva una cura per la tisi a base di bagni. Ne seguì alla lettera le indicazioni, compresa quella di fare ogni giorno bagni freddi anche in pieno inverno. Un anno dopo, nel 1850, era guarito. Divenne sacerdote ed iniziò a studiare gli antichi testi che parlavano dell’uso dell’acqua in medicina.

Dopo aver curato con successo due pazienti di un certo dottor Mannheimer, fu portato in giudizio per abuso della professione medica. Al processo fu talmente convincente che il giudice, sofferente di gotta, gli chiese di curarlo. Nel 1854 salvò dal colera tutti gli abitanti del paesino dove era cappellano. La notizia si diffuse ed il vescovo, per punirlo, lo trasferì a Worishofen, sempre come cappellano, in un convento di monache.

Ma anche qui l’abate Kneipp si vide costretto a praticare la sua arte per curare i bambini di un orfanotrofio. La sua fama si diffuse ancora e fu messo sotto processo, dai medici invidiosi, una seconda volta. Ma il successo delle sue guarigioni era ormai troppo grande per contenere la folla di malati che accorreva: di conseguenza si costruirono a Worishofen alberghi e locande. Ad 85 anni il Papa Leone XIII si rivolse a Kneipp per farsi curare. La caparbia determinazione dell’umile abate aveva vinto. Il suo libro “La mia cura con l’acqua” fu tradotto in quattordici lingue.

Sabrina Parsi

 

Articolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera”

del 13 luglio 2004



Abbronzatura: una tendenza ad alto rischio



La moda dell’abbronzatura risale agli anni trenta. Lo stilista Coco Chanel (1883-1971) decise che la pelle color ambra non fosse più uno status di vita grama (tipico dei contadini che trascorrono la giornata sotto il sole), bensì il modo migliore per valorizzare la bellezza. Da quel momento, per coloro che intendevano seguire la moda, abbronzarsi divenne un obbligo: invece di ripararsi dai raggi solari con cappellini e velette si fece di tutto per esporre al sole zone sempre più vaste del proprio corpo.

Sono purtroppo in molti a pensare che la pelle sia un semplice involucro di poca importanza: paragonabile ad alcuni metri di stoffa da dipingere, incidere ed avvolgere su un corpo inanimato. Ci si preoccupa di più a renderla piacevole alla vista, di ripararla dalle lacerazioni e di proteggerla dagli agenti esterni. In realtà la pelle è un organo cui la natura affida importanti e complessi compiti simili a quelli svolti dal cuore e dai polmoni: respira, elimina veleni, assorbe sostanze nutritive, mette in moto i meccanismi necessari per garantire una temperatura costante all’interno dell’organismo.

La pelle rappresenta il confine materiale che delimita la nostra realtà interiore. Riflette all’esterno lo stato degli organi interni e, opportunamente stimolata, interagisce con l’organo interno corrispondente a quella determinata zona.

Tutte le terapie delle zone riflesse (riflessologia plantare, auricoloterapia, ecc.) si basano su questo rapporto. La pelle non mostra soltanto il nostro stato organico interno, ma rivela tutti i nostri processi e le nostre relazioni psichiche esternamente invisibili ma misurabili con strumenti elettronici adatti (la conducibilità elettrica della pelle). I primi esperimenti e le prime misurazioni di questo tipo risalgono a C.G. Jung che, con i suoi “esperimenti associativi”, indagò questo rapporto. Infatti la pelle rispecchia il nostro modo di essere ed è lo strumento che ci consente di entrare in contatto con il mondo esterno.

Attraverso la pelle l’uomo rivela i propri sentimenti (ansia, imbarazzo, ira, paura, tenerezza) che provocano rossore o pallore, fanno sudare i palmi delle mani, rendono arida la gola, fanno venire la cosiddetta “pelle d’oca”).

Un tempo si interpretava il carattere della persona analizzando i fenomeni della pelle grazie alla perfezione di alcuni sistemi. La medicina naturale ne ha sempre tenuto conto mentre la medicina ufficiale ha manifestato riserve e perplessità. Infatti, ancora oggi, stiamo subendo le ripercussioni di un’epoca come l’illuminismo che ha gettato a mare queste metodiche ritenute semplici superstizioni. Tuttavia alcuni medici “consapevoli” hanno da tempo avviato un processo integrativo recuperando un patrimonio di saggezza culturale cui le antiche scuole mediche attribuivano grande importanza.

Secondo i risultati delle ricerche più recenti il decadimento della pelle provocato dal sole non è, come si è pensato per lungo tempo, un’accelerazione del normale processo di invecchiamento cutaneo, ma ha caratteristiche proprie. Infatti nell’invecchiamento fisiologico - dovuto esclusivamente al trascorrere degli anni - il processo avanza anche se si rimane sempre chiusi in casa: la pelle si assottiglia e si copre di rughe sottili. Mentre nell’invecchiamento causato da luce solare (fotoinvecchiamento) si formano invece rughe profonde, la pelle diventa spessa e ruvida e, a volte, si copre di macchie.

Pertanto il fotoinvecchiamento è esclusivamente la conseguenza dell’esposizione ai raggi del sole. La pelle mette in atto alcuni meccanismi di difesa naturali che le permettono di limitare i danni e riparare le modificazioni che i raggi solari inducono sui tessuti: la melanina (sostanza che abbronza la pelle), l’ispessimento della pelle (l’organismo si difende dal sole aumentando la velocità di riproduzione delle cellule), gli antiossidanti naturali (sostanze che possiede l’organismo per neutralizzare l’azione ossidante dei radicali liberi), il sistema di autoriparazione delle cellule.

Appare evidente come l’inconsapevolezza possa interagire negativamente compromettendo sia lo stato di salute che il processo evolutivo dell’uomo. Occorre quindi comprendere che la tanto ambita abbronzatura non è altro che uno stato di “stress” cui sottoponiamo la nostra pelle. L’esposizione continua corrisponde al depauperamento delle difese dell’organismo: prezioso “capitale” incautamente speso ogni volta che ci esponiamo ai raggi solari. Inoltre le difese che ciascun individuo possiede sono proporzionate alle condizioni climatiche del paese in cui è nato. Per esempio un irlandese con i capelli rossi possiede un “capitale sole” sufficiente per l’intensità della luce del suo paese (se si trasferisce ai Tropici questo capitale risulterà del tutto insufficiente).

L’elevato numero di tumori registrato in Australia, per esempio, è causato dalla prevalenza di abitanti provenienti dai paesi del Nord Europa con un patrimonio genetico inadatto per resistere ad un’esposizione solare di quella entità.

In relazione a questo problema c’è anche da considerare che il caldo record registrato nell’estate 2003 ha avviato un profondo mutamento fisico, emotivo, mentale e conseguentemente ha modificato l’approccio che l’uomo ha nei confronti della stagione estiva. L’estate - con le sue tinte, odori, sapori dai toni forti - ha sedotto adulti, adolescenti e bambini di molte generazioni mentre oggi viene vista come un nemico da combattere.

Il rapporto tra ambiente e carattere è rimasto per secoli una costante nell’analisi di molti osservatori” - afferma il giornalista Antonio Cianciullo nel “Venerdì” di Repubblica del 25 giugno 2004 - “Il primo a sottolinearlo è stato Ippocrate che, nel quinto secolo avanti Cristo, evidenziava l’influsso del tempo sul nostro corpo: al mutare delle stagioni si accompagnano i cambiamenti nei visceri dell’uomo. Ma se l’esistenza di una relazione tra umore e tempo rappresenta una costante, la natura di questo rapporto ha subìto una mutazione profonda negli ultimi anni tanto che secondo il Centro di Bioclimatologia di Milano la percentuale di metereopatici è salita al 30%.

Anche perché il caldo, oltre una certa soglia, ha un effetto diretto sia sul fisico che sull’equilibrio psicologico”.

Ma l’altra faccia della medaglia è che grazie a questo fenomeno - in cui si evidenzia lo stretto legame tra l’uomo e l’ambiente - viene ristabilito un collegamento con l’antica saggezza generata da una visione olistica. Sono pertanto maturi i tempi per ricostituire una visione unitaria del mondo e di noi stessi (visione che nel corso dei secoli si è frammentata perdendo di vista connessioni e relazioni reciproche).

La storia ci insegna come il passaggio da un’epoca all’altra sia stato sempre caratterizzato da grande confusione. Ma è un percorso evolutivo inevitabile che ci spinge ad andare avanti verso una sempre maggiore comprensione del mondo e dell’uomo come organismo e non più come macchina.

Sabrina Parsi



 


 


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