Intervista al prof. Francesco Di Giuseppe, accreditato
studioso dei “crop circles” a livello internazionale,
che interpreta la simbologia archetipica degli agroglifi
Sabaudia ha legittimato un proprio spazio specifico nella mappa mondiale degli agroglifi, straordinari disegni nel grano che talvolta sono visibili solo dall’alto per le gigantesche dimensioni. La località pontina balzò agli onori della cronaca nell’estate dell’anno scorso (vedi “Italia Sera” di martedì 8 luglio 2003) allorquando apparve un elaborato cosmogramma nel podere dei signori Cenci in Via di S. Andrea nelle immediate adiacenze della litoranea. Successivamente si verificarono eclatanti “avvistamenti” che polarizzarono l’attenzione dei media (vedi “Italia Sera” di martedì 15 luglio 2003).
In questi giorni il fenomeno si è ripetuto nel campo di grano del signor Stefano Bedin a poca distanza dal precedente “crop circle”. Una sincronicità che induce a riflettere. Eventi conseguenti e testimonianze attendibili fanno di Sabaudia un caso di channelling dimensionale, una “Arecibo” che riceve messaggi criptici da eccelse regie occulte.
E’ un’escalation ormai a dimensione planetaria. Oltre 6.000 pittogrammi sono apparsi in 45 paesi soprattutto nei campi di cereali. I ricercatori hanno classificato varie tipologie: mappe astronomiche, geometrie spiraloidi, diagrammi frattali, simbologie archetipali, ecc. Un puzzle affascinante, un progress mediatico che conduce l’umanità, attraverso sensori subliminali, verso nuovi e più elevati livelli di conoscenza.
Non dobbiamo circoscrivere l’indagine nell’ottica riduttiva della nostra cultura scientifica, razionale, tridimensionale. Dobbiamo andare oltre come suggeriscono i sensitivi che hanno “testato” personalmente il grano, piegato millimetricamente ed armoniosamente da entità altamente evolute. Dobbiamo aprire la mente e soprattutto il cuore per entrare in sintonia con le vibrazioni sublimi di questi misteriosi mandala cosmici che irradiano in tutto il mondo una potente energia sottile, capace di attivare irreversibili processi di elevazione spirituale e salti quantici nell’espansione di coscienza.
Fra gli antesignani di un’indagine che esce fuori dai binari dell’ortodossia scientifica si colloca il prof. Francesco Di Giuseppe, consulente olistico del benessere, ricercatore transdisciplinare, autore di studi approfonditi sulla simbologia dei “crop circles”. Lo abbiamo intervistato al ritorno da una ricognizione meticolosa effettuata sugli agroglifi di Sabaudia in collaborazione con qualificati esperti dell’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma.
D. Lei è stato fra i primi visitatori del pittogramma di Sabaudia. Da chi è stato informato e quali rilievi ha potuto registrare con le sue apparecchiature?
R. Un'amica mi comunicò che era apparso un nuovo cerchio nel grano a Sabaudia, non lontano dal luogo di apparizione dell'anno precedente. Qualcosa dentro mi aveva preannunciato quello che poi accadde. Era il secondo appuntamento in quel luogo con i "Signori delle Stelle". Il proprietario del campo, Stefano Bedin, aveva ricevuto la notizia da un pilota del campo di volo a Sabaudia. Come sempre fu un'emozione sorvolare dall'alto il pittogramma che si mostrò in tutta la sua bellezza. Grazie alla cortese disponibilità della famiglia Bedin ho avuto la possibilità di entrare nel cosmogramma ed osservare da vicino alcune caratteristiche riscontrabili nei cerchi non contraffatti: nodi degli steli allungati, piegati in modo permanente; vortici di spighe adagiate al suolo ma non rotte; insetti disidradati o esplosi attaccati alla spiga per effetto della fusione della paraffina e conseguente raffreddamento (ho un'ampia documentazione di foto scattate al microscopio); presenza di un forte campo di energia che ho avvertito alla testa mentre giravo delle riprese in alcuni punti del crop e che hanno avvertito anche altre persone lì presenti; la famosa "treccia di spighe" dentro un anello del disegno.
D. L’agroglifo presenta una coreografia complessa. La sua documentazione foto e video consente uno studio particolareggiato della simbologia?
R. Certamente. Attraverso i materiali foto e video ho potuto riprodurre graficamente il glifo per visionarlo e dimensionarlo sul computer. Inoltre qualche giorno dopo aver visitato il cosmogramma, mi venne un’intuizione sul significato di questo nuovo agroglifo. Nel cerchio più grande centrale sembra che appaia un imbuto dimensionale, quindi abbiamo delle sezioni di circonferenza dalla più piccola alla più grande, quattro in tutto. Una curva passa per ognuna di esse e le attraversa come ad indicare un sentiero evolutivo. Se proviamo ad immaginare questo schema come un insieme di piani dimensionali, contando dalla più piccola, che chiameremo "prima dimensione", avremo una seconda e terza dimensione (quella in cui ci troviamo in questo momento nel nostro pianeta che corrisponde anche al terzo chakra nel corpo umano, il chakra del controllo e del potere). Qui troviamo un puntino, ma anche una barretta. Qualcuno indica che ora ci troviamo proprio qui. Nel piano dimensionale successivo troviamo un altro punto: stiamo passando alla quarta dimensione o quarto chakra, centro dell'amore cristico o incondizionato. Ai lati della griglia centrale troviamo due forme circolari unite da un'asse. Da un lato ci sono tre cerchi concentrici che rappresentano la divinità con al centro una piccola "F" (la famosa sigla dei Nefilim o Anunnaki, coloro che portarono la vita su questo pianeta). Nel polo opposto potrebbe essere rappresentata la Terra e quindi l'asse (manubrio) che conduce il Cielo alla Terra, ma per arrivare a questo c'è il passaggio evolutivo descritto nella zona centrale del pittogramma.
D. Può ricostruire la dinamica dell’evento relativo al “crop circle” apparso l’anno scorso nel campo di grano dei signori Cenci?
R. Presumibilmente nella notte tra il 27 ed il 28 maggio del 2003 apparve un cosmogramma in un campo di grano nel podere dei signori Cenci, a Sabaudia, nelle adiacenze della litoranea in via di S. Andrea. Come sempre accade in quella notte nessuno segnalò la presenza di intrusione umana, di strumentazione, di apparecchi luminosi per la realizzazione di questo pittogramma durante le ore notturne. Non furono trovate orme o solchi che potessero collegare la strada fino a giungere nel pittogramma. Nessuno è stato mai trovato con apparecchiature o attrezzi da lavoro, in tutto il mondo, intento a realizzare queste meravigliose opere di geometria sacra (oltre 6000 pittogrammi in 45 paesi nel mondo). La notizia della formazione iniziò a diffondersi intorno al 15-16 giugno: moltissime persone giunsero sul luogo. I signori Franco e Gianni Cenci dichiararono di aver trovato la famosa treccia di spighe al centro del crop, ma appena dopo pochi giorni la treccia fu sottratta e portata via da sconosciuti. Le spighe erano adagiate al suolo, non erano calpestate o tagliate, nei punti di intersezione del disegno c'erano spighe con la modificazione del primo nodo ad angolo quasi retto. Tutto rientrava nei canoni di bellezza e perfezione delle formazioni che avevo visitato nelle campagne inglesi.
D. Testimonianze attendibili parlarono di “avvistamenti”: oggetti volanti di varie dimensioni, luminescenti e velocissimi. Lei conferma queste voci?
R. Sì perché ho intervistato personalmente alcuni testimoni. Una mattina, mentre prelevavo alcuni campioni di spighe con altri ricercatori, venne verso di noi un signore di circa 65 anni che, in modo un po' concitato, dichiarò di aver visto, durante una notte nel periodo della formazione del pittogramma, un enorme oggetto discoidale scuro, molte luci colorate lungo il contorno dell'oggetto volante, alcune parti dalla sagoma sporgenti in varie direzioni. Ma la cosa che lui notò con grande stupore era che quell'oggetto così grande e vicino non emetteva alcun rumore o suono. Lui disse di aver visto questo dalla finestra di casa sua, ma non fu l'unico a notare l'oggetto perchè questo fu anche avvistato più tardi da una sua parente ad un chilometro di distanza da casa sua. Un mio carissimo amico (Paolo di Terracina) mi raccontò della guarigione all'alluce del piede che ebbe il giorno dopo essere entrato nella formazione, in quanto sparì completamente un ematoma sotto l'unghia. Una persona che vive anche lei a Terracina mi raccontò che qualche anno prima di quella formazione nel campo, mentre percorreva la litoranea che costeggia il bosco, verso le ore 23.30 vide quasi istantaneamente un oggetto di forma romboidale uscire dagli alberi. Secondo la sua dichiarazione l'oggetto era per metà pieno di luci colorate e la restante parte della superficie era scura o comunque di aspetto metallico. La scena si svolse con molta rapidità: infatti l'oggetto puntò verso la macchina con grande accelerazione. Lei pensò che l'impatto fosse inevitabile, ma a pochi metri di distanza dal parabrezza anteriore della macchina l'oggetto subì un cambio repentino di rotta e scomparve nel cielo con una straordinaria velocità. Queste non sono le uniche testimonianze di avvenimenti analoghi in quella zona.
D. Quando inizia il fenomeno dei “crop circles”?
R. I primi cerchi nel grano si manifestarono negli anni '60 in Australia con forme circolari piuttosto semplici. Intorno agli anni '70 cominciarono ad apparire anche in Inghilterra, ma il fenomeno ebbe un grande salto di quantità e qualità negli anni '80 con molti crop circles di forme geometriche anche molto complesse: diagrammi frattali, mappe astronomiche, simboli di geometria sacra, simboli appartenenti ad antiche civiltà (sumerica, celtica, egizia), simboli degli hopi (indiani latino-americani) e dei Dogon (popolo del Mali, famoso per le antiche cerimonie legate al sistema di Sirio). Fino ad oggi se ne contano oltre 6000, apparsi in 45 paesi diversi del mondo, anche se il 70% del fenomeno continua a manifestarsi nel sud-est dell'Inghilterra, nelle contee dell'Hampshire e Whiltshire. L'estensione va da pochi metri fino a 10.000 mq. Si manifestano principalmente nei campi di cereali (grano, orzo, avena), ma non sono mancati cerchi nei campi di colza, di erba da foraggio, di patate, e perfino... impressi nella neve, sull'acqua e nella roccia. In alcune aree boschive sono stati piegati tronchi d'albero adulti, quasi a 90°, senza la rottura del tronco!
D. In tutto il mondo i pittogrammi nei campi di cereali si manifestano con caratteristiche distintive: presenza di acqua, vicinanza di siti archeologici, intersecazione di reticoli energetici, ecc. Come spiega queste correlazioni?
R. Lo straordinario fenomeno dei cerchi nel grano, altrimenti detti agroglifi, pittogrammi, cosmogrammi o crop circles, continua a manifestarsi ogni anno coinvolgendo moltissime aree del nostro pianeta. E' interessante notare la relazione che esiste tra cerchi nel grano, siti megalitici, tumuli funerari e la presenza di acqua nel sottosuolo. Le civiltà che ci hanno preceduto sul pianeta la "sapevano lunga" in materia di geomanzia e cioè della conoscenza del reticolo di linee energetiche che seguono precise traiettorie, lungo le arterie del sistema portante della madre terra. Antichi templi, cattedrali, siti megalitici, tumuli funerari e castelli sono situati in punti energetici ben precisi, paragonabili ai meridiani del corpo umano. Nella quasi totalità delle manifestazioni in corrispondenza del cerchio, sotto il piano calpestabile, troviamo la presenza di bacini di acqua. In Germania è stato condotto un esperimento collocando dentro un crop circle un contenitore con acqua distillata. Analizzando successivamente il contenitore con uno spettrografo si è visto, con grande sorpresa, che le molecole di acqua avevano assunto la forma del cerchio nel grano. Questo ci indica che all'interno della formazione esiste una matrice archetipica energetica che influenza (ho personalmente verificato) la materia, le persone, gli animali, i cristalli, i liquidi e le apparecchiature elettroniche. Ai bordi del crop esiste una barriera energetica invisibile che delimita l'area del pittogramma dal resto del campo coltivato, come una sorta di "stargate", dove le leggi fisiche vengono violate. Può accadere che una telecamera (con la batteria completamente carica) si scarichi rapidamente, dentro il crop, per poi ricaricarsi totalmente appena usciti. Ci sono delle componenti che vanno di pari passo con la manifestazione del fenomeno: dall'alto le sfere di luce (esiste un filmato di Oliver Castle) e nel sottosuolo l'acqua, capace di immagazzinare un’onda di energia informata prima, per restituirla in un secondo momento sul piano calpestabile, piegando le spighe con angolazioni ben precise. Molte sono le testimonianze di persone che hanno visto oggetti luminosi, colonne di luce durante la notte, astronavi e sfere di luce evoluire sui campi interessati al fenomeno, di giorno e di notte. In occasione di queste manifestazioni vengono realizzati meravigliosi pittogrammi che spesso occupano aree più estese di diecimila metri quadrati.
D. A quale target si rivolge, per usare una terminologia giornalistica, il messaggio dei cosmogrammi?
R. Personalmente credo che il fenomeno dei cerchi nel grano sia rivolto alla nostra coscienza attraverso il linguaggio dei simboli che non sempre sono compresi dal nostro emisfero sinistro, ma che il nostro emisfero destro ben conosce. Non a caso la zona dove troviamo la maggiore concentrazione di queste meravigliose formazioni si snoda in un’area del sud-ovest dell'Inghilterra, nelle contee dello Wiltshire e dell'Hampshire, luoghi pregni di misticismo: le zone dei miti arturiani, la Tor-Hill di Glastonbury (la mitica Avalon). Presso Salisbury si ergono da millenni i megaliti di Stonehenge, secondo la leggenda osservatorio astronomico di Mago Merlino, secondo altri rappresenterebbe un modello dell'universo. Un altro punto preferito dai "creatori dei cerchi" è la famosa Silbury Hill, sorta attorno al 2600 a.C., costruzione che inizialmente si presentava come una piramide conica a sette strati digradanti. Questa collina è la più grande costruzione eretta da mani umane, in Europa, dedicata al culto. Nessuno ad oggi ne conosce l'utilizzo o il significato. Silbury Hill significa "la collina degli splendenti", infatti "Sil" voleva dire "essere luminoso". Questa collina artificiale si trova nel territorio di Avebury, anch'esso famoso complesso megalitico, dal quale si snodano delicati flussi energetici della terra, paragonabili al nadis, il sottile "reticolato" di energia nell'uomo che rifornisce l'organismo di prana. Questa potrebbe realizzare quindi una sorta di agopuntura alla madre terra, attraverso i crops, nel tentativo di riattivare i flussi delle arterie del pianeta per bilanciare le aggressioni e gli effetti distruttivi "dell'uomo virus" che impiega buona parte del tempo e della propria creatività per costruire ordigni di distruzione.
D. Nel suo sito www.lifecircle.net lei fa esplicito riferimento alla dimensione animica. Può esplicitare questo concetto?
R. Einstain diceva: "Il mondo è pericoloso da vivere non per coloro che fanno del male, ma per coloro che guardano e lasciano fare." Finchè l'uomo non si risveglierà, verrà gestito da una ristretta oligarchia di esseri che lavora solo a proprio vantaggio. Secondo ciò che penso i cerchi servono, come aiuto, a ristabilire il contatto tra l'uomo e la sua dimensione animica. Molti pittogrammi ci invitano a riconnetterci con il cosmo attraverso la creazione di un nuovo essere "androgino": l'uomo si potrà riappropriare della dimensione animica femminile e la donna del suo complementare maschile per la creazione del nuovo uomo cosmico. Gesù disse: "Alla fine dei tempi ci saranno i segni in cielo ed in terra". In questo momento credo che ce ne siano abbastanza! La terra sta riducendo la rotazione intorno al proprio asse proprio negli ultimi cinquant’anni in modo considerevole. Tanto che gli orologi atomici a Denver devono essere continuamente riallineati. Questo vuol dire che il magnetismo sta diminuendo e si arriverà ad un "punto zero" dove la terra si fermerà e poi continuerà a girare in senso contrario invertendo le polarità magnetiche. La frequenza della terra sta aumentando da 7-8 cicli al secondo e passerà a 13 cicli seguendo la serie di Fibonacci. Questi eventi sono stati rappresentati nei cerchi nel grano.
D. Lei ha dichiarato spesso che i cosmogrammi sono messaggi cosmici che preannunciano un passaggio epocale, un momento catartico. Quali sono le fondamenta di questa sua convinzione?
R. Appare evidente che l'Apocalisse, e cioè la Rivelazione, sia vicina. Stiamo assistendo ad una trasformazione epocale che i tibetani e gli indù chiamano Yuga. Termine che significa "epoche". In questo momento stiamo uscendo dal Kali Yuga (da circa 900 anni) periodo delle coscienze assopite e andiamo verso il Satya Yuga, periodo del risveglio delle coscienze. Anche per gli indiani d'America Hopi questi pittogrammi rappresentano un importante messaggio. Loro dicono che questi sono i segni che attendevano da secoli e che ci annunciano il ritorno dei "fratelli bianchi". La maggiore concentrazione di questi simboli li troviamo proprio in Inghilterra, detta "England" (anticamente chiamata Engel-Land la "Terra degli Angeli"). In alcuni pittogrammi troviamo dei simboli che si riferiscono alla "capanna sudatoria": questo vuol dire che la purificazione sta arrivando e ci sarà la "separazione della gramigna dal grano". Molte sono le convinzioni dei mistici che nel triangolo sacro - formato dagli antichi templi della Tor Hill di Glastonbury, Stonehenge ed Averbury - un giorno si manifesterà la nuova "Gerusalemme celeste" con la restaurazione del nuovo ordine divino: l'inizio della nuova età dell'oro, il sesto sole per i Maya. L'uomo potrà superare il paradigma materialistico, gli animi si apriranno ad una nuova coscienza planetaria e noi incontreremo i “Signori delle Stelle”.
Sabrina Parsi
Articolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera”
del 26 ottobre 2004
Reincarnazione: scienza o coscienza?
Intervista al prof. Vittorio Marchi (docente, fisico,
ricercatore) che esprime interessanti approfondimenti
sulla presunta dicotomia reincarnazione - resurrezione
Non è assolutamente strano che in un’epoca come la nostra – caratterizzata da un continuo mutamento di valori e di principi di riferimento – si riscontri un forte interesse nei confronti della reincarnazione. Forse per alcuni corrisponde ad una moda, per altri ad un sostegno cui aggrapparsi per esorcizzare la paura della morte, oppure l’esigenza di una conoscenza sempre più globale di sé stessi o l’influenza esercitata da alcune discipline come lo yoga, lo zen, il qi gong, ecc. Anche la scienza moderna o scienza della complessità oggi riconosce la validità di numerose concezioni appartenenti ad antiche tradizioni di saggezza. Sostiene infatti che l’universo (compreso l’uomo) potrà realizzare un salto evolutivo solo attraverso l’integrazione dell’olismo scientifico con l’olismo che da millenni viene insegnato dalle tradizioni spirituali (ridimensionate a causa delle critiche mosse dall’illuminismo in poi). Purtroppo l’uomo moderno privilegia eccessivamente la razionalità: l’utilizzo dei soli sensi fisici e degli strumenti scientifici lo hanno confinato in una coscienza ordinaria. Le ricerche concernenti le “vite anteriori” hanno già aiutato, psicologicamente, numerose persone: rendono la morte meno assoluta. Tuttavia occorrono delle prove ed i mezzi di ricerca attuali sono di gran lunga troppo deboli rispetto a questa realtà. Ma la nuova scienza è ai primi passi e non è da escludere che un giorno ci possano essere strumenti in grado di seguire tracce di “spirito” che abbandona un corpo come oggi seguiamo le tracce degli elettroni o della radiazione cosmica.
Il fisico e filosofo francese contemporaneo Jean Charon - ricercatore e scienziato noto ed apprezzato in tutto il mondo per le sue originali pubblicazioni sia di carattere scientifico che di filosofia della scienza - ha costruito e sviluppato teorie e ricerche di matematica superiore a sostegno della reincarnazione: ”Ciò che sembra abbianodimostrato i miei lavori – scrive Jean Charon – è che bisogna andare ancora più lontano (dei cromosomi) sul piano dell’elementare e andare, di fatto, fino alle particelle dette precisamente “elementari”, quali le studia la fisica. E’ ciascuna di queste particelle fisiche - che compongono i cromosomi - che conterebbe la totalità dell’informazione, abitualmente associata invece all’insieme del gioco cromosomico, in un dato individuo.”
In sostanza Jean Charon sostiene che ogni nostro elettrone - che ha una durata di vita praticamente “eterna” - contiene una storia ed una memoria comprensiva di tutto il passato dell’universo. Per Jean Charon un elettrone, che sia stato parte di un albero o di un animale poi di un uomo, conserva la registrazione di queste diverse esperienze. Quindi se ogni elettrone del nostro corpo possiede una memoria di ciò a cui ha partecipato e se in noi esistono miliardi di elettroni (di cui ognuno ha vissuto un’esperienza nel passato) noi conterremmo miliardi di memorie relative a vite passate. Parlando dello spirito e del “posto” in cui lo si può trovare Jean Charon afferma che se lo spirito fa parte delle leggi naturali dell’universo (teoricamente) deve essere possibile descriverlo, definirlo, ovvero misurarlo.
Sul tema della reincarnazione “Italia Sera” ha intervistato il prof. Vittorio Marchi (docente, fisico e ricercatore) che da molti anni ha orientato gli studi e le indagini scientifiche verso una qualità speciale della materia: lo spirito. Negli anni sessanta ha conosciuto all’Università di Pisa l’ing. E.C., compagno di stanza e di studi di Enrico Fermi. Dalla stretta collaborazione con questo illustre personaggio sono nate due opere di notevole spessore scientifico, culturale e spirituale: “Mjriel” (Il Meraviglioso) e “L’uomo di…Colombo”. Il prof. Vittorio Marchi è noto anche per la sua attività di conferenziere in convegni e seminari. Partecipa spesso a trasmissioni televisive di rilevanza nazionale divulgando teorie scientifiche con un taglio etico-umanistico e spirituale che polarizza l’attenzione dei media.
D. Professore che cosa ha spinto la sua ricerca oltre i confini della materia?
R. E’ opportuno considerare che l’evoluzione conosciuta attraverso il Big-Bang fa riferimento alla materia, alla vita, alla mente, ma esclude le dimensioni spirituali. Poiché il processo evolutivo si muove nel tempo e la conoscenza si è sviluppata, ad oggi, in tanti ambiti scientifici, ritengo sia opportuno considerare – come parte integrante - anche il livello dell’evoluzione di coscienza della persona. Ma non sono l’unico ad avere questa presa di coscienza. Esistono esempi concreti di psicologi, medici ricercatori, parapsicologi, scienziati e studiosi che - con un approccio più ardito ed aperto nei confronti della realtà - hanno tracciato le basi per una scienza in grado di realizzare una conoscenza ”integrale” dell’esistenza.
D. Il tema che intendiamo affrontare oggi è quello della reincarnazione. A tale proposito chiediamo: come si esprime nei confronti della morte?
R. Le rispondo con una frase del celebre Victor Hugo: ”La tomba per l’uomo è il guardaroba dove Dio viene di volta in volta a cambiarsi d’abito”. L’essere umano è l’uomo (l’Uno) in maschera corporea “antropomorfa”. L’uomo sa che la maschera stessa è temporanea e che prima o poi dovrà essere restituita al suo costituente. No, non esiste la morte in quanto noi siamo “l’Eternauta”: l’eterna trasformazione dell’Uno indivisibile ed inseparabile da tutti i suoi aspetti e manifestazioni. Siamo in altre parole “Uno” che vive la vicissitudine, la moltitudine delle forme e della “mortalità” per pervenire, di volta in volta, al compimento della propria “autocoscienza” cioè “dell’autorealizzazione” del proprio universo.
D. In altre parole il sé spirituale che dimora nell’essere umano è consapevole della maschera che prima o poi dovrà restituire al suo costituente. E’ questa la fase in cui si fa riferimento alla reincarnazione?
R. Oltre al tema molto controverso della reincarnazione esiste un altro tipo di conflittualità nel mondo. Ci sono infatti due posizioni diverse rispetto al percorso evolutivo dell’uomo: la reincarnazione (passaggio sulla terra) e la resurrezione (dalla terra al cielo). I 3/5 (60%) dell’umanità credono nella reincarnazione, 1/5 (20%) crede nella resurrezione ed 1/5 (20%) crede nella morte definitiva.
D. Professore può spiegare ai lettori come stanno realmente le cose?
R. Ci troviamo di fronte a due verità: l’Oriente ha scoperto la reincarnazione e l’Occidente la resurrezione. Due realtà che si sono armate l’una contro l’altra per affermare due verità “sorelle”: reincarnazione e resurrezione. Entrambe rappresentano il primo ed il secondo momento della sinfonia della vita cosmica: entrambe fanno parte del processo di autorealizzazione. Il principio è il seguente: “Per formas resurgens, per vitas resurgit”.
D. Può rendere più comprensibili questi concetti per i lettori?
R. Non ci può essere reincarnazione (rinascita) se non c’è resurrezione (autorealizzazione della coscienza di sé). Conseguentemente non ci può essere resurrezione se non c’è reincarnazione. L’uomo deve fare un percorso determinato dall’eternità a salire da una scala che lo conduce dall’ottusità di Sé all’illuminazione. Sulla ”ruota” dell’infinito questi due aspetti esistono sempre e comunque, indissolubilmente e contemporaneamente presenti. Per questo non può esistere la “vita” in una sola esistenza, ma una vita in più esistenze. Il corpo fisico rappresenta il mezzo per realizzare l’esperienza terrestre di reincarnazione (la prima nascita) per la resurrezione (seconda nascita e completamento della prima): “reincarnationes ad resurrectionem et resurrectio ab reincarnationibus”.
D. Perché le religioni non si attivano per sciogliere questo nodo?
R. Perché il 90% delle dottrine del mondo sono duali. Infatti è dalla dualità che scaturisce nell’uomo il concetto di morte e di limitazione. Fino a quando l’uomo non supererà la limitazione dei confini umani (la paura della morte) non realizzerà il destino finale “la seconda nascita” ove si compie il naturale incontro sul piano dell’Uno tra reincarnazione e resurrezione.
D. Su quali fondamenta poggia la dottrina della rinascita?
R. Attraverso studi approfonditi è possibile dimostrare che, a differenza della concezione delle dottrine cattolica ed evangelica, la dottrina della rinascita faceva parte del cristianesimo delle origini. S. Agostino dimostra di essere al corrente di questa dottrina sia nel “Civitate Dei” che nelle “Confessioni” pur mantenendo un atteggiamento prudente e dubitativo. S. Girolamo – in una lettera rivolta ad Arito – parla della rinascita. Per Tertulliano, Sinesio, Origene la reincarnazione era scontata. Anche Gesù di Nazaret insegnò la rinascita e non negò mai la dottrina. Anzi spesso la confermò dicendo che S. Giovanni Battista era veramente l’antico Elia che il popolo attendeva (S. Matteo XVII, XI). Successivamente anche S. Paolo parla di Esaù e Giacobbe come già esistenti prima che fossero nati.
Infatti, dopo Gesù, questa dottrina venne insegnata nelle chiese per cinquecento anni fino al tempo di Costantino in cui ebbe una diffusione di massa notevole. La dottrina della rinascita fu professata - in tempi diversi – da indù, buddisti, egizi, greci, ebrei, esseni, indiani d’america, aborigeni australiani, ecc. Fonti altrettanto attendibili si trovano nei Veda (2000 a.C.).
D. Ma allora perché questa dottrina è stata eliminata?
R. Il colpo mortale, che determinò l’eliminazione di questa dottrina, fu inferto da Giustiniano (482/253) - spinto da motivazioni di natura politica - al fine di ricomporre il vastissimo territorio dell’impero romano d’Oriente e di Occidente (all’epoca diviso da insanabili controversie teologiche tra i vari padri della chiesa). Uno dei conflitti che divideva i padri della chiesa riguardava la natura del Cristo. Pertanto Giustiniano - mosso dal sogno di realizzare sotto la sua autorità unica un impero “Universale Cristiano Romano” – convocò un Sinodo a Costantinopoli nel 543 d.C.. In quella occasione Giustiniano - approfittando della contestazione che la dottrina di Origene aveva suscitato in gran parte dei vescovi - scomunicò Origene: una decisione che metteva tutti d’accordo. Origene divenne quindi il capro espiatorio politico e da quel momento non solo furono combattute tutte le scuole di pensiero che accettavano la dottrina della rinascita, ma furono etichettati eretici e scomunicati tutti coloro che credevano nella rinascita.
D. In altre parole la dottrina della rinascita - a seguito di decisioni illegittime prese in quel Sinodo esclusivamente dai vescovi dell’epoca - è rimasta tagliata fuori dalla storia della chiesa e dell’umanità?
R. Furono fatti dei tentativi - da parte di autorevoli personaggi - per riscattare la dottrina della rinascita dall’abisso in cui gli antichi vescovi della chiesa del VI secolo l’avevano fatta precipitare. Voltaire, per esempio, conosciuto come lo scettico degli scettici rilasciò una sorprendente dichiarazione rimasta nella storia: ”Non è più sorprendente il fatto d’esser nati due volte invece di una, dal momento che tutto in natura è resurrezione”. C’è un detto extracanonico di Gesù che dice: ”Non c’è nulla di occulto che non sarà rivelato. Né cosa celeste che non divenga manifesta, né cosa sepolta che non venga resuscitata”.
D. Siamo entrati nel terzo millennio. Astrologi, veggenti, ricercatori di ogni epoca hanno definito la nostra epoca con il termine “apocalisse” il cui significato corrisponde a “rivelazione”. Professore crede che i tempi siano maturi per riconsiderare la dottrina delle rinascite?
R. Quello di cui sono convinto è che non si possono continuare ad ignorare i primi 500 anni di storia cristiana e che la dottrina delle rinascite non può essere considerata un relitto della nostra storia evolutiva. Ciò che non bisogna mai dimenticare è che il cristianesimo è una religione ebraica e non cattolica. La dottrina della rinascita appartiene storicamente al cristianesimo in quanto deriva dagli ebrei stessi e perché venne insegnata da Gesù e dai primi padri della chiesa. Furono infatti i secondi padri romani della chiesa a cancellarla: quelli del Concilio di Costantinopoli.
Sabrina Parsi
Articolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera”
del 7 dicembre 2004
Scoperto da uno scienziato italiano
il “vuoto quantomeccanico”
Intervista al dr. Massimo Corbucci che è giunto alla geniale intuizione attraverso due lavori di fisica nucleare: l’ordine di riempimento dei livelli atomici e la numerazione barionica.
Il dr. Massimo Corbucci ha scoperto qual’è l’ultimo elemento del Sistema Periodico e
cos’è la “Particella” che crea la materia (nota come Bosone di Higgs o Particella di Dio). È il fisico italiano che è stato chiamato in Germania dal G.S.I. della Technische Universitat di Darmstadt per la questione atomo-113. L’atomo-113 era il punto di passaggio per l’approdo, che la scienza riteneva possibile, all’atomo-114 finalmente “stabile” (elemento metallico simile all’argento, ma pesantissimo) con cui sarebbe dovuta cominciare addirittura una nuova era dell’umanità. Il dr. Corbucci ha dichiarato e dimostrato inconfutabilmente che l’atomo-113 non si può ottenere in quanto “l’atomo ha il limite strutturale a 112”. Oltre ad avere infranto un sogno scientifico coronato dal Nobel Mayer-Jensen sul “Numero Magico 114”, ha fatto crollare un secolo di fisica nucleare che dava ormai per consolidato il modello dell’ atomo di Bohr. L’impatto nel mondo scientifico è stato senza precedenti. Il C.E.R.N. (Centro Europeo Ricerche Nucleari) di Ginevra ha spento il “Lep” ed il Berkeley (USA), congiuntamente al Dubna (Russia), ha ritirato l’annuncio della scoperta degli atomi di numero atomico 114-116-118. Intervistiamo il dr. Massimo Corbucci per un approfondimento scientifico su questi temi.
D. Lei ha costituito la Società Internazionale di Fisica Nucleare sotto l’egida della onlus (organizzazione non lucrativa di utilità sociale) “La ParTicella di Dio”. Quali sono le finalità di quella che lei definisce “divulgazione atomica”?
R. La Società Internazionale di Fisica Nucleare si è posta l’obiettivo di divulgare la cultura scientifica che riguarda l’atomo. Attualmente non possono esistere testi divulgativi sulla struttura atomica, nucleare e sub-nucleare, in quanto non è ancora nota l’esatta struttura dell’atomo. Non si conosce l'esatta distribuzione degli elettroni intorno al nucleo atomico (ciò che si chiama tecnicamente “ordine di riempimento dei livelli atomici”) e per ciò che concerne le particelle sub-nucleari viene edita una rivista biennale a cura di un’importante istituzione scientifica (Review of Particle Properties). La rivista pubblica l’elenco “provvisorio” delle nuove particelle scoperte.
Nel testo è riportata la “Tavola della numerazione barionica” che contiene tutte le “possibili” 103 particelle adroniche sub-nucleari, messe in ordine di massa e di “spin”. Tale ordine è conforme all’ordine con cui sono disposti i 112 elementi chimici nella “Nuova tavola periodica” . Questa corrispondenza chiarisce il senso concettuale della fisica sub-nucleare, delle sue correlazioni con la chimica ed è il punto chiave su cui si sviluppa la divulgazione della cultura chimica dell’atomo.
D. Lei ha realizzato la “nuova tavola periodica degli elementi” di cui pubblichiamo la copertina. Lei sostiene che questa classificazione riflette la struttura di un nuovo modello atomico. Vuole approfondire questo concetto?
R. E’ in preparazione, allo scopo di poter rendere visivamente l’insieme dell’aufbau atomico, un video di straordinario impatto emozionale: per la prima volta è possibile godere di una visione tridimensionale ed in movimento di tutto il “macchinale” funzionamento dello “indivisibile” di Democrito. 112 elettroni si “accendono” a “spin” alternati su e giù occupando in 50 la parte sinistra dello spazio ed in 62 la parte destra. “Internamente” nel nucleo del pari vi è una dicotomia sinistra/destra, per dare collocazione a 46 barioni ruotanti lentamente a “spin” 1/2 e a 57 ruotanti velocemente a “spin” 3/2. All’interno di ogni singolo barione ci sono i quark disposti a “spin” antiparalleli a sinistra ed a “spin” paralleli a destra. L’assortimento di “sapori” e di “colori” è ben visibile con grande significato scientifico. Estremamente importante la rappresentazione del “vuoto quantomeccanico” scoperto, nel senso che “viene fuori”, mentre si constata che “tutta” la compagine dei 103 barioni, messa insieme, resta compatta salvo nella zona di “rottura” della simmetria dove si forma una netta soluzione di continuità, che “potrebbe” contenere ben 11 barioni, ma si rivela “vuota”. La “zoommata” in quell’area nera conduce “dentro” la ragione stessa dell’esistenza dell’universo, aprendosi alla “vista” il percorso di un tragitto verso tutti i luoghi vicini e lontani delle profondità del cosmo. Lungo il tragitto scorrono l’una nell’altra le due particelle “fondamentali”, i due “mattoni” ultimi della “materia”: VAVOHU e TOHU). A tal proposito informo che è in preparazione il testo scientifico “Cosa sono e quanti sono gli elementi chimici” in cui sono riportati tutti i 112 elementi, mostrando di ciascuno il gioco di “aufbau” particella dopo particella (dall'idrogeno, che è fatto soltanto di protone ed elettrone, all’atomo-112 che contiene “tutto”).
D. Lei è giunto a determinare il numero totale degli elementi chimici del “Sistema Periodico” attraverso due lavori di fisica nucleare e sub-nucleare: “L’ordine di riempimento dei livelli atomici” e “La disposizione barionica”. Da questo percorso nasce la scoperta del limite strutturale atomico a 112 che chiarisce la ragione per cui al GSI di Darmstadt non si poteva ottenere l’atomo 113 dalla fusione nucleare del bismuto 83 con lo zinco 30. Quali sono gli sviluppi di questa straordinaria scoperta?
R. Questa scoperta ha reso possibile un inquadramento concettuale del “Bosone di Higgs” evidenziando che tale “Particella “ non poteva essere rivelata al Collisore Adronico “LEP” del C.E.R.N. di Ginevra, ne’ potrà mai essere rivelata con qualsiasi potenza di “estrazione” disponibile (V. “HLC”), in quanto essa è composta dai 2 Rishoni Vavhou e Tohu, i quali sono costituenti del “vavhoutohu” o vuoto quantomeccanico, privo di “Pareti di Bloch”. Ritengo corretto che l'ultimo elemento del Sistema Periodico abbia nome Vavhoutohu, sigla Vt, n.a. 112 con eponimo Viterbo, in onore della mia città natale (all’attenzione dello I.U.P.A.C. per il nome ufficiale che sarà riportato nella “Nuova Tavola Periodica”). Con questa Nuova Tavola il Sistema Periodico viene a riflettere la struttura atomica di un “Nuovo Modello Atomico”, non più ad orbite, in cui gli elettroni sono disposti con continuità, ma ad orbite in cui è netta la visualizzazione degli orbitali ed in cui la distribuzione leptonica segue i salti quantici e relativi livelli, regressioni e pseudo-regressioni. Appare in questo modo la dicotomia di una parte sinistra dove si collocano gli elementi di “Gruppo A” e di una parte destra dove si collocano gli elementi di “Gruppo B”. Al centro ci sono i gas nobili. Da notare che l'Attinio-89, pur trovandosi a destra della Tavola è di Gruppo A. Gli elementi 99-100-101-102-103, pur trovandosi a sinistra della Tavola, sono di Gruppo B (per il criterio dello “spin” dei barioni). In ogni caso tutti gli elementi che compaiono nella Nuova Tavola affiancati e sovrapposti sono affini.
D. Quale progress ha seguito per giungere all’obiettivo?
R. Nessuno è mai riuscito a trovare in che ordine sono disposti gli elettroni intorno al nucleo, un po’ per la difficoltà di scoprire i “bizzarri” salti quantici e dunque far “incastrare” i numeri atomici affiancati e sovrapposti in modi corretto, ma soprattutto perché ci si aspettava la continuità nella distribuzione elettronica. Che fosse necessaria la presenza di punti di soluzione della continuità, per poter attingere la “massa” di cui le particelle stesse sono dotate, non era mai venuto in mente a nessuno
studioso. Il “foro di gonfiaggio” nella struttura atomica è rappresentato da quell’area nera tra il 71° e il 72° elettrone e tra il 103° e il 104° che appare giusto nell’ordine di riempimento dei livelli atomici. (Anche la Nuova Tavola Periodica degli Elementi mostra le caselle nere conformemente all'Ordine di Riempimento dei Livelli Atomici, tra gli elementi di n.a. 71/72 e 103/104). Inserendo l’Ordine di Riempimento dei Livelli Atomici in un elaborato grafico che lo incurva nella calotta sferica tridimensionale, appare la configurazione reale dell’atomo: gli Shell elettronici sono disposti su 8”paralleli” della sfera, dove all’interno vi è il nucleo. Il nucleo appare una compagine di “particelle” subnucleari, distribuite anch’esse su una calotta sferica in un modo conforme all’Ordine di Riempimento dei Livelli Atomici, che prende il nome di Disposizione Barionica. L’ultimo barione ha N° 103 e questo dato è una “prova del 9” che gli elementi chimici non possono essere più di 112 (come dire che non ci sarebbe un ulteriore barione da inserire nel nucleo di un atomo ipotizzato con più di 112 elettroni!). L’impatto visivo dell’atomo tridimensionale è molto suggestivo della perfezione funzionale del nuovo modello atomico. Si noti il fatto che nella sfera nucleare interna alla sfera atomica, nella emisfera sinistra vi sono tutti i barioni che ruotano lentamente a spin 1/2 e nella emisfera destra vi sono tutti i barioni che ruotano velocemente a spin 3/2. Scendendo nel “dettaglio” di come sono messi i Quark in ciascun barione, scopriremo un’ulteriore “prova del 9” sull’attendibilità del modello con limite “strutturale” a 112: nell’emisfera sinistra lo spin dei quark è antiparallelo (funzionale a dare una bassa massa adronica). Nell’emisfera destra lo spin dei quark è parallelo (funzionale a dare un’alta massa adronica).
D. Lei sta lavorando dal 1976 sull’ordine di riempimento dei livelli atomici. Con quali prospettive?
R. Quando ho cominciato l’ultimo atomo trans-uranico sintetizzato era il Seaborgio (Sg) n.a. 106 (Berkeley e Dubna) ed entrava in funzione il più potente Acceleratore Atomico del mondo a Darmstadt (Germania). Già nel 1976 ero convinto che non si potesse ottenere l’atomo di numero atomico 114, in quanto l’elettrone N°112 gli risultava collocato sull’ultimo orbitale del livello quantico n=8. Solo quando il GSI di Darmstadt si è scontrato con l’impossibilità di ottenere dalla “fusione nucleare” di Bismuto (83) + Zinco (30) l’elemento di numero atomico 113, (febbraio 1996: scoperta dell'elemento 112) l’Ordine di Riempimento dei Livelli Atomici è sembrato proponibile. Tuttavia per convincere i maggiori scienziati del mondo che l’atomo più grande “realizzabile” fosse quello con 112 protoni e 112 elettroni, si rendeva necessaria una prova incontrovertibile. Nel marzo 1999, dopo 3 anni di assiduo studio, arriva l’idea risolutiva: passare dall’ordine di Riempimento dei Livelli Atomici relativo agli shell, alla Disposizione Barionica nel Nucleo per risalire al contenuto ed alla numerazione barionica di “tutti” gli elementi chimici.
D. Come ha potuto dimostrare che l’ordine di riempimento dei livelli atomici, che lei ha scoperto, è quello rispondente alla realtà?
R. Ho realizzato una “straordinaria” Tavola della Numerazione Barionica (non vi era allo stato delle conoscenze di fisica nucleare la nozione di quanti potessero essere al massimo i barioni) che mostra 103 barioni e l’ordine in cui sono messi nella compagine nucleare: 46 a “Spin” 1/2 e 57 a “Spin” 3/2. L’eccezionalità di questa tavola è che è sovrapponibile alla Nuova Tavola Periodica degli Elementi e dalla sovrapposizione si può ricavare il dato di quali e quanti barioni siano contenuti nel nucleo di ogni elemento chimico. Se ne deduce che gli Elementi e le stesse Particelle sub-nucleari, che li compongono, soggiacciono alla stessa regola di periodicità, soddisfano quindi il criterio per cui tutte le particelle che sono enterocontenute nell'atomo debbono affiancarsi e sovrapporsi secondo l’affinità che presentano e in base alla massa.
D. Lei ha dichiarato che questa tavola consente di risalire a quali e quanti barioni sono contenuti nel nucleo di un elemento chimico. Ci spiega la procedura?
R. La tavola della Numerazione Barionica mostrava qualcosa di estremamente interessante, quando fu realizzata per la prima volta il 31 marzo 1999: un’area nera a “semi T coricata” che “ rompeva la simmetria” tra i 46 barioni a SPIN 1/2 e i 57 a SPIN 3/2. Per una incredibile coincidenza al C.E.R.N. di Ginevra i fisici stavano lavorando sul Bosone di Higgs ( la “Particella” che crea la materia) e l’esperimento di collisione e-/e+, che avrebbe dovuto portare alla comparsa dell’Higgs volgeva a conclusione proprio nell’ottobre 2000 quando fui convocato in Germania al GSI di Darmstadt per la questione “Atomo-113”. L’area nera a semi-T coricata sulla carta diviene nella topografia barionica reale del Nucleo, il sito del Bosone di Higgs! Pertanto l’Higgs non è un vero e proprio Bosone, come si poteva pensare (composto di quark come gli altri mesoni che connettono i barioni tra loro) bensì un “connettivo” caratterizzato da proprietà non ancora previste dalla Fisica. I componenti di questo “qualcosa” indefinito per la fisica sono i “mattoni fondamentali” della fisica (Rishoni) dai nomi Ebraici VAVOHU e TOHU. Passando per una chiarezza concettuale più che soddisfacente si sono creati i presupposti per la scoperta di quello che in fisica non veniva alla luce: “il vuoto quantomeccanico”. Il vuoto quantomeccanico non può essere “estratto” ai Collisori Adronici, e ciò ha spiegato la ragione per cui l’esperimento di “collisione” non poteva essere coronato dalla scoperta del Bosone di Higgs, come lo stato dell’arte in fisica faceva ritenere possibile. L’esperimento fu annullato il 2 novembre 2000. Così anche la mancata scoperta del Bosone di Higgs, insieme alla mancata scoperta dell’Atomo 113, ha costituito un’ulteriore prova della inadeguatezza del modello classico di atomo e della necessità di sostituirlo con un nuovo modello.
D. Nel suo sito www.atomo112.info lei definisce “una grande scoperta dalla scoperta precedente”.
R. Il grande fisico Peter Higgs ha preso atto delle mie teorie un anno dopo la chiusura del Collisore Adronico “LEP” del Cern di Ginevra e la sospensione dei lavori di ricerca del suo “Bosone”. Una prova della chiarezza concettuale sulla funzione “creatrice” del “connettivo” quantomeccanico è stata fornita a Higgs attraverso la Tavola della composizione l’assorbimento della massa dal vuoto quantomeccanico. Spin anti-paralleli sono funzionali ad assorbire minore massa, rispetto alla condizione di Spin paralleli. È senz'altro indicativo della perfezione del Modello che gli Spin anti-paralleli si “addensino” tutti sul lato sinistro della “sfera” atomica e al contrario gli Spin paralleli sul lato destro. La rappresentazione di questo “fenomeno” di perfezione della natura a livello sub-nucleare, trova espressione nella Tavola da me elaborata. È un documento di eccezionale valore scientifico che dimostra come sia stata messa a nudo l’intimità del nucleo atomico, risalendo addirittura alla “logica” del “Creatore” nel combinare “sapori” e “cariche di colore” dei Quark, in modo funzionale ad ottenere le giuste masse adroniche relative alle “posizioni” dei 18 barioni.
Sabrina Parsi
Articolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera”
del 21 dicembre 2004
Capitalismo “umanista”: una fabbrica
per l’uomo, non un uomo per la fabbrica
L’opera di Adriano Olivetti, poco conosciuta, è un esempio straordinario di “aziendalismo dal volto umano”
che supera l’ego dell’individualità con una visione
olistica e costruttiva del mondo del lavoro.
Intervista a Fabio Alessandri, interprete delle opere
di Rudolf Steiner, che diffonde l’antroposofia
e la triarticolazione dell’organismo sociale.
Non intendiamo dilungarci su quanto è già stato pubblicato o si può richiedere attraverso la “Fondazione Adriano Olivetti” a Roma o ad Ivrea, oppure il “Network Adriano Olivetti” di Milano. Piuttosto è interessante diffondere - fra tutti coloro che sono animati dagli stessi ideali - le motivazioni e le strategie che hanno consentito ad Adriano Olivetti di realizzare la sua titanica e purtroppo incompiuta impresa.
A tale proposito intervistiamo Fabio Alessandri: burattinaio, musicante, cantastorie, maestro elementare, educatore d’infanzia, conferenziere e formatore degli adulti in campo antroposofico e pedagogico, traduttore delle opere di Rudolf Steiner, dedica le sue energie alla diffusione in Italia dell’antroposofia e della triarticolazione dell’organismo sociale. Da anni attivo nella “Fucina delle idee” (ww
Intervista al prof. José Arguelles eminente studioso della cultura Maya
Nel 1993, a 40 anni di distanza dal suo primo incontro con la matematica del sistema calendrico Maya, ha iniziato la decodificazione della profezia finale di Palenque (il Telektonon di Pacal Votan). La ricerca scientifica, condotta insieme alla sua compagna Lloydine, ha prodotto la scoperta delle frequenze temporali 12:60 e 13:20, la matematica del tempo quadri-dimensionale raccolta in Dreamspell: The Journey of Timeship Earth 2013. Da queste straordinarie scoperte è nato il Movimento Mondiale di Pace per il Calendario delle Tredici Lune.
Il Prof. José Argüelles, artista, poeta, storico visionario, messaggero del nuovo tempo, antropologo globale, armonista cosmico, è nato nel 1939. Si è laureato in Estetica e Storia dell’Arte all’Università di Chicago nel 1969. La sua carriera accademica iniziò all’Università di Princeton nel 1966 ed è continuata per i successivi 23 anni presso l’Università della California a Davis, l’Evergreen State College, il Naropa Institute, l’Università di Stato e l’Istituto d’Arte a San Francisco, l’Università del Colorado e la Union Graduate School a Denver.
I suoi libri pionieristici, tradotti in diverse lingue, sono il risultato delle sue ricerche artistiche e scientifiche sugli insiemi: Mandala (co-autore, 1972), Charles Henry and the Formation of a Psychophysical Aesthetic (1972), The Transformative Vision (1975, 1992), The Feminine, Spacious as the Sky (co-autore, 1977), Earth Ascending: An Illustrated Treatise on the Law Governing Whole Systems (1984, 1988, 1996), The Mayan Factor (1987), Surfers of the Zuvuya (1988), The Call of Pacal Votan, Time is the Fourth Dimension (1996), and The Arcturus Probe, Tales and Reports of an Ongoing Investigation (1996).
Tra i fondatori della Giornata per la Terra (First Whole Earth Festival, Davis, California, 1970), Argüelles è da lungo tempo attivista della pace e della trasformazione planetaria della coscienza. Con sua moglie e compagna, Lloydine, nel 1983 ha fondato il PAN, Planet Art Network (Rete d’Arte Planetaria), promuovendo il revival del Patto per la Pace e della Bandiera della Pace di Nicholas Roerich (1935). Lavorando con l’informazione profetica ricevuta da Tony Shearer nel 1970, e grazie allo studio di tutta una vita sulla matematica e le profezie del calendario Maya, Argüelles ha distillato la Convergenza Armonica (16 e 17 Agosto 1987), evento di meditazione globale e pace planetaria.
In seguito alla sua analisi del codice del calendario Maya nel bestseller internazionale The Mayan Factor (1987), Argüelles ha continuato insieme a Lloydine le sue ricerche scientifiche e matematiche dei codici del tempo sottesi al sistema calendrico Maya dell’antica America Centrale. Il risultato della loro ricerca comune è stato la scoperta delle frequenze temporali 12:60 e 13:20, la serie di strumenti e dimostrazioni della matematica del tempo quadri-dimensionale raccolta in Dreamspell: The Journey of Timeship Earth 2013 (1991).
Nel 1993, a 40 anni di distanza dal suo primo incontro con la matematica del calendario Maya, Argüelles ha iniziato la decodificazione del ciclo della profezia finale di Palenque, il “Telektonon di Pacal Votan”. Questa profezia ha dato origine al Movimento Mondiale di Pace per il Calendario delle Tredici Lune (1993) alla cui causa gli Argüelles hanno consacrato la propria vita. Pellegrini planetari della pace, il loro messaggio li ha portati in ogni angolo del pianeta. Nel 1996 hanno organizzato il Primo Congresso Planetario dei Diritti della Biosfera (Brasilia) ed hanno realizzato la Cerimonia di Dissoluzione dei Confini ai Quattro Angoli. Telektonon, il Gioco della Profezia, è stato prodotto nel 1996. Attualmente Argüelles è coordinatore dell’Invisible College of the First World Peace, 1996 - 2000.
Dal 1998 il PAN Italia (Planet Art Network, la Rete d’Arte Planetaria), coordinato dall’Avv. Antonio Giacchetti di Bari, ha avviato il lavoro di traduzione e pubblicazione dei lavori del Prof. José Argüelles in italiano. Fino ad ora sono stati pubblicati: Il Fattore Maya - La Via Al di Là della Tecnologia ( Ediz. WIP, Bari 1999 - attualmente in ristampa); Il Progetto Rinri - I Quattro Anni della Transizione Biosfera-Noosfera (WIP 2000); Il Calendario delle 13 Lune di 28 Giorni (WIP 2000).
Abbiamo intervistato il Prof. José Argüelles che ha aperto una finestra conoscitiva sui Maya - costruttori di piramidi orientate astronomicamente, cartografi del sistema solare - che erano in risonanza etica e scientifica con le energie cosmiche. Dobbiamo demolire il muro delle mistificazioni storiche e culturali che hanno gettato ombre inquietanti su questo popolo straordinario. I Maya hanno lasciato testimonianze indelebili di una civiltà altamente evoluta fra cui un calendario millimetrico (più perfetto del nostro) che era, è e sarà sempre in simbiosi con la legge del tempo.
D. Chi erano i Maya e perché la loro scienza può essere considerata sia pre che post scientifica ?
R. Originariamente i Maya erano un popolo proveniente dall'esterno del nostro sistema solare, da una dimensione al di là del piano fisico. La loro inseminazione su questo pianeta risale a circa 2500 anni fa. Il loro proposito era quello di creare una civiltà-modello basata sul tempo galattico in una zona remota del pianeta, lontana dall'influenza babilonica del Vecchio Mondo. Questa civiltà era il sistema per lasciare dietro di sé le tracce e l'informazione circa un'accurata concezione del tempo, così come le profezie sulla conclusione del ciclo della Storia - l'anno 2012. Quando la loro missione fu completata, alla fine del ciclo del decimo baktun, nell'anno 830, i leader della missione galattica ripartirono. Coloro che scelsero di rimanere sono quelli che oggi chiamiamo le culture indigene Maya. La loro conoscenza era pre-scientifica, essendo stata impiantata sulla Terra molto prima delle nozioni esclusive della scienza occidentale, così come furono sviluppate a partire da Galileo e Cartesio. Ed era post-scientifica perché la Legge del Tempo è conoscenza rivelata profeticamente per assistere l'umanità nel farla uscire dalla crisi prodottasi a causa della fiducia cieca nella scienza occidentale, puramente materialistica.
D. Lei ha dedicato buona parte della sua vita allo studio dell'arte e dell'estetica. Cosa l’ ha condotta alle profezie Maya ?
R. Il mio coinvolgimento nelle profezie Maya ebbe inizio all'età di 14 anni, quando ebbi una rivelazione sul mio destino in cima alla Piramide del Sole a Teotihuacan, in Messico, nel 1953. Le mie inclinazioni erano fortemente orientate verso l'arte, la pittura. Negli anni '60 il sistema universitario non forniva corsi di studio specifici sui Maya, così scelsi di studiare estetica e storia dell'arte. Tutte le manifestazioni culturali sono espressione di un impulso universale verso l'armonia: imparando a conoscere tutte le diverse espressioni alla base di questa armonia nelle diverse civiltà mondiali, ho potuto comprendere meglio l'effetto altamente armonico della civiltà Maya al suo culmine. Questo era un bene, poiché continuavo a studiare il calendario Maya per conto mio, applicando nelle mie investigazioni le metodologie che apprendevo nei miei studi superiori. La mia percezione era che esisteva uno stretto legame tra il concetto Maya del tempo e l'armonia di tutta l'arte delle civiltà superiori. Oggi realizzo che la causa della mia percezione era da ricercare nella formulazione di base della Legge del Tempo, T (E) = A (Energia fattorizzata da Tempo uguale Arte). Questo i Maya lo sapevano perfettamente, poichè il tempo qui è la frequenza 13:20 alla base dello Tzolkin, il loro calendario sacro, che è esso stesso la radice di tutta la scienza del tempo e delle sue profezie.
D. Al di là del suo aspetto materialistico o tecnologico, la scienza sta iniziando ad orientarsi verso nuovi paradigmi: l'esplorazione del mistero della vita, della mente e dello spirito. Lei crede che la scienza abbia finalmente avviato il suo processo di integrazione ?
R. Inevitabilmente, nel gioco della dialettica, vi è un continuo cambio di in-clinazione verso una tendenza o l'altra. La scienza materialistica non può andare più in là se non intende distruggere le sue fondamenta. Gli effetti determinati da questa scienza hanno già prodotto una significativa erosione e distruzione del tessuto stesso della biosfera. Così, nel suo stesso contesto, l'opposto entra dialetticamente in gioco. Ma queste forze non trasformeranno la vecchia scienza finché l'errore di base del tempo meccanico non sarà esaminato e ciò non può avvenire fino a quando la Legge del Tempo sarà abbracciata nella sua interezza, a cominciare dal cambio del calendario, la sostituzione del calendario gregoriano con lo standard armonico delle 13 Lune di 28 Giorni.
D. L'ultimo mezzo secolo - con pratiche come lo yoga, la meditazione, il qi gong, ecc. - ha visto aumentare l'integrazione di due diverse visioni culturali (occidentale ed orientale) nella coscienza umana, il che ha determinato un notevole impatto sul pensiero scientifico. Lei non crede che ciò abbia creato le condizioni per una reintegrazione della cultura Maya ?
R. Diciamo che tutte queste tendenze hanno creato una culla di ricettività per la forza supremamente integrativa del calendario Maya e della Legge del Tempo. Io stesso ho incominciato a praticare meditazione sotto la guida di un maestro di meditazione tibetano, Chogyam Trungpa Rinpoche, nel 1971, e lo yoga Astanga da Baba Hari Dass, ancor prima. Indubbiamente, in base alla mia esperienza, devo affermare che la mia immersione in queste tecniche e scuole di pensiero mi ha aiutato moltissimo a comprendere gli stati di coscienza aperti da un sistema del tempo che è interamente quadridimensionale e galattico.
D. Secondo lei la sincronizzazione interiore dei due emisferi cerebrali (destro-analogico e sinistro-razionale) può rappresentare il prossimo salto evolutivo dell'essere umano verso una consapevolezza nuova ? Quale tipo di pratiche può favorire questo processo ?
R. Sì, credo che questa sia la base neurobiologica del prossimo balzo evolutivo. Più precisamente credo si tratti di un'attivazione psico-biologica e di un esercizio del corpus callosum: questo sarà la base fisiologica di questo salto. In confronto alle altre specie gli esseri umani hanno operato con gravi disordini o deficit genetici, esacerbati dalla cultura materialistica e dall'errore nel tempo. Per superare queste tendenze distruttive l'essere umano ha bisogno di essere ripristinato nell'ordine naturale del cosmo, nuovamente sincronizzato con la frequenza naturale ed universale rappresentata dal ciclo di Tredici Lune di 28 giorni. La Legge del Tempo ha già consolidato diverse pratiche di armonizzazione della neurobiologia e dell’ordine sociale che, insieme a yoga e meditazione, saranno di grande aiuto in questo processo di integrazione biologica superiore. Ma va sottolineato che da tutto questo non scaturirà nulla fino a che non vivremo secondo il corretto standard temporale, nuovamente sincronizzato con i grandi cicli della natura.
D. Lei è un attivista della pace ed un sostenitore della trasformazione planetaria. Che tipo di processi devono essere attivati per sviluppare un’autentica coscienza di pace ?
R. Le pratiche più importanti sono quelle di meditazione e di sottomissione al volere di Dio. Mano nella mano, praticare in questo senso mette in evidenza e diminuisce il potere dell’ego, che è alla base di tutta la disarmonia psichica. Così, unitamente alla pratica dell’ordine sincronico, si crea una genuina cultura di pace, una cultura galattica libera dall’aggressione e dall’abuso di libero arbitrio.
D. La storia e la cultura Maya hanno influenzato il cammino evolutivo del nostro pianeta ?
R. Se non fosse stato per l’esistenza della cultura Maya, e della sua conoscenza superiore del tempo, la civiltà sviluppata dagli esseri umani sulla Terra annasperebbe e crollerebbe, a causa delle limitazioni del suo sistema di credenze materialistiche che neppure la forza di tutta la preghiera e meditazione è riuscita a bilanciare. Perfino la gente - che ha una conoscenza limitata delle realizzazioni intellettuali e del contributo della civiltà Maya - trova infinitamente affascinanti gli antichi Maya. Perché ? Perché l’intero mistero della civiltà è radicato nella conoscenza superiore del tempo, che continua ad irradiare dalle mute pietre su cui sono scolpiti i geroglifici e le forme squisite della loro arte ed architettura.
D. Quali sono i cardini della Legge del Tempo nella tradizione Maya ?
R. Innanzitutto lo Tzolkin, la matrice 13:20 a 260 unità che è la misura, l’indice ed il compendio multidimensionale della conoscenza del tempo e l’uso simultaneo di un numero imprecisato di calendari, tutti sincronizzati, in un modo o nell’altro, alla matrice 13:20. La civiltà Maya operava con almeno 17 diversi calendari o, più precisamente, sincronometri "misure di sincronicità dell'ordine sincronico". La Legge del Tempo riconosce l'esistenza del tempo come quarta dimensione, o ordine sincronico, che viene ora presentato all'umanità nel suo insieme come Legge del Tempo, nei suoi vari strumenti e princìpi di applicazione. Il principio del coordinamento di calendari multipli viene oggi realizzato dal Calendario delle Tredici Lune di 28 Giorni che sincronizza lo Tzolkin, il Lungo Computo Maya, i calendari lunari ed il calendario gregoriano. Esistono inoltre altri strumenti che introducono l'intelligenza umana ai livelli superiori dell'ordine sincronico: il Dreamspell, il Telektonon, le Venti Tavole della Legge del Tempo, il Progetto Rinri e la Dinamica del Tempo.
D. Nel seminario "La fine del ciclo - Prepararsi al nuovo tempo", all'Università "La Sapienza" di Roma, lei ha fatto riferimento a UR (Universal Religion, la Religione Universale auto-esistente). Può parlarcene ?
R. Esattamente come c'è solo Un Dio o Creatore Supremo, allo steso modo c'è solo, in realtà, una "religione". Religione significa re-ligare, "tornare ad essere uno". Dalla civiltà babilonese in poi le prove che l'umanità ha affrontato hanno portato alla nascita di molte religioni diverse. Ma, alla radice, esse sono Una. Vi è una essenziale unità in tutta la religione. Il significato del ritorno dell'umanità come essere planetario unito da uno standard comune del tempo, la frequenza di sincronizzazione naturale ed universale, è che la mente e lo spirito umano torneranno a sintonizzarsi su una percezione di armonia e unità con la natura. Questa percezione è il fondamento del ritorno a UR, la Religione Universale auto-esistente. Lo scopo delle profezie Maya è di assistere l'umanità nel raggiungere questa definitiva realizzazione e l'illuminazione universale, altrimenti nota come l'attivazione della noosfera, l'involucro mentale planetario.
D. Cosa significa il "risveglio del DNA umano" ? Qual’ è la sua definizione della "bio-massa critica" ?
R. Tra tutte le specie viventi sulla Terra l'essere umano è l'unico che dipende da una condizione totalmente artificiale, che ha bisogno di cose come reti fognarie, sanità, vestiario, elaborati sistemi di riscaldamento o di condizionamento d'aria, e così via. Com'è possibile che nessun'altra specie abbia bisogno di tutto questo? Ciò dipende da alcuni difetti o distorsioni nella genetica della specie umana, che sono stati manipolati e potenziati dal sistema del tempo babilonese del materialismo storico, che ha caratterizzato il ciclo storico di 5.000 anni, che vede il suo culmine in quella che viene definita "globalizzazione". Risvegliare il DNA umano significa rimuovere l'essere umano dal sistema della civiltà moderna, ponendolo nell'ordine naturale del tempo. Questo è il primo passo del risveglio. Una volta che la specie umana, in quanto essere planetario nel suo insieme, sarà riunificata nello standard comune del tempo naturale, allora sarà pronta per il successivo balzo evolutivo, il ripristino e l'armonizzazione del DNA umano. Nel prossimo stadio evolutivo, non solo l'anima dell'uomo sarà perfezionata al di là del paradiso e dell'inferno, ma il suo DNA sarà conformato in modo tale da poter funzionare come i delfini, o ogni altra specie che non ha bisogno di tecnologia elaborata, a cui l'essere umano oggi è così assuefatto poiché questa tecnologia non è altro che un tentativo di riparare a certi difetti genetici, capitalizzati da coloro che cercano di trarre profitto a spese dell'ordine naturale. Tutto questo sistema diverrà una cosa del passato, un sogno di un tempo remoto, che impallidisce a confronto delle meraviglie di una specie che esperisce un'evoluzione mentale e spirituale che la pone nel contesto della Mente Galattica. La biomassa critica è la quantità di esseri umani necessaria alla realizzazione di questo salto evolutivo attraverso il cambio del calendario, forse il 5%.
Il “Fattore Maya”
Long-seller internazionale uscito negli USA nel 1987: la lingua italiana è l’ottava in cui il testo è stato tradotto, essendo stata preceduta dalle versioni spagnola, portoghese, giapponese, tedesca, finlandese, russa e serbo-croata dell’originale inglese. Il testo, affascinante e magico non meno che documentato e rigoroso, è il risultato di 33 anni di ricerca del Prof. Argüelles sui codici matematici alla base del calendario Maya. Affascinato dal mistero che circonda questa grandiosa civiltà perduta della Mesoamerica, Argüelles studia i simboli e glifi del calendario (più perfetto del nostro), il codice matematico binario, il sistema di notazione punto/barra, fino ad entrare in risonanza con la scienza e l’arte Maya.
Al contrario di tutti gli archeologi tradizionali, ci consegna un’immagine viva e magica di un popolo che aveva un progetto culturale, dei valori, dei modelli talmente diversi dai nostri, che la nostra mente fa fatica anche solo ad immaginare. I Maya, considerati per un secolo e mezzo un’allegra ed inspiegabile aberrazione dell’età della pietra, ci appaiono brillare di luce propria: da aborigeni neolitici che non lavoravano i metalli e non conoscevano la ruota, da idolatri sanguinari, ecco apparire i maestri del tempo, i costruttori di piramidi orientate astronomicamente, i custodi del giorno che maneggiavano ben 17 calendari, i cartografi del sistema solare, i divinatori dell’armonia.
L’indagine si snoda attraverso lo studio del calendario sacro, lo Tzolkin, di cui per più di un secolo gli archeologi tradizionali non hanno mai saputo dirci nulla. E da quello che è stato a lungo un mistero nel mistero, ecco emergere il Modulo Armonico, la Matrice Universale, la griglia di fattorizzazione di tutti gli elementi energetici possibili. L’analisi rigorosa, scientifica, matematica e storica si intreccia con la contemplazione, l’ammirazione per l’armonia intrinseca di questo mirabile strumento (che riflette ed applica un sistema matematico che, nella sua perfezione e al tempo stesso nella sua semplicità, è la matematica della quarta dimensione), fino al punto di fusione dei diversi approcci: qui la prosa di Argüelles si fa lirica ed al rigore del ricercatore scientifico si aggiungono la meraviglia, la magia, la poesia.
Sabrina Parsi
Articolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera”
del 24 febbraio 2004
Intervista a Francoise Berlette erede del celebre yogi
André Van Lysebeth
E’ recentemente scomparso André Van Lysebeth uno dei più autorevoli pionieri dello yoga in occidente. Quando lo yoga (circa sessant’anni fa) veniva ancora considerato una pratica riservata a pochi iniziati Van Lysebeth approfondì personalmente questa disciplina e dedicò gran parte della sua vita per diffonderne i principi fondamentali. Il suo riferimento spirituale, il maestro indiano Swami Sivananda, mise a disposizione i trecento libri da lui scritti sullo yoga consentendogli in seguito di percorrere l’India per completare la sua formazione.
Van Lysebeth introdusse l’Hatha Yoga in occidente in un’epoca in cui questa pratica veniva guardata con sospetto da alcuni e considerata una “curiosa ginnastica” da altri. La sua profonda e diretta conoscenza dello yoga - acquisita costantemente nel corso di lunghi anni - gli consentì, invece, di divulgare la pratica dell’Hatha Yoga quale strumento per conquistare una maggiore coscienza di sé attraverso la padronanza del corpo e della mente.
Il suo campo di ricerca iniziale, attraverso l’ipnosi, fu quello relativo agli aspetti degenerativi del cosiddetto “mondo moderno” sull’organismo umano e le sue capacità di autodifesa. Successivamente abbandonò l’ipnosi (in quanto presentava dei limiti) per passare alla meditazione ed ai suoi aspetti terapeutici. Scrisse, in collaborazione con la moglie Denise, numerose pubblicazioni (tradotte in diciassette lingue) in cui viene evidenziata l’influenza della pratica costante dell’Hatha Yoga sul sistema immunitario e fisiologico. Tra i più significativi ricordiamo: “Imparo lo Yoga” e “Perfeziono lo Yoga” (Mursia Editore) e “Pranayama – La dinamica del respiro” (Edizioni Astrolabio-Ubaldini).
Fondò in Belgio una scuola di Hatha Yoga ritenuta ancora oggi tra le più qualificate in Europa. Avviò dal 1963 un’attività giornalistica con la rivista “Yoga” che ha celebrato quarant’anni di prestigiosa divulgazione con il n. 302 (ottobre-novembre-dicembre 2003). Costituì nel 1965 la Federazione Belga di Yoga e successivamente - raggruppando tutte le federazioni esistenti nei Paesi europei - fondò l’Unione Europea di Yoga. Negli anni settanta introdusse lo yoga nei Paesi dell’Est.
Intervistiamo Francoise Berlette, figlia ed erede spirituale di André Van Lysebeth, che vive a Roma dove dirige con qualificata competenza – insieme al suo compagno Roberto Laurenzi – i corsi professionali dell’EFOA University (European Federation Oriental Arts). Francoise Berlette, formata all’insegnamento dell’Hatha Yoga negli anni settanta presso la scuola del padre in Belgio, apre l’album dei ricordi attraverso significativi segmenti di vita vissuta.
D. Quali erano i principi fondamentali che ispiravano il pensiero di André Van Lysebeth ?
R. Mio padre ha sempre considerato il tantra una chiave di lettura dell’esistenza umana e dell’universo.
D. Che cos’è il tantra ?
R. Il tantra, nato in India molti millenni fa, ha una visione del mondo nuova e nello stesso arcaica che ci ricollega a profonde radici di conoscenza. Senza essere una religione ci fa riscoprire l’aspetto sacro e magico della vita e del sesso. Secondo il tantra l’universo nasce dall’unione cosmica dei principi maschili e femminili di cui l’amore è l’espressione sul piano umano.
D. In occidente probabilmente è stato colto l’aspetto più superficiale del tantra al punto da considerarlo un insieme di tecniche per prolungare ed intensificare l’esperienza erotica. Possiamo sciogliere questo nodo ?
R. Mio padre ha sempre rifiutato una visione riduttiva del tantra. Le tecniche di controllo sessuale, gelosamente occultate dagli iniziati, sono state rese accessibili all’uomo occidentale per rivelare la dimensione nascosta e sacra dell’unione dei sessi cessando così di essere banale per divenire una meditazione a due.
D. Quale significato assume il tantra per il mondo femminile così come lo ha sempre interpretato Van Lysebeth ?
R. Mio padre ha sempre affermato che il tantra ha individuato la causa “occulta” della crisi del mondo moderno nel soffocamento dei valori femminili a causa di una civiltà patriarcale. Infatti sosteneva che la reintegrazione del culto della femminilità e dei suoi valori avrebbe potuto portare un vero cambiamento nell’essere umano e renderlo più completo nell’affrontare le sfide della nostra società.
D. Come hai vissuto la tua realtà di bambina al fianco di uno yogi ?
R. Sono affettivamente legata a ricordi indelebili della mia infanzia. La nostra abitazione era frequentata da personaggi che a quel tempo la società considerava a dir poco eccentrici. Mio padre estendeva sempre più la rete delle sue conoscenze in India. Di conseguenza si stabilivano proficue reciprocità con intellettuali, maestri spirituali, editori, ecc. Spesso ospitavamo guru dai comportamenti che io da bambina giudicavo inusuali. Ricordo un episodio esilarante: un mistico indiano si era accovacciato in meditazione a fianco del mio letto e restò immobile per tutto il giorno. In serata eravamo tutti perplessi ed io ero particolarmente preoccupata perché intendevo recuperare il mio giaciglio. Ci rivolgemmo ad un amico indiano che aveva accompagnato il nostro ospite. Un vigoroso strattone interruppe la meditazione del mistico che si alzò bofonchiando imprecazioni o mantra: un dubbio amletico rimasto insoluto. Un altro episodio accadde in Corsica: eravamo al mare e, come sempre, avevamo amici indiani che si erano aggregati alle nostre vacanze estive. Al tramonto uno dei nostri ospiti era in posizione yoga sulla battigia a pochi metri dal mare. Dalla contemplazione alla meditazione il passo fu breve e restò sulla spiaggia per tutta la notte. Ai primi chiarori dell’alba un pastore intravide questa figura immobile, quasi imbalsamata dalla temperatura gelida della notte. Corse in paese per allertare i tutori dell’ordine pubblico. La sua esagitata interpretazione polarizzò l’attenzione di tutti: una donna, probabilmente affogata, giaceva rattrappita sulla spiaggia. Mio padre intervenne, ancora una volta, per chiarire l’accaduto.
D. Dirigi dal 1981 a Roma, insieme a tuo marito Roberto Laurenzi, il centro EFOA University (European Federation of Oriental Arts). Quali sono le linee guida della metodologia didattica ?
R. L’attività dell’insegnamento dell’Hatha Yoga è sicuramente prioritaria rispetto alle altre, ma non per questo meno qualificate, in quanto seguiamo la tradizione di André Van Lysebeth (considerato, sotto il profilo tecnico e filosofico, uno dei migliori specialisti di questa disciplina praticata, da oltre quarant’anni, nella sua scuola a Bruxelles stimata incontestabilmente una delle migliori d’Europa). La nostra scuola di formazione insegnanti quest’anno verte sul Pranayama (lo yoga del controllo del soffio): seminario–laboratorio, seminario d’esame, seminario sulla tecnica e sull’arte delle sequenze rappresentano, per gli aspiranti all’insegnamento, un’opportunità per confrontarsi, approfondire la preparazione, acquisire fiducia e padronanza nell’insegnamento. Da alcuni anni sto promuovendo la “rigenerazione posturale”. Si avvale dei principi percettivi e di memorizzazione dello yoga per riequilibrare automatismi che contribuiscono alla formazione di scorrette modalità di gestualità, di movimento e di atteggiamento posturale.
D. Quali sono i tuoi impegni futuri ?
Collaborare con mia madre nella conduzione della rivista “Yoga”; continuare ad organizzare, insieme a mio marito Roberto, seminari internazionali di formazione per insegnanti; promuovere congressi ad altissimo livello come faceva mio padre.
Sabrina Parsi
Articolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera”
del 16 marzo 2004
Intervista all’attore Enzo Braschi testimonial degli Indiani d’America
Ha partecipato recentemente al programma televisivo “Sogni” condotto da Raffaella Carrà presentando un video sullo sciamanesimo
ed il suo ultimo libro “Figli del Tuono”
Siamo abituati a concepire la vita come qualcosa che scorre su binari sicuri e tranquilli (o almeno vorremmo che così fosse). La sicurezza economica dovrebbe servire a garantire a noi ed ai nostri cari una stabilità interiore. In realtà, anche quando riusciamo ad ottenere tutto ciò, una sottile ansia si insinua dentro di noi. Occorre fare una riflessione su come l’ansia, l’angoscia e le malattie di natura psichica dilaghino maggiormente nei paesi in cui il tenore di vita è considerato alto. Al contrario scopriamo una profonda armonia sui volti sorridenti di quelle popolazioni che vivono in condizioni da noi considerate “disumane”.
Spesso l’Universo ci appare incomprensibile e minaccioso: incidenti, disastri ambientali, ecc. riescono a turbare il nostro desiderio di stabilità e di sicurezza. In realtà l’uomo ha perso di vista l’aspetto misterico della realtà e perfino la scienza (di cui andiamo tanto fieri) ne ha colto solo una piccola parte. Occorre recuperare il lato spirituale della vita ripercorrendo il cammino evolutivo del pensiero umano per consentire all’uomo ed al pianeta il salto evolutivo che è ormai alle soglie. Il superamento delle opposizioni e del significato negativo di diversità, la realizzazione di nuovi modelli di sviluppo che rispettino l’ecosistema, l’integrazione di realtà in cui (ancora oggi) spirito e natura si fondono armoniosamente, sono le fondamenta per una nuova coscienza planetaria dove scienza e spiritualità si riconciliano.
Vincenzo (Enzo) Braschi intende rappresentare i sopravvissuti di civiltà da noi considerate scomparse e che invece sono riusciti a preservare nel tempo le radici di una spiritualità sacrificata dall’uomo per un “presunto” progresso. Vincenzo Braschi è nato a Genova dove si è laureato in Filosofia discutendo una tesi sulla spiritualità dei Nativi Americani delle Grandi Pianure. Attore televisivo e cinematografico, a tale attività affianca quella di scrittore alternando lavori comici a lavori impegnati. Dal 1996 ad oggi ha preso parte ogni anno alla Danza del Sole dei Lakota (la cerimonia più sacra dei Nativi delle Grandi Pianure del Nord America) nelle Riserve di Cheyenne River, Rosebud e nelle Black Hills del Sud Dakota.
In seguito ad una visione, dal capo Blackfoot Rufus Goodstriker (Seen fromAfar) ha ricevuto il suo nome indiano: Iniumah-kà “Bisonte Che Corre”. Sulla cultura dei Nativi Americani ha pubblicato: “Il Popolo del Grande Spirito”, “Sono tra noi”, “Il cerchio senza fine”, “Questa Terra è la Madre di Tutti”, “Vicini alla creazione”, “Il sentiero del cielo”. In questi giorni è in libreria con il suo ultimo lavoro, “Figli del tuono”.
Intervistiamo Vincenzo Braschi a seguito della sua recente partecipazione al programma televisivo “Sogni” condotto da Raffaella Carrà. Le immagini significative di un popolo - che ha sviluppato potenzialità terapeutiche in virtù di conoscenze ancestrali sulla spiritualità della natura - hanno lanciato un ponte per avviare un processo di trasformazione verso una cultura integrale.
D. In che misura la passione per gli Indiani d’America ha interferito nella tua realtà di attore ?
R. La domanda andrebbe posta al contrario e cioè: “In che misura il tuo lavoro ha interferito nella tua passione per gli Indiani d’America”? Al che ti rispondo: in nessun modo essendo l’una complementare dell’altra. Questo perché una delle figure preminenti, in ogni cultura nativo-americana e di ogni altro “mondo” all’interno del nostro, è quella del cosiddetto “Sacro Pagliaccio”, colui che fa tutto al contrario degli altri. Gli “Heyoka” ridevano quando tutti piangevano e piangevano disperati allorchè tutti erano “troppo” felici, cavalcavano al contrario, si bagnavano con l’acqua e si asciugavano con la sabbia, tremavano dal freddo d’estate e si denudavano in pieno inverno. Il loro atteggiamento (apparentemente istrionico) era finalizzato a ristabilire l’equilibrio tra i due opposti (Ying e Yang per intenderci). Agendo fuori degli schemi abituali ricordavano al popolo che non era bene eccedere né in un senso né nell’altro. I “Contrari” sono una “ri-citazione” della Creazione. Nei panni del comico, dunque, ci sto bene visto che, come si dice, “il riso fa buon sangue”. Non è forse vero che la gente, ridendo, si dimentica del “contrario” della gioia ovvero del dolore ?
D. Come ti rapporti con questi due mondi: quello in cui vivi e quello dei Lakota, Cheyenne, Blackfoot, Cherokee, ecc. ? Qual’ è il tuo ruolo ?
R. L’alfa e l’omega del mondo dei Nativi americani è la “ricerca” della visione da parte di ogni individuo: un vero e proprio rito che consiste nel ritirarsi in solitudine per diversi giorni e notti in un luogo naturale ove, attraverso il digiuno e la preghiera, si possa entrare in contatto con i Poteri Superiori che ci riveleranno il nostro destino. Nel 1999, dopo che finalmente ebbi avuto anch’io una visione, il capo Blackfoot Rufus Goodstriker la interpretò per me e mi diede il nome “Iniumah-kà”, in inglese: Buffalo Runner, Bisonte Corridore o Bisonte CheCorre, aggiungendo che il mio compito era quello di “correre” per portare in giro la cultura e la spiritualità dei Nativi americani. Dapprima - disse Rufus - sarei stato deriso, considerato un pazzo ed ostacolato, poi qualcuno avrebbe cominciato a volersi sfamare del mio “cibo”: dapprima uno, poi due, poi dieci, infine una moltitudine. Non so se prima o poi una moltitudine mi seguirà. Sarà il tempo a dirlo. So però che cerco di fare del mio meglio per vivere in accordo a quanto è racchiuso nella visione che ho avuto.
D. In uno dei tuoi libri hai definito il nostro “un mondo al contrario”.
R. Sì, ne “Il sentiero del cielo”. Torniamo ancora una volta al “mondo” dei “Contrari”. Gli “Heyoka” facevano il contrario di quello che facevano tutti gli altri per riequilibrare le cose. Noi occidentali facciamo il contrario di quanto facevano i “Contrari”, al solo fine di squilibrare le cose. Con delle notevoli aggravanti però rispetto agli Indiani che non erano “Contrari”. A nessun indiano sarebbe venuto, nè verrebbe mai in mente, infatti, di vivere ignorando un concetto fondamentale quale il rispetto per la Madre Terra e per ogni forma di vita. Noi, al “contrario”, è proprio sull’inosservanza di tale “via sacra” che ci relazioniamo con il Tutto. Visti i risultati, cui siamo approdati, penso abbiamo fatto davvero un “ottimo” lavoro!
D. Qual’ è il significato spirituale della Danza del Sole ?
R. La “ri-citazione” della Creazione. Quando gli Indiani delle Grandi Pianure fanno la Danza del Sole, all’interno di un grande cerchio piantano un albero che simboleggia il Grande Spirito, la Madre Terra e quanto vive su di essa (esseri umani compresi). L’uomo deve avere radici ben piantate nella Madre Terra se vuole davvero tendere i suoi “rami” verso l’“Alto” di cui è parte ed a cui dovrebbe ambire di ricongiungersi. Attorno a quell’albero i danzatori danzeranno senza cibo nè acqua per quattro giorni, così da onorare e ringraziare le Quattro Sacre Direzioni e l’intera Creazione per quanto essa ci offre quotidianamente: la vita innanzi tutto, la Madre Terra che ci sostenta con i suoi frutti, l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, gli animali ed il cielo che è l’espressione del Creatore. I danzatori sono nudi, perché nudi veniamo a questo mondo e nudi ce ne andremo un giorno. Ho partecipato a sette Danze del Sole e so quale gioia si dipinge sul volto di chi si libera finalmente dai “lacci dell’ignoranza”: è la gioia mistica di chi abbassandosi si innalza. I Lakota terminano ogni loro preghiera pronunciando le parole mitakuye oyasin “a tutti i miei parenti”, in ciò estendendo la preghiera a tutto il genere umano, ma pure al Popolo degli Animali, degli Alati, dei Pesci, degli Insetti, degli Alberi, delle Acque, delle Pietre, dell’Aria… al Tutto.
D. Hai scritto che gli Indiani d’America considerano le “diversità” elemento di equilibrio e di armonia sul piano della creazione.
R. In nessuna lingua nativo-americana esiste la parola emarginazione. Poiché la religione degli Indiani d’America (la spiritualità) non consiste nel distinguere, nel creare categorie o nell’esprimere giudizi: gli Indiani non tentano di fare la Creazione a loro immagine e somiglianza. Gli Indiani accettano il mondo nella sua rappresentazione, per quello che è, in tal senso rispondendo pienamente a quello straordinario piano che è la vita in tutte le sue manifestazioni. Per loro un uomo è ciò che la natura o i suoi sogni decidono. Essi lo accettano di conseguenza per ciò che quell’uomo vuole essere, visto che è una cosa che riguarda solo lui. Così, come tra noi, pure tra i Nativi americani esisteva la figura dell’uomo-donna e della donna-uomo, o chi a un certo momento della sua vita, pur essendo magari un guerriero o un capo tribù con tanto di moglie e figli, decideva - in accordo ad una sua visione - d’incarnare il sesso opposto. Nessuno avrebbe mai osato biasimarlo o criticarlo per tale scelta, considerato che quella persona “rispondeva” ad una precisa istanza spirituale. C’è di più. Gli Indiani partono da una considerazione molto semplice: il Grande Spirito è energia Una, indivisibile, se non nel momento in cui, “pensando”, si divide nel Due al fine di dar vita alla Creazione. Ragion per cui gli uomini-donne e le donne-uomini venivano ritenuti sacri in quanto espressione dell’unicità nell’atto di contemplare la dualità, ovvero “ri-citazione” vivente del Logos primordiale, forme incarnate del tempo della pre-forma umana.
D. Qual’è il senso religioso degli Indiani d’America da taluni occidentali considerati “selvaggi” ?
R. Selvaggio significa “colui che vive nelle selve”, il che non mi sembra per nulla un termine offensivo: penso sia meglio vivere in una foresta piuttosto che in un condominio nel centro di una metropoli. Il senso religioso di chi vive nelle selve, o in qualunque altro luogo naturale, è sempre e comunque uno solo: il sapere di essere un anello di un’infinita catena che è la Creazione in tutte le sue manifestazioni. Noi uomini moderni, che consideriamo la scienza dio, ci riconosciamo in ciò che è sempre e soltanto dimostrabile empiricamente. Così, ad esempio, frammentiamo analiticamente le varie espressioni in cui si presenta la vita ovunque catalogandole come eco-sistemi. Bene. L’eco-sistema degli insetti o del mondo marino o animale ha un ruolo fondamentale ed imprescindibile in seno ad ogni altro eco-sistema, pena il crollo di tutti gli eco-sistemi. Ammazza una farfalla a Parigi e prima o poi pioverà a Pechino. Gli Indiani non alteravano nulla del perfetto equilibrio in cui, come eco-sistema umano, si trovavano immersi. Erano al contrario naturalmente consapevoli delle innumerevoli e mirabili differenze attraverso le quali la Creazione amava esprimere se stessa, orgogliosi, quindi, di essere uomini in mezzo ad ogni altra forma creata.
D. In sostanza gli Indiani d’America sono vittime di un processo di “deculturizzazione” da parte dell’uomo bianco. Quali sono le tue valutazioni ?
R. L’avanzata della “civiltà” nel Nuovo Mondo ha causato l’annientamento di circa settantacinque milioni d’individui ed altrettanti milioni di bisonti. Oltre al sacrificare la vita di innocenti, il pontificare la superiorità della nostra cultura rispetto ad ogni altra ha significato la destabilizzazione dell’equilibrio dello stesso suolo americano. L’annientamento dei bisonti ha corrisposto, per esempio, alla scomparsa dell’humus (sostanza composta di detriti organici) aprendo la strada all’era dei fertilizzanti chimici. Non ho stime recenti, ma nel lontano 1968 gli agricoltori americani usarono qualcosa come quaranta milioni di tonnellate di fertilizzanti chimici: una spesa assurda ed una fonte d’inquinamento devastante. Visto il grave stato di salute della Terra e le altrettanto catastrofiche previsioni relative al nostro prossimo futuro, mi sento di affermare che la deculturizzazione sul nostro pianeta è un processo che non ha mai conosciuto interruzione: le guerre non si combattono solo tra uomini di diversi Paesi e credi religiosi ma anche tra l’uomo e la Madre Terra. E’ che abbiamo solo questa di madre e non vedo come potremmo farne a meno…E’ questo il grido disperato che gli Indiani d’America ci lanciano oggi più che in passato: di fare marcia indietro prima d’imboccare definitivamente la strada del non-ritorno.
D. Nel tuo libro “Il sentiero del cielo” ho letto che l’uomo rosso (riferito ai Nativi d’America) ha un legame con gli extraterrestri (popoli delle stelle) a cui devono tutte le loro conoscenze spirituali.
R. Ne parlo anche in “Vicini alla Creazione” e nel mio ultimo libro, “Figli del Tuono”, in libreria in questi giorni. I Nativi americani, quando accennano all’esistenza di “altri” oltre all’essere umano, si stupiscono del nostro stupore. Considerano infatti che sarebbe davvero un bello spreco di spazio, da parte del Creatore, l’aver concepito un universo così grande solo per noi. Le antiche tradizioni culturali di pressochè tutti i popoli nativo-americani sono intessute di rapporti col mondo di “sopra”: gli Hopi parlano delle Kachinas, i “Messaggeri degli Spiriti delle Nuvole”, che un tempo portarono loro la civiltà e che presto torneranno; i Mi’kMaq della Nuova Scozia si tramandano di generazione in generazione i canti che furono insegnati loro dal “Piccolo Popolo” in epoca remota; gli Anishinabe della costa orientale vantano una linea di discendenza ancor più diretta col “sopra”, visto che lo stesso nome della tribù significa “Uomo lasciato qui dal cielo”. Tra i Cherokee si parla ancora un’antichissima lingua, Elati, la “lingua degli Antenati”, ed in cherokee le Pleiadi si chiamano “Antenati”. Anche i Lakota vantano una “parentela” molto stretta con le Pleiadi: Ptesan win, “Donna Bisonte Bianco”, l’avatar che donò loro la “Sacra Pipa” con la quale pregare il Grande Spirito, è detta anche “Donna delle Stelle”. In proposito la costellazione conosciuta come Tayamni si presenta come la proiezione “celeste” del bisonte “terrestre”. Tayamni è composta dalle Pleiadi, dalle tre stelle della Cintura di Orione, da Betelgeuse e Rigel, e da Sirio. Le parole Ptesan win sono formate da Pte, “bisonte”, san, “bianco”, win, “donna”. Tayamni è dunque un bianco bisonte “celeste” e Ptesan win è “Donna Bisonte Bianco”. Lakota, Dakota, Nakota, pertanto, sono il “Popolo dei Bisonti”, i “figli” di Tayamni. Poi ci sono i Navajo che parlano della “Donna Ragno” venuta dal cielo, e gli Irochesi che riconducono le loro origini a “Donna-che-cadde-dal-cielo”, ed i Maya che chiamano i visitatori celesti col nome di Muxul, i “Guardiani delle Stelle”… D'altronde anche i Dogon dello Stato africano del Mali sub-sahariano parlano dei Nommo, “eroi culturali” approdati sulla Terra da Sirio; e pure gli antichi Egizi, allorchè riferendosi ai loro dei primordiali usano la parola Neteru, i “Guardiani” che sarebbero scesi sulla Terra dalla loro “casa” celeste, Ta Neter, la “Terra dei Guardiani”; così come chiari accenni al “sopra” vengono fatti dagli antichi Sumeri a proposito degli Anunnaki, “Coloro che dal cielo sono venuti sulla Terra”, esseri provenienti da Nibiru, il “Pianeta del Transito”, il “Centro del Cielo”. Favole, miti, leggende, storie, fantasie… Ognuno può pensarla come vuole. Dico solo che le antiche tradizioni di tutte le culture nativo-americane, e non solo, fanno espliciti riferimenti a concreti contatti con il mondo di “sopra”.
D. Quale messaggio vuoi trasmettere ad una civiltà che produce violenza, dove il povero non viene considerato un essere umano e gli anziani non hanno più un ruolo educativo ?
R. Un indiano d’America, qualche tempo fa, disse: “Sono venuto al mondo con la pelle color bronzo e con essa mi sento bene. Alcuni dei miei amici sono nati con la pelle gialla, nera o bianca. Nessuno l’ha scelta e va bene così. Ci sono rose gialle, rosse e bianche, ognuna di esse è bella. Io spero che i miei figli vivano in un mondo in cui tutti gli uomini di ogni colore vadano d’accordo e lavorino insieme, senza che la maggioranza cerchi di uniformare gli altri al suo volere.” Dal canto mio mi sento di aggiungere che finchè ci sarà un bambino che andrà a dormire senza avere mangiato, un solo vecchio abbandonato a se stesso, qualcuno che si toglierà la vita, che verrà considerato inferiore perché colpito da un handicap, o superiore ad un altro per il colore della sua pelle o perché pensa che la sua religione sia la migliore; finchè gli animali non verranno trattati come noi trattiamo noi stessi, fino a che non comprenderemo che questa terra è nostra Madre ed è un delitto non rispettarla… non potremo parlare di noi stessi come di esseri civili.
D. Il tuo ultimo libro “Figli del Tuono” è una lettera a tua figlia. Perché la vedi come “figlia” del Tuono ?
E’ una lettera che ho scritto per mia figlia Giulia, che ha sedici anni, nella quale racconto il mio mondo di quando avevo la sua età e di come sia stato stravolto, rapinato e spazzato via, e quanto “virtuale” e povero di valori sia il mondo attuale, quanto parossistica ed inutile la nostra corsa verso il nulla. Inoltre parlo del mondo interiore degli Indiani d’America, di chi non ha nulla di materiale ma così tanto di spirituale da offrirci, soprattutto in questo momento, il tempo in cui si fa urgente “sentire” finalmente dentro di noi il senso della parola rispetto, condivisione, appartenenza. Speriamo che mia figlia e la sua generazione comprendano di essere “figli del tuono”, capaci cioè di creare un mondo al “contrario” di quello che abbiamo creato noi. Mitakuye oyasin.
Sabrina Parsi
Articolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera”
del 6 aprile 2004
Intervista al prof. Arie Ben Nun
eminente studioso
della Cabala e della Ghimatria
Scrittore e conferenziere di fama internazionale ha partecipato spesso alla trasmissione televisiva “Maurizio Costanzo Show” presentando sistemi ghimatrici di autodifesa e di autoguarigione
La Cabala è stata sempre considerata una dottrina misteriosa. Per molti secoli accessibile soltanto agli uomini sposati ed al di sopra dei quarant’anni. I tempi sono cambiati ed oggi uomini e donne di ogni età possono accostarsi a questa conoscenza. Infatti ”Cabala” è uno dei termini forse più diffusi, usati ed abusati nel nostro linguaggio corrente, ma di cui non se ne conosce la vera origine.
Il termine Cabala è legato alla tradizione mistica ebraica i cui insegnamenti si rivelano però incredibilmente pratici. Infatti le rivelazioni dei mistici ebrei, in merito alla creazione dell’universo, sono straordinariamente simili alla teoria moderna del big-bang (per questo la Cabala viene considerata oggi una scienza). Inoltre sono caratterizzate da un linguaggio ed una simbologia particolare che descrivono le qualità di Dio, il nostro rapporto con Lui, l’obiettivo spirituale della vita di ognuno di noi, le origini del bene e del male.
“Cabala” in ebraico significa ricevere: non esiste una vera scuola dove si insegna la Cabala. Occorre rivolgersi ad un Cabalista dal quale si potranno ricevere gli insegnamenti su una cultura antichissima e suggestiva. Secondo la filosofia di Pitagora i numeri costituiscono la chiave d’accesso “privilegiata” per la comprensione delle leggi armoniche dell’universo il cui significato simbolico entra in relazione con l’ordinamento cosmico divino.
La scoperta delle corde vibranti, le cui lunghezze sono esprimibili
“CROP CIRCLES” DALL’ IPOTESI ESOTERICA AI MANDALA COSMICI
Intervista al prof. Vasile Droj universologo
e ricercatore transdisciplinare
Il precedente “Speciale New Age” (vedi Italia Sera di martedì 8 luglio 2003) ha puntato la lente di ingrandimento sul fenomeno degli agroglifi, elaborati pittogrammi apparsi in tutto il mondo ed ora anche nel Lazio. I giornali hanno evidenziato i misteriosi “cerchi nel grano” disegnati da mani occulte in un podere di Sabaudia (Latina) e successivamente in un campo di proprietà dei Frati Trappisti in località Tre Fontane a Roma.
La nostra indagine ha polarizzato l’attenzione di numerosi lettori che hanno sollecitato via e-mail ulteriori approfondimenti. E’ una linea di tendenza riscontrabile anche in taluni palinsesti televisivi che aprono finestre conoscitive su tematiche d’avanguardia. Evidentemente nell’immaginario collettivo emerge una spinta esplorativa che travalica gli angusti confini delle “culture ufficiali”. Ricercatori intraprendenti superano le “Colonne d’Ercole” dei dogmatismi per conquistare nuove frontiere di conoscenza. L’italiano Galileo Galilei, il polacco Nikolaj Kopernik (latinizzato in Copernicus e giunto sui nostri testi scolastici come Niccolò Copernico), il francese René Descartes (italianizzato in Cartesio dal latino Cartesius), il tedesco Johannes Kepler (italianizzato in Keplero) e tanti altri furono duramente osteggiati dall’establishment che “imponeva” il sistema tolemaico.
Le forze più retrive del potere rifiutavano le lapalissiane concezioni eliocentriche in quanto rendevano opinabili alcune interpretazioni delle Sacre Scritture (per esempio i dogmi “blindati” della creazione nella Genesi). “Il fiume della ricerca giunge sempre al mare della conoscenza” sostiene Paulo Coelho autore di stimolanti provocazioni fra cui il “Manuale del guerriero della luce”. Contro gli oscurantismi si ergono esseri illuminati ed illuminanti come Gandhi che soleva ripetere “La prima qualità del cammino spirituale è il coraggio”. Per la cronaca Galilei nel 1632 riuscì a pubblicare il “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo”, opera fondamentale in cui dimostrò la fondatezza del sistema copernicano contro quello tolemaico.
Fra gli antesignani di un’indagine che esce fuori dai binari dell’ortodossia scientifica si colloca il prof. Vasile Droj, universologo, ricercatore transdisciplinare, autore di numerose pubblicazioni: “Il codice di pensiero ancestral-universale”, “I mandala cosmici – Archetipi dinamici”, “La dottrina universologica”, “Capernetica”, fondatore dell’Associazione Culturale e Spirituale Universologica. Lo abbiamo intervistato per approfondire il tema dei “crop circles”.
D. Lei ha dichiarato di aver scoperto un aspetto scientifico dei “cerchi nel grano” che è stato completamente ignorato dai ricercatori. Questa scoperta è correlata alla geometria embrionalsintetica ?
Certamente. Ma prima di addentrarci nella “geometria embrionalsintetica” chiediamoci perché i glifi vengono realizzati nel grano ed in generale nelle piante graminacee. E’ un riferimento esplicito alla parola “granulare” che rappresenta la fase intermedia fra lo stato solido e quello fluido. Potremmo definire “scienza granulare” un interessante sapere che rappresenta quell’anello mancante fra lo stato denso-materiale e lo stato di fluidità: un passaggio quasi trascendente verso il vuoto. In sostanza i “crop circles” sono porte dimensionali, buchi neri al contrario.
D. Ma non è un’ipotesi ardita quella dei buchi neri nei “crop circles” ?
R. Tutte le forme energetiche che io definisco “mandala cosmici” si autogenerano da una sorgente puntiforme centrale. Questo movimento, osservato al contrario con la moviola, ritorna all’origine con la stessa dinamica di un buco nero. Nel primo esempio abbiamo il contrario di un buco nero che espelle energia e pertanto è da considerarsi un buco bianco. Questa energia proviene come attraverso un tunnel da altre dimensioni.
Su una rivista scientifica ha scritto che non conosciamo ancora la scienza dei campi. Può chiarire questo concetto ai lettori ?
La nostra scienza è in gran parte lineare, meccanicistica, legata alla tridimensionalità. Di conseguenza non riusciamo a cogliere altre dimensioni che si muovono attraverso corridoi spazio-temporali. La scienza dei campi ci consentirebbe di intuire la geometria embrionalsintetica concentrica che ho scoperto teoricamente nel lontano 1984 e poi sperimentato in laboratorio nel 1994 attraverso la tecnica di realizzazione dei mandala cosmici. Conseguentemente ho studiato le procedure per riprodurre in laboratorio l’energia dei cerchi nel grano.
D. Lei ha dichiarato che il fenomeno dei “cerchi nel grano” preannuncia un cambio graduale di energia sul nostro pianeta. Questa convinzione nasce dalla sua scoperta dei mandala cosmici ?
In una notte di agosto del 1993 ho filmato un corpo celeste. Nella camera oscura quella luce persistente restò nel video e nei giorni successivi generò un’infinità di forme che ho fotografato e catalogato. Era una nuova forma di energia che proveniva probabilmente da altre dimensioni spazio-temporali. Sembrava intelligente perché si trasformava in modo geometrico in una infinità di strutture. Le forme erano varie: discoidali, globulari, circolari, stellari, solari, spiraliformi come galassie. Una ragnatela senza fine ma sempre ordinata.
Molte di queste forme erano presenti nei simboli ancestrali di popoli vissuti in tutti i continenti ed in tutti i tempi. Poiché la forma più classica e sintetica dell’energia creatrice dell’universo in Oriente è il mandala ho definito queste forme “mandala cosmici”. I mandala sono rappresentazioni simboliche di una energia “astratta” che io sono riuscito a filmare e fotografare.
Questa energia, riprodotta in uno spazio vuoto simile a quello cosmico, genera un protoplasma di forma sferica. Da questo punto primordiale comincia a ramificarsi una serie infinita di forme circolari o simili a ragnatela. Il nero esterno dell’immagine qui pubblicata rappresenta il caos, il disordine; il protoplasma rappresenta l’ordine del campo energetico mentre la ragnatela simboleggia l’unità. Esistono anche mandala cosmici senza protoplasma che presentano soltanto un corpo archetipale espresso in semplici cerchi. E’ importante definire che le forme misteriose sono composizioni di luce e pertanto sono definite “archetipi di luce”.
Lo stupore nasce dall’osservazione della luce curva. Il mandala circolare è un cerchio di luce non più grande di 15/20 cm.: il sole, con tutta la sua potenza gravitazionale, riesce a curvare un raggio di luce per pochi gradi. Queste forme, invece, curvano la luce a 360 gradi in uno spazio miliardi di volte più piccolo. Questa considerazione introduce una nuova fisica. Un’altra scoperta straordinaria: i mandala ottenuti dal video in laboratorio sono identici alle simbologie di antiche civiltà. Alcune forme ci riportano ai Menorah ed all’Arca dell’Alleanza che racchiudevano energie prodigiose. I santuari megalitici circolari ed i celebri cerchi di Cromleh (composti da menhir e da dolmen) sono un’eco primordiale delle potenti energie che governano il cosmo.
Nel corso di varie conferenze nazionali ed internazionali lei ha presentato la teoria degli archetipi dinamici. Ci può illustrare in sintesi le linee guida di questa teoria che è stata particolarmente seguita dai media ?
Si chiamano così perché mostrano come un archetipo assoluto ed indistruttibile come il triangolo passa in modo naturale in un altro archetipo fondamentale come il quadrato che a sua volta passa ad un pentagono e così via fino a giungere al cerchio perfetto. Passaggi energetici di questo genere - che consentono una perfetta alchimia di forme - sono stati da me sperimentati in laboratorio. E’ incredibile come in breve tempo forme così differenti si trasformino in nuove composizioni. Per esempio l’archetipo fiore apre i suoi petali per diventare una svastica multipla.
Spettacolare è la forma di cerchi concentrici radianti (vedi immagine) che esprime l’energia vitale. Non è altro che l’aura raggiante. Trasferiamo questa simbologia sull’uomo. Quando tutti i cerchi - che rappresentano le energie – sono ben centrate si realizza l’equilibrio supremo “nirvanico”. In tale stato le opposizioni disturbanti scompaiono e l’essere che incarna quell’organismo è in stato di conservazione perpetua. Antiche dottrine come lo yoga, varie tecniche di fisiologia mistica e taoista riescono a conseguire alti livelli di sublimazione energetica sul piano psichico e spirituale.
La scienza degli universaloidi o mandaloidi rivela che esistono nel corpo umano e nella sua mente schemi ed algoritmi che potrebbero portare all’immortalità. Accanto al DNA “fisico” esiste un DNA “energetico” ed ancora un altro “informatico”. Solo i tre DNA riuniti giungerebbero al traguardo. Il codice del DNA “energetico” è ben espresso dagli universaloidi che riflettono archetipi cosmici. Non si può passare se non attraverso quelle forme universali che, anche se apparentemente fluttuanti, rispondono a rigide coerenze.
D. Cosa intende per DNA “informatico” ?
Ogni DNA è di per sé informatico. Dopo studi approfonditi sono giunto alla conclusione ed a prove tangibili che esisterebbe un super DNA del Sapere ben codificato di cui una dimensione essenziale sarebbe l’antico Logos (mai individuato). Torneremo in futuro più diffusamente su queste argomentazioni.
D. Cosa sono i vortici di energia primaria ?
R. Quando si generano i mandala dal loro punto centrale partono vortici di energia primaria che poi, mescolando i cinque elementi fondamentali, organizzano gli organi di una realtà più estesa di quella che oggi conosciamo. E’ un’energia fluttuante vicina alla nostra essenza che prende varie forme archetipali esistenti già in natura dall’inizio della creazione. Conoscere i passaggi tra gli archetipi dinamici è sinonimo di un salto quantico strutturale e funzionale dell’organismo e dell’essere in generale. Vedi l’esempio dell’onda quantistica nel punto in cui due onde quadriformi s’intrecciano in un gioco per poi trasformarsi in un cerchio perfetto. Pochi uomini riescono a percepire il gioco sottile delle energie che consentirebbe un salto evolutivo. Questi principi sono presenti nelle arti marziali e si traducono nella ricerca e nel controllo dell’energia “Tai-Chi”.
Una rivelazione sconcertante: tutte le forme di vorticoidi e universaloidi hanno forma circolar-periferica di superficie o di volume. Tutte queste infinite forme si sottomettono in modo misterioso ad un’altra forma (il triangolo). Il triangolo è la prima porta d’accesso in quest’universo mentre il cerchio è l’ultima. Tra queste due porte si esprime tutta la manifestazione dell’universo, l’Alfa e l’Omega ossia il triangolo ed il cerchio. Se consideriamo che il triangolo è l’archetipo della piramide si aprono affascinanti territori da esplorare. Forse le culture arcaiche, che hanno edificato le piramidi, conoscevano l’uso di queste energie cosmiche ?
Torniamo all’enigma degli agroglifi. Quali messaggi giungono agli uomini di questo pianeta attraverso la simbologia dei pittogrammi ?
L’intensificazione del fenomeno preannuncia un progressivo cambio energetico del pianeta. Occorre prepararsi spiritualmente perché il salto vibrazionale consentirà stati più elevati di consapevolezza. Il ritmo dell’orchestra sale di tono e tutti devono adeguare la propria musicalità. Analogamente alla musica anche gli archetipi hanno una loro armonia specialmente quando sono “archetipi dinamici” come nel caso dei mandala cosmici. Senza gli archetipi universali un Architetto nulla può progettare. Ecco perché abbiamo parlato dei “mandala” che si contrappongono ai “frattali”. Questi ultimi frazionano all’infinito mentre gli “universali” ricompongono l’unità del creato. La continua lotta tra divisione ed unione è il motore dell’universo. Sul tema degli “universali” – contrari dei “frattali” – torneremo in futuro in quanto si aprono enormi prospettive di ricerca scientifica e di revisione concettuale.
D. Infine esiste una regia intelligente che orchestra la fenomenologia dei “crop circles” ?
Qualunque cosa sia emerge un dato chiaro. La razionalità delle impronte, la loro geometria ci indica che la soluzione è nel campo della logica. La razionalità è dove c’è misura. Verso quali misure siamo orientati ? Sappiamo che nel nostro universo esistono tre forme fondamentali di misurazione o di quantificazione: una linguistica, una numerica ed una geometrica. Quella geometrica racchiuderebbe sinteticamente le altre due forme. E’ probabile che l’intento di qualcuno lassù sia quello di orientarci verso questo alfabeto universale.
Numerosi giornali hanno riportato la notizia dei “cerchi nel grano” apparsi in questi giorni in un podere di Sabaudia (Latina) e successivamente in un campo di proprietà dei Frati Trappisti in località Tre Fontane a Roma (vedi “La Repubblica” del 19 giugno 2003). Lo scoop di Sabaudia è stato suffragato da testimonianze attendibili di Priverno che confermavano avvistamenti di oggetti esagonali, luminescenti e velocissimi. Gli scettici - che stigmatizzano “tout court” il fenomeno quale goliardia di circlemakers bontemponi – dovrebbero documentarsi prima di profferire fantasiose congetture.
Il primo cerchio nel grano risale all’VIII° secolo dopo Cristo: fu “certificato” non da anonimi cittadini, bensì dall’autorevole Arcivescovo Agobardo di Lione. Misteriosi e coreografici pittogrammi sono apparsi da sempre in tutto il mondo. A partire dagli anni settanta il fenomeno si è intensificato. In alcuni Paesi la presenza degli agroglifi è in sintonia con l’escalation di avvistamenti che sconcertano le autorità civili e militari. I media hanno enfatizzato i “crop circles” in alcune aree dell’Inghilterra dove un’eccelsa regia occulta disegna messaggi criptici che sembrano destinati a nuovi e più elevati livelli di coscienza.
La scelta del territorio non è casuale. Elaborati pittogrammi sono apparsi “strategicamente” sulla terra di Re Artù presso siti archeologici che insigni studiosi definiscono esoterici, sacri, energetici, dimensionali: la Collina delle Stelle (Star Hill), le terrazze della Cley Hill (collina che nella nebbia dei tempi fu scolpita a forma piramidale), Salisbury (i megaliti di Stonehnge collocati nel 2800 A.C. come osservatorio astronomico), Avebury (gigantesco insediamento al centro del quale sorge la misteriosa Silbury Hill), ecc.
E’ un affascinante puzzle che stimola la ricerca di chiavi interpretative attraverso memorie ancestrali. E’ un sentiero iniziatico che ci guida alla conoscenza di archetipi universali e di analogie esoteriche tra l’umanità ed il cosmo. Sono ormai maturi i tempi per attuare il celebre aforisma di Ermete Trismegisto “Ciò che si trova in basso è simile a ciò che si trova in alto”: la visione olistica spezza le catene della materialità e guida la nostra evoluzione verso stati superiori di consapevolezza. Agli scettici dedichiamo una riflessione stralciata dai “Pensieri” di Blaise Pascal “L’ultimo passo della ragione è di riconoscere che vi sono un’infinità di cose che la sorpassano”.
Su questi temi abbiamo intervistato il prof. Alfredo Di Prinzio esoterista italo-argentino, autore di studi approfonditi sulla simbologia dei “crop circles”. Recentemente ha collaborato con Adriano Forgione, Direttore di Hera, alla stesura del volume “Scienza, mistica ed alchimia dei cerchi nel grano”.
Lei ha ribadito in articoli ed interviste che i cerchi nel grano irradiano energia per tutto il pianeta. Quale relazione intercorre fra l’umanità ed i pittogrammi ?
Gli innumerevoli glifi tracciati nei campi di grano stanno irradiando vibrazioni a tutto il pianeta attraversando la sua griglia energetica come accade nell’agopuntura cinese. Anche coloro che vivono lontani dai luoghi interessati dal fenomeno possono essere coinvolti energeticamente guardando le foto dei crop circles in televisione o sui giornali. Il simbolismo penetra attraverso la vista ed inizia, a livello subliminale, un processo di cambiamento. Quando viene cancellato un cerchio nel grano continua ad emanare la sua energia da piani più sottili, come gli ultrasuoni che continuano ad irradiare anche quando il suono non viene più percepito dal nostro udito. Un simbolo è un archetipo. Due o più simboli associati formano una serie di combinazioni archetipali, ossia un glifo che racchiude in sé una serie interminabile di simboli. Esattamente come un’opera musicale composta da tantissime note messe insieme o un’opera pittorica ottenuta combinando diversi colori.
Il fenomeno è stato analizzato scientificamente ?
I glifi sono stati ampiamente esaminati dalla scienza. Le risultanze sono inequivocabili: le più avanzate tecnologie dell’uomo non riuscirebbero a realizzare, nel corso di una notte, complessi pittogrammi che presentano una perfezione millimetrica. I disegni sono elaborati dall’alto presumibilmente con un raggio laser o campi magnetici che piegano il grano senza spezzarlo. Registrazioni e video hanno documentato rumori elettrostatici e sfere luminose. L’approccio con i glifi deve avvenire attraverso il cuore e l’intuizione. Immaginate il pianeta come un unico e grande tempio vigilato da una gerarchia spirituale posizionata ad alte frequenze. Colleghiamo questo concetto al gran maestro di cerimonie della tradizione iniziatica che traccia nei campi di grano pittogrammi vibrazionali (le analisi di laboratorio hanno registrato energie e suoni). Pertanto una chiave di lettura potrebbe essere questa: gli autori degli agroglifi provengono da altre dimensioni ed intendono aprire un canale di comunicazione con noi.
D. Perché il fenomeno si è intensificato in questi ultimi anni ?
R. Secondo la tradizione iniziatica il simbolo, come linguaggio silente, appare nel preciso momento in cui si propone una grande tensione di forze opposte che l’intelligenza dell’uomo non riesce a risolvere. E’ opportuno precisare che il simbolo, prima di diventare una realtà oggettiva, si realizza sul piano della psiche o dell’inconscio. Così questi pittogrammi - tracciati da mani celesti che esotericamente vengono chiamate intelligenze - possiedono ognuno la propria particolare caratteristica, ossia sono dotati di un tipo di emanazione energetica.
D. Qual’ è il significato dei pittogrammi ?
R. Sono chiavi di potere che servono a cambiare, modificare, influenzare l’energia spirituale dell’intero pianeta per portarlo ad uno stato superiore di coscienza. Nelle varie scuole di “misteri della tradizione occidentale”, nel momento dell’apertura dei riti templari, l’incaricato traccia il glifo che rappresenta un’intelligenza archetipica nel punto centrale del tempio (serve per richiamare una determinata energia). Durante il rito tutti i partecipanti alla cerimonia hanno interagito con quell’intelligenza che continuerà ad irradiare attraverso i loro cuori. Nel caso dei crop circles si può parlare di maestri di cerimonia cosmici che tracciano nei campi di cereali questi pittogrammi (come se la terra fosse un unico tempio) per richiamare specifiche energie al fine di elevare la consapevolezza dell’uomo nel terzo millennio.
D. Non pensa che l’uomo, fino ad oggi, abbia impiegato più tempo ad indagare sugli autori di questi pittogrammi piuttosto che a scoprirne il loro significato ?
Che i loro autori siano simili a noi o esseri di altre dimensioni poco importa. Credo che l’atteggiamento giusto da tenere sia quello di interpretare il senso cosmico del messaggio superando le ottuse barriere ideologiche, religiose e razziali che continuano a dividere i popoli di questo pianeta. Queste chiavi simboliche apriranno la mente ed il cuore verso il risveglio totale della nostra coscienza.
Presidente della Società Italiana Pranoterapia Psicosomatica (SIPRA)
E’ imminente la presentazione alla Camera dei Deputati della proposta di legge “Medicine e pratiche non convenzionali” elaborata dalla Commissione Affari Sociali (primo firmatario l’on. Francesco Paolo Lucchese). Il testo nasce da una serie di audizioni cui hanno partecipato 500 operatori in rappresentanza di oltre 150 sigle. Dal confronto dialettico fra legislatori ed addetti ai lavori sono emerse le linee guida del progetto che intende normare un settore in considerevole espansione.
Le specialità riconosciute sono agopuntura, fitoterapia, omeopatia, omotossicologia, medicina antroposofica, medicina tradizionale cinese, ayurveda e medicina manuale (riservate ai medici); chiropratica ed osteopatia (per i laureati in queste discipline); naturopatia, shiatsu, riflessologia e pranoterapia (per gli operatori non medici).
Su questi temi abbiamo intervistato il prof. Mario Papadia – Direttore dei Corsi di Counseling e Naturopatia dell’Accademia per la Riprogrammazione e Presidente della SIPRA (Società Italiana Pranoterapia Psicosomatica) – che ha partecipato alle audizioni della Commissione Affari Sociali della Camera portando un qualificato contributo di competenza e di professionalità.
D. Ritiene che questa proposta di legge apra un dialogo costruttivo fra terapie non convenzionali e terapie allopatiche ?
R. Indubbiamente questa proposta di legge è un passo avanti per la nostra società soprattutto per l’enunciato scritto nell’articolo 1, che recita: “La Repubblica italiana, nel pieno rispetto dell’articolo 32 della Costituzione, riconosce il principio del pluralismo scientifico come fattore essenziale per il progresso della scienza e dell’arte medica e riconosce il diritto di avvalersi delle medicine e delle pratiche non convenzionali… Riconosce la libertà di scelta terapeutica del paziente e la libertà di cura da parte del medico e dell’operatore non medico all’interno di un libero rapporto consensuale ed informato con il paziente e tutela l’esercizio delle medicine e delle pratiche non convenzionali… Garantisce e favorisce un’adeguata qualificazione professionale degli operatori sanitari delle medicine e delle pratiche non convenzionali”.
La legge, più che altro, tende a mettere ordine e a garantire la professionalità di chi esercita queste terapie, a tutelare la libertà di cura e il diritto a scegliersi il medico che si preferisce. È importante tuttavia il fatto che si accenni all’intento di promuovere l’integrazione delle due forme di medicina nell’ambito delle strutture sanitarie pubbliche e private.
Di più non potrebbe fare, probabilmente, per quanto riguarda il dialogo fra medicine non convenzionali e medicina convenzionale. Il dialogo costruttivo dovrebbe venire dal dibattito scientifico, dal fatto che la legge stessa promuove la ricerca scientifica e l’adeguata qualificazione degli operatori in questo campo, e anche dall’apertura alle accademie europee ed ai centri di ricerca internazionale di valore scientifico.
D. E’ prevista l’istituzione di una commissione permanente per le medicine e le pratiche non convenzionali. Quali saranno i compiti di questo organismo ?
R. I compiti sono di vario genere: promuove la ricerca nel campo degli indirizzi metodologici, clinici e terapeutici; vigila sulla corretta informazione; verifica i programmi di formazione all’esercizio della professione, e l’integrazione fra corsi di laurea di medicina convenzionali con materie tipiche delle medicine non convenzionali; esprime parere vincolante riguardo l’accreditamento delle società e associazioni scientifiche relative; provvede al riconoscimento dei diplomi di laurea. Questo ultimo elemento è di grande rilevanza perché la legge prevede che comunque, sia le terapie non convenzionali esercitate da medici sia quelle esercitate da non medici richiedano uno studio apposito, per i primi una post-laurea, e per i non medici si parla di una laurea breve.
D. La legge parla di ordini, albi professionali e codici deontologici delle nuove professioni riconosciute. Qual’ è la sua valutazione in merito ?
R. Debbo dire che, a mio parere, questo è il punto debole della legge. In qualche modo, ritengo che si stia verificando un autentico scippo, da parte dell’ordine dei medici e degli odontoiatri, di questo settore.
Sarebbe stato più corretto che, alcune di queste discipline, se non tutte, avessero avuto un iter formativo del tutto autonomo dalla medicina convenzionale. Mi riferisco in modo particolare all’omeopatia, alla medicina tradizionale cinese ed alla medicina manuale. Ancora in questi giorni, medici biologi e farmacologi di primo piano nel nostro Paese, nemici acerrimi dell’omeopatia, vanno proclamando a gran voce che l’omeopatia è “acqua fresca più psicoterapia”. Io stesso ho sentito più di una volta omeopati parlare da psicoterapeuti, considerando che lo statuto di questa disciplina è cento miglia lontana dalla medicina convenzionale. Non ha davvero alcun senso diventare “prima” medico chirurgo e “poi” omeopata. Ma allora che gioco è questo? Purtroppo è difficile evitare il sospetto che si tratti di un problema di accaparramento di mercato per i troppi medici disoccupati.
Si rifletta, ad esempio, sui Rimedi di Bach. Sull’etichetta c’è scritto che sono rimedi omeopatici. Non così sono concepiti in Inghilterra, paese d’origine di questi rimedi floreali, che si trovano anche nei supermercati. Perché devono essere di competenza solo dei medici, e non anche dei naturopati e degli psicoterapeuti, che li usano da anni?
C’è un altro elemento di grande rilevanza da considerare. Molte di queste discipline sono state praticate in questi anni da operatori che hanno avuto una formazione congruente, ma non sono medici. Che ne sarà di loro e dei loro pazienti? Le norme transitorie non ne fanno alcun accenno probabilmente lasciando che il dibattito in aula provveda a questa notevole dimenticanza.
Detto questo, la sua domanda apre un discorso complesso ed importante, ovvero quello del superamento degli ordini professionali. Gli steccati di questo tipo, nella nostra società, sono già troppi e troppo limitanti il mercato delle libere professioni.
D. La legge riconosce gli operatori non medici per le specialità naturopatia, shiatsu, riflessologia e pranoterapia. Come saranno definite le potenzialità terapeutiche di queste nuove figure professionali ?
R. Gli operatori non medici delle professioni sanitarie non convenzionali svolgono, secondo la proposta di legge, con autonomia professionale le attività dirette alla prevenzione ed alla salvaguardia della salute individuale e collettiva espletando le funzioni definite dai relativi profili professionali. Non è loro consentito effettuare diagnosi e pertanto la loro attività professionale integra percorsi diagnostico terapeutici definiti dal medico.
Occorre però fare una distinzione, per quanto riguarda la legge, tra la naturopatia, lo shiatsu, la riflessologia e la pranoterapia. Per le prime tre la legge prevede una commissione specifica la quale, tra l’altro, ha il compito di provvedere alla definizione scientifica ed all’inquadramento nosologico, in relazione agli specifici ambiti operativi, ed alla delimitazione del loro campo di intervento. Questa commissione ha, inoltre, le stesse funzioni di quelle già previste per la commissione per le medicine non convenzionali riservate ai medici, per quanto riguarda la formazione e le norme transitorie.
Per la pranoterapia, invece, si prevede, in aggiunta alla precedente, un’ulteriore commissione della quale faranno parte un rappresentante del Ministero della Salute, due esperti in pranoterapia, due medici, un biologo. La commissione dovrà determinare i criteri e stabilire le modalità per la verifica delle capacità di emissione di flussi bioenergetici. La legge, infatti, stabilisce che pranoterapeuta è colui il quale ha la capacità di emissione di flussi bioenergetici a fini terapeutici. I futuri aspiranti pranoterapeuti, quindi, al momento di iscriversi ai corsi di laurea, dovranno essere previamente esaminati secondo i criteri che saranno stabiliti da questa commissione tecnica.
D. Alla luce di queste considerazioni ritiene che la pranoterapia in Italia possa essere finalmente valorizzata ed accreditata pariteticamente fra le altre terapeutiche naturali ?
R. Teoricamente sì, perché la legge dà una inaspettata dignità alla pranoterapia, addirittura proponendola come corso di laurea breve. Praticamente, lo sbarramento di questa ulteriore commissione, che dovrà stabilire i criteri per essere certificati di possedere i flussi bioenergetici a fini terapeutici, rischierà di complicare la vita ai pranoterapeuti e di diventare un vicolo cieco per loro. L’idea in sé è giusta, ma bisognerà evitare che le condizioni poste siano eccessivamente restrittive o fondate su verifiche di ordine strumentale. Detto ciò, incrociamo le dita, perché non è detto che questa parte della legge giunga in porto, stanti alcune voci che sono circolate recentemente.
D. Nei nuovi scenari - che la legge andrà a prefigurare – quali saranno le strategie della SIPRA e dell’Accademia per la Riprogrammazione? Come si prepara a ribadire un ruolo di primo piano nel settore delle medicine non convenzionali ?
R. Noi abbiamo sempre sottolineato l’importanza delle terapie non convenzionali come fattore di salute nella società civile del nostro Paese e questo continueremo a fare. Anzi, da molto tempo abbiamo collegato l’uso di queste terapie con il benessere psicologico, in molto particolare riguardo alla naturopatia ed alla pranoterapia. Ne fa fede il dossier che abbiamo inviato a tutti i componenti della Commissione Affari Sociali della Camera, che perora un allargamento delle medicine non convenzionali agli psicoterapeuti, per quanto è pertinente la loro professione.
La Società Italiana di Pranoterapia Psicosomatica ha, in questo momento, un compito importante, che è quello di collegarsi con le altre Associazioni allo scopo di vegliare perché la pranoterapia non venga emarginata nelle discussioni della Camera. Detto ciò continueremo a batterci per una concezione altamente professionale della pranoterapia stessa.
Grazia Di Michele inizia la carriera nel 1980 al Folk Studio di Roma ed incide il primo album, "Cliché" definito coraggioso ed insolito dagli appassionati della giovane canzone d'autore. Ci vorranno circa cinque anni perché quel disco d'esordio abbia un seguito. Nel 1984 incide "Ragiona col cuore" dove torna sulle tracce della musica e dei temi preferiti scandagliando l’universo femminile. In queste prove è aiutata da sua sorella Joanna che collabora alla stesura dei testi. In quegli stessi anni Grazia realizza programmi musicali per la RAI e gestisce un locale a Roma, il Johann Sebastian Bar, che diventa un punto d'incontro per i musicisti romani. Nel 1986 Grazia entra alla WEA e ha modo di dimostrare la raggiunta maturità artistica incidendo "Le ragazze di Gauguin", album con il quale vince la "Vela d'argento" e che prosegue quel discorso di canzone d'autore al femminile che caratterizza tuttora la sua produzione. Segue nel 1988 l'album "L'amore è un pericolo", una variegata riflessione sull’amore in cui momenti di gioia si alternano a considerazioni malinconiche. Nel 1990 con “Io e mio padre” partecipa al Festival di Sanremo e parallelamente prepara un nuovo album che viene pubblicato subito dopo: è una "Raccolta" che contiene due brani nuovi e fa il punto della sua produzione, presentata in versione completamente rinnovata. Nel 1991 Grazia Di Michele si presenta nuovamente al Festival di Sanremo con un brano intitolato “Se io fossi un uomo”, portato in classifica in tutto il mondo da Randy Crawford con il titolo "If I were in your shoes" che è stato anche registrato in duetto. L'album in cui è presente il pezzo è "Grazia Di Michele" che esce nello stesso anno. Ancora una partecipazione al Festival di Sanremo nel 1993, questa volta in coppia con Rossana Casale, con la canzone “Gli amori diversi”. Dalla collaborazione con Rossana Casale, che frutta loro il terzo posto al Festival, nasce anche l'album "Alba argentina", al quale Grazia partecipa con la scrittura di diversi brani. "Confini" viene pubblicato subito dopo, contestualmente ad un home-video contenente tutti i video realizzati fino ad allora. Nel 1995 un nuovo contratto con la SONY porta alla realizzazione di "Rudji", album con il quale Grazia ritorna in sala dopo due anni di assenza durante i quali si è dedicata al mestiere di mamma, non tralasciando comunque la consueta attività concertistica. Anche questo album, come i precedenti, è prodotto da Lucio Fabbri e si caratterizza per una forte impronta etnica. Alla fine del 2001 esce un nuovo album dal titolo "Naturale". Contemporaneamente all’attività musicale Grazia Di Michele sta completando un corso di formazione in musicoterapia per dare una veste professionale all'attività di impegno sociale, rivolta ai bambini ed ai disabili, che ha portato avanti in questi ultimi anni.
L’attività di integrazione sociale e di promozione umana – che Grazia Di Michele svolge con sensibile discrezione, lontana dai riflettori dello starsystem - ha polarizzato la nostra attenzione. Grazia ci accoglie disponibile e solare. Lo sguardo intenso e penetrante che esplora, intuisce, interroga, cerca assonanze. Si stempera in un sorriso genuino. Ha scelto di aprirsi senza condizioni. Istintivamente come le sue canzoni.
D. Quali sono le coincidenze che ti hanno condotta alla musicoterapia ?
R. Ho sempre avuto il desiderio di occuparmi dei disabili e di lavorare nelle aree del disagio che conoscevo grazie a mia sorella che è Direttore Sanitario del Don Guanella. Mia sorella spesso mi invitava a suonare la chitarra per intrattenere i ragazzi del Don Guanella che hanno un grande amore per la musica. Ho cominciato così pur non conoscendo assolutamente quella realtà se non attraverso ciò che mi raccontava ogni tanto mia sorella. Da lì è cominciata la volontà di interagire con questo ambiente in maniera più corretta non solo attraverso la mia musica, ma cercando di capire quali fossero le potenzialità della musica in generale. Cominciai a documentarmi sulle scuole di formazione dei musicoterapeuti perché avevo sentito parlare della musicoterapia. Ho cominciato a leggere i testi del professore argentino Rolando Benenzon che è uno dei più importanti promotori della musicoterapia. Ho sentito prima di aver capito che quella era la strada giusta e mi sono iscritta alla scuola Glass Harmonica. A conclusione dei quattro anni di corso dovrò discutere a giugno la tesi che mi abiliterà a lavorare con i disabili in maniera completamente diversa, cioè usando le metodologie acquisite come strumento per interagire con le persone disabili. Pertanto la coincidenza è stata il mio grande amore per la musica ed il bisogno di rendermi utile nei confronti del prossimo.
D. Quali sono le motivazioni che hai trovato nella musicoterapia e che ti hanno convinta ad andare avanti ?
R. Il mio bisogno di star bene con me stessa e, nello stesso tempo, di procurare benessere agli altri. In questi quattro anni di corso ho effettuato un periodo di tirocinio presso: il Reparto Psichiatrico del Forlanini, il Reparto Rianimazione del Santo Spirito, l’Associazione Anni Verdi che si occupa da anni di disabili a Tor Bella Monaca ed a Torrevecchia dove ha un’altra sede, l’Istituto Superiore “Mattei” di Cerveteri. Queste esperienze mi hanno consentito di acquisire le tecniche per affrontare le diverse problematiche: l’autistico reagisce in un modo, il comatoso ha altri tipi di reazione, ecc. Poiché sono una convinta cartesiana ho voluto sperimentare gli effetti tangibili della musicoterapia in un contesto non verbale. Infatti nella musicoterapia è il suono che interagisce con coloro che hanno difficoltà a comunicare verbalmente. Inoltre gli effetti della terapia non sono immediatamente riscontrabili in quanto è un lavoro lento ed empatico. Quando ho verificato che il paziente cominciava ad aprirsi, mi sono convinta dell’efficacia del metodo terapeutico. Solo allora ho capito che quella era la mia strada.
D. Hai fatto scelte coraggiose come quella di dare uno stop alla tua carriera nel momento forse più promettente. Hai dato la priorità al ruolo di madre per poi riprendere nel momento che hai ritenuto tuo figlio Emanuele fosse in grado di condividere con te i tuoi ritmi lavorativi. Hai sempre portato avanti consapevolmente tutti i tuoi ruoli. Quale messaggio daresti a coloro che hanno sostituito il valore della propria individualità con il valore sociale e finanziario ?
Quando ho deciso di dedicarmi completamente a mio figlio l’ho fatto prima di tutto perché avevo interiorizzato la mia esperienza di figlia. Mia madre è stata una grande chioccia per me e per i miei tre fratelli e quindi mi ha trasmesso questo senso di protezione e di tenerezza. Mia madre era una presenza continua in quanto non lavorava. Inoltre vedevo troppo spesso alcune mamme che crescevano i figli nei camerini (perfino alle due del mattino in occasione dei festivals) e queste scene mi hanno sempre impressionata a tal punto che pensavo non fosse giusto per i bambini condividere fino a quel punto la vita dei genitori. Pertanto mi sono sempre detta “se avrò un figlio non mi comporterò così”. Quando ho scoperto di essere in attesa di mio figlio si era aperta una situazione favorevole per me e Rossana Casale. Allora ho preso la mia decisione di sospendere. Portai a termine solo alcuni impegni che non mettevano a repentaglio né la mia salute, né quella di Emanuele. Quando mio figlio è nato portai avanti tutti quegli aspetti della mia carriera che non mi allontanavano troppo da casa. Infatti ho cominciato a scrivere testi per altri: Tosca, Ornella Vanoni, ecc. Questo tipo di impegno mi consentiva di lavorare molto a casa.
Ritieni che sacrificare tutto alla propria carriera sia un modo di allontanarsi da sé stessi e da tutte le responsabilità sociali e familiari che ci competono ?
R. Non c’è dubbio. Anche perché è difficile mettere a tacere quelli che sono i nostri bisogni primari. Vedo tante madri che vanno a lavorare e lasciano i bambini a soli pochi mesi. Spesso è un percorso obbligato ma quello che mi ha fatto riflettere è il loro senso di colpa che le accompagna. Io personalmente ho scelto di fare un tipo di lavoro vicino ai miei bisogni (perché per me fare musica è sempre quello che ho desiderato e che mi fa stare bene) trovando un giusto equilibrio con le esigenze familiari.
Le scelte che hai fatto fino ad oggi fanno parte di un tuo percorso evolutivo ? Hai messo in atto un processo di trasformazione che ha modificato sostanzialmente il tuo approccio con la musica ?
Prima di iniziare questo lavoro lavoravo in RAI ai programmi radiofonici come disk-jockey ed ero convinta che il mio lavoro fosse la radio. Successivamente sono entrata in una struttura discografica dove ho cominciato a lavorare non sempre in funzione di quello che sentivo, ma in relazione a quello che poteva funzionare e garantire alla casa discografica un buon investimento. Ho quindi rischiato in quella situazione di non rispettare più la mia voglia di esprimermi attraverso la musica mentre in realtà assecondavo quello che gli altri si aspettavano da me. Però devo dire che questa fase è durata pochissimo perché mi sono riappropriata di questa creatività e mi sono detta “io faccio questo e se trovo qualcuno interessato bene, altrimenti rimango sulla mia posizione”. Secondo questo principio ho portato al Festival di Sanremo “Io e mio padre” canzone senza ritornelli che rifletteva il rapporto conflittuale tra me e mio padre. Era come aver trovato un compromesso con me stessa: partecipo a Sanremo ma con un brano che io sento perché è la mia storia. Tutte le cose che ho fatto le ho fatte sentendole con partecipazione vera.
La società ci costringe giovanissimi a scegliere una meta. E’ difficile scegliere a 18 – 20 anni quando molteplici potenzialità cominciano appena a delinearsi. Il sistema insegna ad acquisire meriti, non il modo per giungere alla realizzazione interiore. A tale proposito qual’è il tuo messaggio ai giovani ?
R. Io partirei dall’acquisizione della consapevolezza delle proprie possibilità e potenzialità e dei propri limiti. Mi impegnerei molto nella ricerca dei percorsi da seguire. Qualsiasi scelta deve essere in sintonia con la propria interiorità evitando di farsi deviare da messaggi che inducono ad un’adesione passiva al sistema o ad ideologie che non ci rappresentano. Forse il mio messaggio primario è proprio quello di ascoltarsi, aprire i sensi a tutto quello che c’è fuori, acquisire un grande senso critico, non dare per scontata qualunque verità, imparare a discernere, ad essere rigorosi e coerenti con i propri desideri.
Il tuo impegno sociale in qualità di musicoterapeuta riesce a convivere con quello di cantante ?
R. Sì in quanto le due realtà si integrano. Infatti nella musicoterapia porto molto della mia creatività. Per esempio con un paziente ho fatto un lavoro particolare: abbiamo scritto insieme le nostre storie. Questo mio aspetto creativo si esprime quando prendo una chitarra per comporre una storia, quando mi rapporto con i pazienti aprendo, nello stesso tempo, un canale di comunicazione con loro. Queste esperienze mi hanno fatto diventare più rigorosa in quanto la musica assume una valenza oserei dire magica. Oggi non mi sentirei più di fare un programma televisivo in playback e le canzoni che scrivo si avvicinano molto di più alle tematiche di cui oggi mi occupo. Infatti i testi cominciano a rispecchiare questi miei nuovi interessi.
D. Quali sono i tuoi progetti per il futuro ?
R. Ho iniziato ad interessarmi di sonorizzazione degli ambienti. Sto collaborando al progetto dell’architetto Massimiliano Fuksas che intende realizzare a Brescia la “Galleria della Musica”. E’ una struttura di circa un chilometro che collegherà la parte vecchia a quella nuova della città. Io curerò la sonorizzazione della galleria. Intendo comporre una musica non invasiva, ma dolce e rassicurante che aiuti a compiere il tragitto all’interno della galleria. e le canzoni che scrivo molto di più si avvicinano alle tematiche di cui oggi mi occupo. fatto diventare più rigorosa in quanto
Il progetto si ispira agli studi più avanzati che dedicano una particolare attenzione alla vivibilità dell’habitat per migliorare la qualità della vita. Questi studi evidenziano, per esempio, una molteplicità di problemi ambientali negli ospedali: luci, architettura, arredamento, musica, colori disarmonici. Occorre cercare di armonizzare gli ambienti in cui si vive lavorando, per quanto mi riguarda, nell’acustica e nella sonorità. La diffusione di musica mirata negli ospedali andrebbe ad interagire positivamente con lo stato psico-fisico dei degenti.
Questa estate effettuerò una tournée con Toquino, noto percussionista brasiliano. Una parte della tournée da sola ed una parte con Toquino. Il 13 giugno uscirà un libro (una monografia su di me) con annesso un CD. Farò la presentazione del libro con un’esibizione dal vivo. A giugno ho la tesi di musicoterapia sugli ambienti sonori. Alla fine della tournée vorrei cominciare a lavorare con la musicoterapia in un centro dove porterò un mio progetto a favore dei disabili.
con il suo arguto umorismo ha riconquistato il piccolo schermo interpretando il maresciallo Capello nella fiction “Carabinieri” su Canale 5. Nelle prime puntate della nuova serie si registra un considerevole share di gradimento. Gli ingredienti del successo sono una calibrata miscelazione di umorismo, sentimento, suspense ed i personaggi impegnati in una quotidianità che suscita atteggiamenti di identificazione e di proiezione.
Tracciamo un breve profilo dei suoi esordi. Inizia la sua carriera in Sicilia, ma viene utilizzato soltanto in ruoli drammatici. Trasferitosi a Roma, scopre anche una vena comica. Nel 1965 ottiene un clamoroso successo in teatro dove si esibisce come showman per quattro anni consecutivi. Nei 1968 lo scrittura la televisione e raggiunge la popolarità
Debutta in teatro al "Piccolo di Palermo" il 16 marzo 1957 ne' "Il GIOCO DELLE PARTI" di Luigi Pirandello. Vi lavora sino al 1961. Interpreta anche ruoli di protagonista, ma Palermo è lontana dall'attenzione di critici ed osservatori che contino. Caruso non ha la misura di sè stesso. La cerca altrove. Dopo una parentesi a Roma - 1962 Compagnia Emma Gramatica, un piccolo ruolo ne' "I SEI PERSONAGGI IN CERCA D'AUTORE" di Luigi Pirandello, Caruso viene scritturato dal Teatro Stabile di Catania. Anche lì, comunque, benché utilizzato in ruoli primari, protagonista de' "L'IMBECILLE" di Pirandello, non succede nulla, per le stesse ragioni che segnarono i suoi inizi a Palermo. Ma impara e affina il mestiere.
Nel 1965 decide di trasferirsi a Roma. Senza mezzi, senza molte conoscenze, fa la fame (o meglio 'continua' a farla). Sino a quando ingaggiato per uno spettacolo, "Il VENDITORE DI ECHI" di Dino Gaetani nel quale interpreta tredici ruoli diversi, viene notato da Luciano Cirri, giornalista de "IL BORGHESE" che lo chiama al Bagaglino, allora al suo nascere. E' il successo.
Nel 1968 Remigio Paone lo porta a Milano, al Teatro Nuovo". Il successo si ripete. Quello stesso anno, arriva la televisione che con "CHE DOMENICA AMICI" di Castellano e Pipolo gli dà la popolarità. Pino Caruso ha firmato anche un paio di regie teatrali, una di cinema "SEDOTTO E ABBANDONATO" (1977), di cui è anche autore oltre che interprete; e una per la televisione sul caso Tortora: "LEI E' COLPEVOLE SI FIDI" (1983/84).
Partecipa al film, nel ruolo di sè stesso, anche Giuseppe Marrazzo, prestigioso giornalista Rai. E, sempre interpretando sè stessi, Gigi Proietti, Renzo Arbore, Enrico Montesano, Oreste Lionello, Jacques Sernas. Come attore Caruso ha al suo attivo ventisei film per il cinema di cui tre di produzione francese e girati in Francia: 1970 "LA MAIN" di Henri Laeser (ruolo di rilievo), 1970 "LE MUR DE L'ATLANTIC" con Bourvil regia Marcel Camus, "1974 "DUPONT LA JOIE" (ruolo di rilievo) con Isabelle Huppert, regia Yves Boisset.
PINO CARUSO VEGETARIANO E DIFENSORE DELL’ETICA ANIMALISTA. Incontriamo l’attore siciliano a Roma presso il Centro di Cultura Indologica Bibliothè in occasione della conferenza sul tema “Esperienze di vita vegetariana”, organizzata da Franco Libero Manco dell’Associazione Vegetariana Animalista “Armando d’Elia”:
D. Come nasce la scelta vegetariana ?
R. Da piccolo non mangiavo carne a causa delle condizioni economiche della mia famiglia. Inoltre fui traumatizzato dall’uccisione di un gallo cui ero molto affezionato. Mi capitò di assistere anche allo sgozzamento di agnelli. A quell’età un gallo o un agnello erano compagni di giochi. Da allora mi sono sempre rifiutato di mangiare un altro essere vivente ed ho acquisito la consapevolezza che si tratta di creature che subiscono la prepotenza dell’uomo. Io sono convinto che ci vorrà del tempo come altre conquiste di civiltà. Si arriverà a non mangiare carne anche se enormi interessi economici affermano che la carne è indispensabile all’alimentazione dell’uomo.
D. C’è anche una motivazione salutista ?
R. Certamente perché mangiare carne fa male. E’ una cultura sbagliata basata sul profitto e sul cannibalismo. Atavici convincimenti sono radicati ancora oggi. Come un tempo le popolazioni tribali si cibavano della carne del nemico ucciso in battaglia per assimilarne il coraggio, così ancora oggi si mangia la carne degli animali per assimilarne la forza. Infatti è un luogo comune considerare forte il bue che invece trae la sua vigoria fisica da un’alimentazione esclusivamente erbivora. Io non ho mai mangiato nella mia vita né carne, né derivati. Forse è una coincidenza fortuita ma non ho mai sofferto di gastriti, di ulcere o di altri disturbi allo stomaco. La dieta vegetariana non mi darà l’immortalità ma certamente mangiare carne fa malissimo. Esiste molta disinformazione sull’argomento. Occorre documentare l’opinione pubblica anche con il sostegno di testimonianze scientifiche. E’ un percorso lento, tuttavia sono fiducioso perché dalle grandi aree di sensibilità sociale emerge una nuova consapevolezza.
A conclusione della conferenza è stato presentato il volume di narrativa “Il venditore di racconti” di cui è autore Pino Caruso. Il venditore di racconti è, senza alcun dubbio, il risultato più convincente finora raggiunto da Pino Caruso come narratore. Narratore di cose viste, di incontri memorabili, di storie vere rievocate, di esperienze personali vissute e sofferte. Il tutto trasfigurato dalla fantasia e dallo stile di uno scrittore ormai maturo che si colloca senza sfigurare nel filone Pirandello-Brancati-Sciascia-Camilleri, passando con disinvoltura dal bozzetto di colore alla trama poliziesca, dal ricordo d'infanzia all'esperienza paranormale, dalle allucinazioni suscitate dalla fame ai fantasmi dell'eros. Senza rinunciare alla sua tipica, sottile ironia. Perché l'umorismo, secondo Pino Caruso, è l'unica cosa seria della vita ed è, anche, il segno più alto della civiltà di un popolo: «Chi non sa ridere, non è una persona seria». Come scrittore ha pubblicato “L'uomo comune” (1985, Palma d'oro al Festival dell'umorismo di Bordighera), “I delitti di via della Loggia” (1991), “La Sicilia vista da me” (1998) ed “Un comico urgente a via Cavour” (1998).
Articolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera” del 6 maggio 2003
INTERVISTA A SWAMI KRIYANANDA DISCEPOLO DEL MAESTRO INDIANO PARAMHANSA YOGANANDA
Per meglio approfondire queste tematiche abbiamo avuto il privilegio di incontrare, presso la comunità di Ananda ad Assisi, l’ insegnante spirituale, scrittore e compositore di fama internazionale, Swami Kriyananda (J. Donald Walters) conosciuto come uomo di profonda visione e di solido pragmatismo. Nato in Romania da genitori americani, ha compiuto i suoi studi dapprima in Svizzera e in Inghilterra e successivamente in America, al Haverford College e alla Brown University. Divenuto discepolo nel 1948 del grande maestro indiano Paramhansa Yogananda, autore di “Autobiografia di uno Yogi”, Swami Kriyananda ha diffuso in tutto il mondo gli insegnamenti di Yogananda della realizzazione del Sé, mostrandone l’applicazione in ogni ambito dell’esistenza quotidiana: gli affari, irapporti con gli altri, il matrimonio, l’arte, l’educazione, la vita comunitaria, ecc. Su questi argomenti, Kriyananda ha scritto inoltre più di ottanta libri, pubblicati in ventisei lingue in novanta Paesi. Ha composto inoltre più di quattrocento brani musicali, per ispirare negli altri una visione elevata dell’esistenza. L’opera più importante della sua vita è stata la realizzazione del sogno di Yogananda di creare «comunità di fratellanza mondiale». Le comunità Ananda, veri e propri laboratori viventi, accolgono oggi in tutto il mondo oltre mille residenti, animati dal desiderio di una «vita semplice con alti deali». Di questo ideale comunitario, Kriyananda dice: «La sfida è diabbracciare un nuovo stile di vita, uno stile non facile sotto molti aspetti, ma che merita infinitamente gli sforzi fatti per conseguirlo. Quando infatti mi trovo sulla terra di Ananda e mi guardo intorno, spesso penso, così come tanti altri membri di questa comunità: “Se solo la gente conoscesse tutto questo: sarebbe il solo modo in cui vorrebbe vivere!”» (daCittà di Luce). Kriyananda vive per molti mesi all’anno nella comunità Ananda nei pressi diAssisi, dove condivide con ospiti e residenti le sue esperienze di oltre cinquant’anni di vita sul sentiero spirituale. È l’unico discepolo diretto di Yogananda che vive ed insegna in Europa. Incontriamo Swami Kriyananda presso la comunità il giorno di Pasqua.
D. L’uomo da sempre identifica la spiritualità nel dogmatismo religioso. Non pensa che questo sia un impedimento alla ricerca spirituale ?
R. Ho trattato questo argomento in un capitolo del nuovo libro che sto ultimando. Sono due realtà diverse. La religione formale è un ramo della società civile come gli affari, la politica e l’arte. Quasi un contratto fra l’uomo e Dio. Invece la spiritualità è un processo molto personale. Non dipende dalla società, ma dalla sincerità dell’individuo. La religione è una prerogativa dei preti. La spiritualità è un percorso individuale.
D. L’acquisizione di una coscienza cosmica prevede la conoscenza di sè stessi, l’accettazione di sè stessi e quindi l’amore per sè stessi ?
R. La conoscenza non è conoscere sè stessi come persona. E’ conoscere la divinità che è dentro di noi. L’universo è stato creato da Dio attraverso la sua coscienza. Quindi noi facciamo parte della sua coscienza. E’ un sogno suo e noi facciamo parte di quel sogno. La conoscenza di sè non è cosa da poco. Noi facciamo parte di una realtà vasta. La conoscenza di sè significa riconoscersi nell’Uno.
D. Non crede che anche le religioni – come la politica, la scuola, le leggi – debbano rivedere alcuni criteri per adattarli all’uomo di oggi intellettualmente più sviluppato ?
R. E’ importante capire il concetto di religione. La religione è il mezzo attraverso il quale l’uomo cerca di ricongiungersi a Dio. Invece la religione formale è un contratto tra l’umanità e Dio. La verità di Dio è universale. Questa verità si trova in tutte le religioni e non in una in particolare. La religione ha solo un preciso scopo: di alzare la mente, l’energia, la coscienza per divenire più consapevoli della realtà di Dio. Sicuramente non è una realtà che si può imparare al catechismo, ma è un risveglio interiore che si può conseguire ovunque. Ci sono pochissime persone di ogni credo che abbiano compreso realmente il vero significato della religione: vanno in chiesa, accettano certi principi, ma non li comprendono. I santi sono gli unici custodi della religione e li ritroviamo in tutte le confessioni. Nel periodo in cui vissi in India un prete mi chiese cosa intendessi con il termine “santo”. Risposi che mi riferivo al sanscrito “santa” da cui deriva la parola “santo” e spiegai che si riferiva alla stessa verità. Pertanto la santità e l’umiltà non appartengono solo alla tradizione cristiana. La verità religiosa fa riferimento solamente a questi principi che sono universali.
D. Nel libro “Il Sentiero” lei descrive un sogno del Maestro Paramahansa Yogananda: le colonie di fratellanza mondiale. Ritiene che questo progetto possa realizzare una cooperazione fra i popoli superando barriere ideologiche e razziali ?
R. Certamente. Gli uomini e le donne che sono qui oggi appartengono a diverse nazionalità. Nel mio libro “Speranza per un mondo migliore” faccio riferimento a quei paesi in cui false ideologie sono state imposte con la violenza. Sono convinto che mettere in pratica sani principi sia l’unico mezzo per cambiare se stessi e gli altri. Pertanto l’esempio di una comunità come Ananda può indurre molti uomini a migliorare la qualità della propria esistenza. Solo così si trasforma positivamente una società. Questa comunità rappresenta la realizzazione del sogno di Yogananda.
D. Ananda Assisi, sorta sulla terra di San Francesco, è un luminoso ponte spirituale fra l’Occidente e l’Oriente. Ma i fondamentalismi religiosi sembrano allontanare l’utopia di una spiritualità universale. Lei pensa che questo medioevo catartico sia un percorso obbligato per giungere ad un rinascimento etico dell’uomo ?
R. Il mondo è in continua trasformazione. La violenza nasce dal conflitto di due energie che sono presenti nell’uomo: una orientata al cambiamento e l’altra all’immobilismo. Io penso che il mondo sia attraversato da nuovi flussi energetici che contribuiscono ad aprire la mente dell’uomo. Un secolo fa l’umanità ignorava che la materia fosse soltanto energia come un tempo non si aveva consapevolezza che la terra fosse rotonda. Mi ricordo di aver attraversato più volte l’oceano da bambino. Osservavo con stupore le navi che apparivano all’orizzonte divenendo progressivamente più grandi. All’inizio vedevo l’albero maestro e mio padre mi spiegava che quel fenomeno era determinato dalla rotondità della terra. In epoche precedenti molti uomini si erano posti le stesse domande e questo perché le loro menti non erano sufficientemente aperte per comprendere. Ora tutti sono in grado di comprendere quel fenomeno. Questo piccolo esempio dimostra come il mondo sia attraversato da un nuovo raggio di consapevolezza. E’ mia convinzione che il cambiamento dell’umanità non sia determinato dalle accresciute possibilità di comunicare e di viaggiare, bensì da una profonda evoluzione verificatasi nella mente dell’uomo. La reazione dell’umanità contro la guerra in Iraq è il segno inequivocabile di una responsabile presa di coscienza. Io credo che il mondo si stia avviando verso una nuova era. La scoperta che la materia è energia ha segnato l’inizio di una nuova era accelerando i ritmi della conoscenza. Credo fermamente che il mondo sia ormai proteso verso un’era di pace e di fratellanza.
D. Oggi i media trasmettono ai giovani messaggi discutibili, spesso privi di valori. Se lei avesse una platea di giovani quale potrebbe essere il suo messaggio ?
R. Ho scritto il libro “Educazione per la vita”. Ritengo sia molto importante ed è questo il mio messaggio. Una scrittrice inglese – che effettuava uno studio sulle antiche metodologie educative in India, Egitto, Grecia, Italia, ecc. (con approfondimento sulle più recenti teorie di Montessori e Steiner) – ha riconosciuto le valenze del mio libro integrando la ricerca con tre capitoli fra i più significativi.
D. “Educazione per la vita” intende essere un saggio pedagogico ?
R. Assolutamente no. E’ mia convinzione che gli studi universitari non aprano le porte alla verità ed alla saggezza. Infatti dopo quasi quattro anni (a sei mesi dal completamento degli studi) ho abbandonato l’università iniziando finalmente un proficuo percorso di educazione e di formazione.
Sabrina Parsi
Articolo pubblicato sul quotidiano “Italia Sera”
del 14 ottobre 2003
INTERVISTA ALLA SCRITTRICE AMERICANA CAROL ADRIENNE
Nota in tutto il mondo quale coautrice (insieme
a James Redfield) del best-seller “Guida alla
profezia di Celestino” e celebre esponente
del movimento per la trasformazione individuale.
Carol Adrienne è scrittrice e conferenziera di fama internazionale. La sua attività è finalizzata a promuovere un percorso evolutivo attraverso l’integrazione individuale mente – corpo – spirito. Tra i suoi successi editoriali (tradotti in oltre quindici lingue) i recenti “Lo scopo della tua vita” e “Manuale completo di numerologia”. Con James Redfield ha scritto “Guida alla profezia di Celestino” e “Guida alla decima illuminazione”.
Carol Adrienne è in Italia. Ha partecipato ai lavori del 24° Incontro Internazionale di Astra “Verso la Nuova Era: segni e simboli del passaggio epocale”. Nei giorni 18 e 19 ottobre sarà a Poggibonsi (Siena) dove presenterà la sua nuova produzione editoriale “Il successo della tua vita” e condurrà il seminario sul tema “Usare l’intuizione per trovare ed adempiere lo scopo della tua vita”.
Il seminario - organizzato da Giulia Amici presso lo Spazio Biosfera Centro Benessere in Via Salceto n. 85/A - punta le lente di ingrandimento su varie tematiche che vengono anticipate da Carol Adrienne nel corso dell’intervista che ha concesso ad “Italia Sera”.
D. Ho letto che tra i tuoi interessi c’è la numerologia. Anche i numeri
sono un’ emanazione divina: appartengono al piano spirituale e rispon-
dono alle leggi di costruzione e di evoluzione. Consideri la numero-
logia una chiave per accedere ad una nuova coscienza planetaria ?
R. La numerologia è uno strumento che aiuta le persone a scoprire la propria natura spirituale e di conseguenza dà loro più fiducia in se stesse. Quando una persona si sente più sicura, le è più facile usare liberamente i propri talenti e ascoltare la propria intuizione. La numerologia ci offre un modo semplice di armonizzare le nostre decisioni con il flusso naturale del nostro destino e dell’energia cosmica.
D. L’uomo è prigioniero della polarità. La sua coscienza divide la realtà in coppie di opposti: rispetto ai numeri ha separato l’aspetto quantitativo (perseguito dai matematici) dall’aspetto qualitativo (perseguito dai centri iniziatici dell’antichità). Non pensi che l’integrazione di questi due aspetti della stessa realtà possa rappresentare il salto evolutivo dell’essere umano e del pianeta?
R. Studiare una scienza occulta come la numerologia o l’astrologia ci offre l’opportunità di applicare il nostro intuito in modo estremamente pratico. I numeri ci sono assai utili per dare un ordinamento alla nostra esperienza del mondo sia per quanto riguarda l’aspetto quantitativo, sia per l’aspetto simbolico ed esoterico. Il linguaggio dei numeri è uno dei mezzi che ci aiutano ad individuare il nostro posto nel mondo. Inoltre il naturale interesse che risveglia nella gente ci rivela il profondo potere di attrazione dei numeri, che si esercita anche su chi ne subisce il fascino pur non conoscendo le meccaniche di azione della numerologia. Questo ci mostra che la scienza dei numeri si basa su una realtà profondamente radicata nell’inconscio di tutti.
D. Quali motivazioni sono alla base del successo dei libri “La Profezia di Celestino” di James Redfield e “Guida alla Profezia di Celestino” di cui sei coautrice ? La profondità dei contenuti ? Lo stile che ha reso possibile lo scambio sinergico tra gli autori ed i lettori ? Forse l’essere umano è pronto ad accogliere nuove informazioni e realizzare il salto qualitativo cui è soggetto l’intero universo ? O per l’effetto della sincronicità fra tutte queste componenti?
R. Sì, come tu stessa suggerisci nella tua domanda, il successo di libri come “La profezia di Celestino” e “Guida alla profezia di Celestino” nasce da una riuscitissima combinazione tra i contenuti espressi e lo stile con cui sono presentati, che è di facile lettura e fortemente comunicativo. La gente ama in questi libri il senso di avventura, di mistero ed il fatto di scoprire sempre qualcosa di nuovo. Per quanto riguarda i contenuti, molti lettori mi hanno detto che hanno avuto l’impressione di sapere già queste cose, almeno in parte “le coincidenze, l’energia”. Le sapevano già e quindi le hanno riconosciute come “vere”, anche se prima non avevano il modo di mettere tutto insieme in una vera e propria filosofia, come invece ha fatto James Redfield. Per altri lettori, invece, si è trattato di argomenti completamente nuovi, per la prima volta hanno sentito parlare di sincronicità ed hanno apprezzato l’argomento. Questo perché l’esperienza della sincronicità è molto potente anche se uno non sa che cosa significhi. Ne “La Profezia di Celestino” viene presentata l’idea di sentire e vedere l’energia e di seguire la sincronicità come un vero e proprio modo nuovo di vivere la propria vita.
D. Puoi spiegare ai lettori con lo stile che ti contraddistingue
che cos’è la sincronicità e quando si verifica ?
R. La sincronicità è un’esperienza di ciò che a volte chiamiamo “coincidenza”, ma mentre quest’ultima per definizione è del tutto casuale, la sincronicità implica un verificarsi di eventi o di incontri che hanno un valore significativo per entrambi
gli interessati. Inoltre il messaggio della sincronicità è quello che fornisce
un’informazione importante nel momento in cui si è resa necessaria. Per esempio, una donna di mia conoscenza voleva imparare ad usare un sistema audio-video per la sua attività di conferenziera. Stava per l’appunto andando in aereo a tenere un discorso in pubblico, quando scoprì che l’uomo che era seduto vicino a lei era anche lui un conferenziere e aveva con sé un equipaggiamento completo audio-video. Così, approfittando di quelle ore vuote che entrambi dovevano passare in aereo, poté fare un corso completo e gratuito sull’uso dell’apparecchiatura audio-video che desiderava acquistare. Le sincronicità si presentano più frequentemente quando abbiamo una domanda o una richiesta precisa riguardo alla nostra vita. Se per esempio state cercando una nuova casa o un posto in cui vivere, fate un elenco di tutti i requisiti che secondo voi dovrebbe avere. Il semplice fatto di dedicare un po’ del vostro tempo e della vostra energia a quest’elenco, lo fissa nella vostra mente e fa sì che attraiate proprio quello di cui avete elencato i requisiti.
D. Quale “coincidenza” ti ha condotto alla Profezia di Celestino ?
R. Nella stessa settimana tre persone diverse mi hanno caldamente raccomandato di leggere questo libro. Mi è sembrato un messaggio forte e chiaro, così mi sono messa a leggerlo. Ne fui così entusiasta che cominciai ad introdurre alcuni dei principi che espone nella mia pratica di numerologa con le persone. Come ogni volta che ci si immette nel flusso dell’energia positiva, questo mi ha portato altre opportunità positive. Infatti, parlando qualche tempo dopo con la mia amica Candice - che è anche la mia agente letteraria - del libro e dell’entusiasmo che aveva suscitato in me, fu lei ad avere l’idea di contattare James Redfield. E’ così che mi arrivò la proposta di scrivere insieme a lui “La guida alla profezia di Celestino”.
D. Quali sono i tuoi progetti a breve scadenza, quali sono quelli a lungo termine ? Hai suggerimenti per i lettori su come fissare degli obiettivi ed eventualmente su quali energie interiori fare leva per realizzarli ?
R. Continuerò a viaggiare ed a tenere seminari e workshop negli Stati Uniti e nel mondo. Sto anche scrivendo un nuovo libro sulla sincronicità ed uno su come trovare il partner giusto per le donne sopra i quarant’anni. In Italia sto lavorando con la mia amica Giulia Amici per rendere presto disponibile in internet “La Carta Numerologica della Vita”. Per quanto riguarda la seconda parte della tua domanda, consiglio a chi vuole chiarire quali sono i suoi obiettivi, di rivolgersi al grande potere interiore dell’intuito. E per farlo bisogna rallentare il proprio ritmo di azione ed eliminare il più possibile le distrazioni, interne ed esterne, dalla propria vita. Scrivete una cosa che desiderate si realizzi, poi cominciate con la mente aperta a fare attenzione ai messaggi che portano le persone che incontrate. Appena sentite qualcosa che vi suona interessante, passate all’azione per saperne di più seguendo la traccia, e scoprite che cosa vi risponde l’universo.
- 6 maggio 2003 Swami Kriyananda: autore e compositore di fama inter- nazionale. Ha scritto 83 libri (pubblicati in 27 lingue in 90 Paesi) ed ha composto oltre 400 brani musicali per ispirare una visione elevata dell’esistenza. Divenuto nel 1948 discepolo diretto del maestro indiano Paramhansa Yogananda (autore di libri sulla realizzazione del sé fra cui il celebre “Autobiografia di uno yogi”), diffonde in tutto il mondo un messaggio di profonda spiritualità.
- 13 maggio 2003 Pino Caruso:attore eclettico (teatro, cinema, televisione), animalista e vegetariano. Intervista effettuata a Roma presso il Centro di Cultura Indologica Bibliothè in occasione della conferenza sul tema “Esperienze di vita vegetariana”.
- 1 giugno 2003 Grazia Di Michele: cantante, musicoterapeuta. L’intervista nasce dalla curiosità di conoscere un personaggio dello spettacolo che svolge, con sensibile discrezione, attività di integrazione sociale e di promozione umana in strutture del disagio fisico e psicologico, lontane dai riflettori dello starsystem.
- 24 giugno 2003 Osvaldo Sponzilli: medico, Presidente del Research Insti- tute in Clinical Homeopathy, Acupuncture and Psychotherapy. Responsabile dell’Ambulatorio di Omeopatia, Agopuntura, Riflessoterapie all’Ospedale San Pietro Fatebenefratelli di Roma e promotore del convegno nazionale sulla pediatria multidisciplinare.
- 1 luglio 2003 Mario Papadia: Direttore dei corsi di Counseling e di Na- turopatia dell’Accademia per la Riprogrammazione (APRi), Presidente della Società Italiana Pranoterapia Psicosomatica (SIPRA). Intervistato in quanto ha partecipato alle audizioni della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati nella fase di elaborazione del progetto di legge sulle medicine non convenzionali.
- 8 luglio 2003 Alfredo Di Prinzio: esoterista italo-argentino, esperto di geometria sacra, autore di studi approfonditi sulla simbologia dei “crop circles”. Intervistato in occasione dei “cerchi nel grano” apparsi in un podere di Sabaudia (Latina) e successivamente in un campo di proprietà dei Frati Trappisti in località Tre Fontane a Roma.
- 15 luglio 2003 Vasile Droj: scienziato, universologo e ricercatore transdisciplinare. Autore di numerosi libri: “Il codice di pensiero ancestrale universale”, “I mandala cosmici – Archetipi dinamici”, “La dottrina universologica”, “Capernetica”, ecc. Intervistato per approfondire il tema della “scienza granulare”, anello fra lo stato denso-materiale e lo stato di fluidità.
- 16 settembre 2003 Eaco Cogliani: fisico, matematico, ricercatore. Fon-
datore del “Celestinian Center” e membro dell’Istituto Scienze Noetiche della California. Ha portato in Italia il metodo PTI (Integral Trasformative Practice). Interpreta i nuovi paradigmi sociali e culturali teorizzati dal filosofo Ken Wilber, uno dei più importanti pensatori contemporanei.
- 14 ottobre 2003 Carol Adrienne: scrittrice conosciuta in tutto il mondo quale coautrice, insieme a James Redfield, del best-seller “Guida alla profezia di Celestino”. Autrice di libri sulla numerologia tradotti in varie lingue ed insegnante di seminari a livello internazionale. Negli USA è spesso ospite di trasmissioni televisive che registrano alti indici di share.
- 4 novembre 2003 Paola Harris: giornalista ufologa americana premiata nel 2003 dal CUI (Centro Ufologico Internazionale). Autrice del best-seller “Connecting the dots”. Protagonista di noti talk show negli USA. In Italia ha partecipato a trasmissioni televisive condotte da Maurizio Costanzo, Roberto Giacobbo, Catherine Spaak e Bruno Morici.
- 18 novembre 2003 Errol Weiner: psicologo ed “astrologo dell’anima” che vive nella comunità di Findhorn (Scozia). Conosciuto a livello internazionale come uno dei più avanzati pionieri della scienza spirituale. Ha approfondito gli insegnamenti arcani di Alice Bailey ed ha elaborato enunciazioni psico-spirituali quali “wholistic” (intero olistico) ed “arte di vivere”. Tra i suoi libri più noti “Astrologia transpersonale - Alla ricerca delle finalità dell’anima” e “The astrology and psycology of soul”.
- 17 febbraio 2004 José Arguelles: docente universitario negli USA ed eminente studiosodella civiltà Maya. A quarant’anni di distanza dal suo primo incontro con la matematica del sistema calendrico dei Maya, ha iniziato la decodificazione della profezia finale di Palenque (il telektonon di Pacal Votan). Autore di numerosi libri tra cui il best-seller “Il fattore Maya - La via al di là della tecnologia”.
- 24 febbraio 2004 Francoise Berlette: erede del celebre yogi André Van Lysebeth, uno dei più autorevoli pionieri dello yoga in occidente, autore di moltissimi libri tradotti in quattordici lingue tra cui “Imparo lo yoga”, “Perfeziono lo yoga”, “Pranayama – La dinamica del respiro”, “Tantra”. L’intervista a Francoise è stata effettuata in occasione del quarantennale della prestigiosa rivista “Yoga”, fondata da Van Lysebeth per diffondere una disciplina antichissima nei Paesi europei.
- 16 marzo 2004 Enzo Braschi: attore, scrittore, studioso della spiri- tualità dei nativi americani. Ha pubblicato “Il popolo del grande spirito”, “Sono tra noi”, “Il cerchio senza fine”, “Questa terra è la madre di tutti”, “Vicini alla creazione”, “Il sentiero del cielo”, “Figli del tuono”. E’ stato intervistato a seguito della partecipazione al programma televisivo “Sogni”, condotto da Raffaella Carrà, dove ha presentato un interessante video sullo sciamanesimo.
- 6 aprile 2004 Arie Ben Nun: plurilaureato nato a Bengasi (Libia). Scrittore e conferenziere di fama internazionale, studioso della Cabala e della Ghimatria. Autorevole esponente del “Cheder”, centro di studi biblici di altissimo livello. Docente a Roma dove tiene seminari di approfondimento etico, scientifico e terapeutico sui sistemi ghimatrici. Ha partecipato spesso alla trasmissione televisiva “Maurizio Costanzo Show”.
- 27 luglio 2004 Francesco Di Giuseppe: consulente olistico del be- nessere. Ricercatore transdisciplinare, autore di studi approfonditi sulla simbologia dei “crop circles”. Intervistato al ritorno da una ricognizione scientifica effettuata - in collaborazione con qualificati esperti dell’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma - sui complessi pittogrammi apparsi nel grano a Sabaudia (Latina).
- 26 ottobre 2004 Vittorio Marchi: docente, fisico, ricercatore. Da molti anni ha orientato gli studi e le indagini scientifiche verso una qualità speciale della materia: lo spirito. All’Università di Pisa ha collaborato con un personaggio che ha lungamente frequentato Enrico Fermi. Brillante conferenziere divulga teorie scientifiche, soprattutto di fisica quantistica, con un taglio etico-umanistico e spirituale che polarizza l’attenzione dei media.
- 7 dicembre 2004 Massimo Corbucci: scienziato e ricercatore. Ha scoperto il “vuoto quantomeccanico” attraverso due lavori di fisica nucleare (l’ordine di riempimento dei livelli atomici e la numerazione barionica). Ha dimostrato inconfutabilmente che l’atomo 113 non si può ottenere in quanto “l’atomo ha il limite strutturale a 112”. Oltre ad aver infranto il sogno scientifico del Nobel Mayer-Jensen ha demolito un secolo di fisica nucleare che dava ormai per consolidato il modello dell’atomo di Bohr.
- 21 dicembre 2004 Fabio Alessandri: formatore e conferenziere. Tra- duttore delle opere di Rudolf Steiner diffonde in Italia le teorie dell’antroposofia e della triarticolazione dell’organismo sociale. Intervistato in occasione dei seminari di “ergonomia” che ha tenuto a Roma presso l’Università “La Sapienza” (Facoltà di Scienze della Comunicazione).
- 18 gennaio 2005 Elio Sermoneta: medico e ricercatore. Applica nel-la pratica clinica una metodica di analisi basata sulla percezione e variazione del riflesso muscolare. Ha rilevato l’importanza dell’aspetto psicologico del paziente attraverso la gnatologia (ricostruzione della funzione masticatoria), la patologia disfunzionale dell’articolazione temporo-mandibolare, le metodiche meccanicistiche e strumentali (pantografi, kinesiologia, ecc.).
- 22 marzo 2005 Claudia Benatti: giornalista e scrittrice. Il sistema sanitario, sempre più “invasivo”, soffoca libertà e diritti dell’individuo. Fra le voci qualificate del dissenso la giornalista che rivendica nel suo libro “Sanità obbligata” il diritto all’autodeterminazione. Una scelta terapeutica consapevole è sostenuta anche da Rossana Cecchi, medico legale all’Università “La Sapienza” di Roma e membro dell’associazione “Libera Uscita”.
- 31 maggio 2005 Luca Poma: portavoce della campagna nazionale “Giù le mani dai bambini” che denuncia la somministrazione di psicofarmaci ai minori. La mobilitazione di farmacovigilanza è in sintonia con l’Agenzia Europea per i Medicinali che ha concluso l’indagine sugli psicofarmaci “di nuova generazione” documentando le conseguenze devastanti degli antidepressivi assunti per anni da oltre 30.000 bambini ed adolescenti italiani.
- 21 giugno 2005 Valerio Sgalambro: pedagogista professionale ad indirizzo corporeo. L’IBA (Istituto di Bremologia Applicata) apre un dibattito per integrare le divergenze epistemologiche e le fratture sapienziali. Dal confronto di operatori qualificati devono emergere le nuove frontiere della pedagogia olistica come auspicava il pedagogo bulgaro Omraam Mikhael Aivanhov.